Venezia 76, recensione del film J’accuse

Cinema / Recensione - 01 September 2019 13:15

J'accuse è il film in concorso al Festival di Venezia

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Roman Polanski con il film J’accuse presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia ci conduce dentro un affaire politico, che diventa anche umano. Infatti il colonnello Georges Picquart (Jean Dujardin) dopo aver scoperto che il giovane comandante Dreyfus (Louis Garrel) - richiuso nel carcere dell'isola del Diavolo perché accusato di alto tradimento - potrebbe essere innocente, si adopera per scagionarlo. Ciò gli comporta dei rischi, e il suo senso della giustizia prevale sull'omertà delle alte gerarchie dell'esercito che temono uno scandalo. Georges è anche amante di Pauline Monnier (Emmanuelle Seigner) - moglie di un Ministro - e quando anche lui viene arrestato perché accusato di aver diffuso ai giornali notizie coperte dal segreto di stato, la sua vita privata diventa pubblica.

Festival di Venezia 2019 - Film J'accuse di Roman Polanski


Il film è ispirato alla vera storia dello scandalo Dreyfus, che sconvolse l’opinione pubblica dal 1894 al 1906 tanto da far cadere il governo francese. Polanski - con la sceneggiatura tratta dal romanzo di Robert Harris - ha una nuova allure e riesce a restituire la tempestività delle azioni concitate che portarono a far trionfare le ragioni morali su quelle del palazzo, tanto che il momento in cui lo scrittore Emilé Zola si batte per far trionfare i dubbi di coscienza sulle traballanti certezze militari diviene un alto momento di cinema: il romanziere dopo un incontro con Picquart e alcuni ministri decide di pubblicare sul quotidiano L’Aurore i suoi “J’Accuse”, ossia un articolo in cui elenca le accuse di dissimulazione contro i generali e comandanti che camuffarono le prove per far arrestare Dreyfus. Per questo articolo - delle cui conseguenze Zola era a conoscenza - fu condannato per diffamazione, divenendo anche un paladino della libertà d’informazione che infrange i teoremi consolidati.  


  

Il film diviene così anche una difesa delle fragilità civili i cui cocci vanno raccolti pur nell’estremo tentativo di rinsaldarli. E tutto il cast si adopera per questa operazione, anche se spesso gli attori restano immobilizzati nella ricostruzione d’epoca pittoresca.

Un film da vedere, anche perché rende attuale una delle vicende più scandalose della storia politica, e che stranamente è stata portata al cinema in rare occasioni.


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