8½, il film di Federico Fellini nell’anniversario dell'uscita

Cinema / Editoriali - 16 February 2018 08:00

Il film vinse l'Oscar nel 1964

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La trama di 8½ di Federico Fellini


8½ è il film di Federico Fellini che usciva in questi giorni nelle sale, il 15 febbraio del 1963.

Guido Contini (Marcello Mastroianni)  si trova in un ingorgo: tenta di uscire dall'auto ma il finestrino è sigillato. Mentre è in cielo una fune che lo strattona alla caviglia e lui precipita sulla spiaggia. 
Dopo questo sogno incontra un critico d’arte alle terme di Chiancano: non si cura dei suoi consigli, Guido è un regista che deve realizzare un nuovo film - orse di fantascienza - dopo il successo del precedente. Ma è in crisi e solo la visone di Claudia (Claudia Cardinale) lo ispira, facendolo anche fuggire dalla quotidianità.

8 e 1/2

Un film da realizzare

Lui è sposato, ma quasi per un un atteggiamento masochista ha un’amante che lo assilla. A Chianciano non è con la moglie Luisa (Anouk Aimée), e l’amante Carla (Sandra Milo) si presenta senza preavviso. In questo harem fittizio, Carla gli parla del marito e di come Guido potrebbe aiutarlo da punto di vista lavorativo, e lui comprende di essere solo al centro di problematiche innescate dalla propria insicurezza. 
Sogna i genitori che lo sgridano, mentre lui li allontana in una tomba; i collaboratori lo assediano sulla sceneggiatura del film dal momento che sono tutti lì in attesa di conoscere la data d’inizio riprese. Mentre è con la moglie al telefono, dice di essere solo lì a Chianciano e la invita a raggiungerlo. Nutre dubbi sul proprio talento, mentre solo la presenza di Claudia riesce a destarlo dal torpore. 

Tutti gli consigliano di chiedere intercessione al Cardinale, anche lui lì alle terme. La frase del Cardinale è lapidaria: "Fuori dalla chiesa non c'è salvezza”. L’amante e la moglie s’incontrano, e lui invece di fare in modo che si schivino sogna che diventino amiche.

Le critiche al film e l'Oscar

Il film di Fellini è il ponte che asseconda le nostre opinioni su noi stessi, tanto che il produttore minaccia di rovinarlo se non effettuerà le riprese. Così come accade nella vita di non voler portare a termine degli impegni che si è presi, e desiderare che per questo diniego non abbia  conseguenze.



Il desiderio di spingersi oltre il lecito è sempre in agguato: durante i provini del film si racconta proprio di una moglie fatta giungere nel luogo di riposo del marito mentre c'è anche l'amante. Luisa li guarda e rimane sconcertata per tanta arroganza del marito. 

Il film al contrario de “La dolce vita” realizzato quattro anni prima venne girato completamente in studio: tale era il desiderio di manipolare i personaggi , che Fellini impose a Sandra Milo ad ingrassare otto chili, Anouk Aimee di calarne altrettanti. Le riprese iniziarono a maggio 1962 e si protrassero per cinque mesi.

Durante le riprese della scena finale, che avrebbe dovuto avvenire in un treno, Fellini scopre che ai vari tavoli si sono sistemati tutti i personaggi, che sono sia quelli della sua vita che del film. Gli sorridono  in maniera benevola, e lui decide di girare uno short di quattro minuti intorno all’astronave, a Ostia da usare come “teaser” del film. Utilizza otto macchine da presa, ma in proiezione la scena è così animata e divertente che Fellini pensa di utilizzarla come finale al posto di quella del treno. 

Alcune critiche furono negative, come quelle di Moravia che definì Fellini un “erotomane, un sadico, un masochista, un mitomane, un pauroso della vita, un nostalgico del seno materno, un buffone, un mistificatore, un imbroglione (…) assomiglia un poco a Leopold Bloom, l’eroe de l’Ulysses di Joyce”.

La stampa mondiale osannò il film, tanto che vinse l’Oscar come miglior film straniero nel 1964.

© Riproduzione riservata





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