Venezia 73: recensione del film 'La La Land', dove il sole fa di nuovo capolino

Cinema / Recensione - 02 September 2016 10:45

Al Festival del Cinema di Venezia è stato presentato "La La Land", il nuovo film di Damien Chazelle con Emma Stine e Ryan Gosling.

image
  • CONDIVIDI SU
  • icon
  • icon
  • icon
  • icon
  • icon
  • icon

Nel film "La La Land" Il regista Damien Chazelle conferma la sua preferenza per personaggi tenaci, come il personaggio di Andrew in "Wiplash", testardo nel mostrare al maestro Fletcher la sua abilità da batterista nonostante l'ostracismo. Anche in "La La Land" Mia e Sebastien affrontano queso lotta, esemplificata maggiormente nel personaggio maschile interpretato da Gosling.

"Il sole fa di nuovo capolino", cita la canzone nel prologo del film, con automobilisti bloccati nel traffico e che poi escono dalle vetture per danzare sopra le capote. A ricreare questo aspetto ottimista aiuta la colonna sonora di Justin Hurwitz.

La ricerca di qualcuno della "massa" è il tema ricorrente dalla seconda canzone del film, colui che sia "capace di farti notare", come canta Mia, commessa al bar degli studio Warner Bros. con ambizioni da attrice.

Per Sebastien il momento è più complicato, jazzista raggirato nell'acquisto di un locale e che si considera "una fenice che rinasce dalle proprie ceneri". Nel ristorante in cui suona mette troppo enfasi e a Natale viene licenziato.

I due ballano poi su una collina, davanti ad un tramonto di Los Angeles: dopo aver danzato lei risponde ad una chiamata allo smartphone, ha il fiatone. Dettaglio raro in un musical, in cui i personaggi quando ballano vivono un momento esterno alla narrazione.

"Città di star, è tutto per me questo brillare?" canta Sebastien dopo un appuntamento con Mia. Lei partecipa un provìno che dura pochi secondi, va ad una cena con l'attuale fidanzato ma si annoia, sente una musica che le ricorda Sebastien che sta attendendo davanti ad un cinema. "Scusatemi" dice, si alza e se ne va.

Da qui procede la loro storia, tra ripensamenti e la difficoltà di vivere in una città inebetita dal successo come Los Angeles. La produzione è di Marc Platt, che ha già lavorato a film come "The Girl on the train", "Into the Woods", "Nine", capace quindi di far dialogare l'aspetto romantico del cinema con quello del box Office, grazie all'ingaggio di due degli attori più ricercati di Hollywood.

"La La Land" ripercorre nei suoi movimenti alcuni aspetti del cinema musicale di Hollywood, da "Un americano a Parigi" (1951) a "Chicago" (2002), ma recando corde più narrative che atterrano ne "Il re leone" (1994).

Questi richiami emergono soprattutto dall'aspetto coreografico e scenografico del film, grazie a Mandy Moore e David Wasco. Nei colori e movimenti vividi traspare la possibilità di affrancarsi da una vita grama grazie alla danza e alla fantasia, come a dire che solo con l'immaginazione si può affrontare la difficoltà quotidiana, sia economica che psicologica.

© Riproduzione riservata



Seguici su

  • icon
  • icon
  • icon
  • icon
  • icon
  • icon