Recensione Film Alice e il Sindaco

Cinema / Recensione - 06 February 2020 12:00

Con protagonisti Anaïs Demoustier e Fabrice Luchini

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Alice e il Sindaco, la riflessione sulla politica

Un francesismo che tenta di definire la politica, o almeno parte di essa, come giunta ad un crepuscolare momento storico, sullo sfondo di una vicenda personale dove il primo cittadino tenta di rilanciarsi senza troppo entusiasmo, alla costante ricerca di idee che sfuggono ormai alla esperienza collettiva. L’interrogativo esistenzialismo della classe dirigente del comune di Lione viene riflessivamente contrapposta al soddisfacimento degli interessi individuali e collettivi, elaborando una dignitosa critica al sistema socio-economico, dove la risoluzioni di problemi effettivi viene sacrificata sulla scorta della teorizzazione del fare e del buon governo. O almeno questa è la critica che sembra essere espressa in Alice e il Sindaco.

La trama di Alice e il Sindaco, una storia di amicizia

La regia di Nicolas Pariser esprime una narrazione essenziale, lineare e semplice nella sua evoluzione, con la trama che si concentra sulle esperienze personali dei personaggi, supportata da una sceneggiatura dettagliata. La giovane Alice alla sua prima esperienza lavorativa viene assunta dal Comune di Lione ma non comprende quali siano realmente le sue mansioni, quando chiede spiegazioni al Sindaco l’uomo le rivela che si sente vuoto, senza più idee, e lei dovrà pensare per lui. Una premessa interessante quella da cui la trama parte: affidare alla nuova assunta, con formazione filosofa, il compito di promuovere quelle idee che un uomo ormai privo di entusiasmo e politico navigato non trova più. Tuttavia la scintilla iniziale della trama sembra poi affievolirsi con l’evoluzione dei personaggi e della loro amicizia, ma forse era proprio questo l’approccio voluto dagli autori che tendono a definire l’amicizia in relazione al contesto.

Al cinema dal 6 febbraio

Alice e il Sindaco è un film dalle sequenze cadenzate e pacate a tratti prolungate, tratteggiate utilizzando una narrazione esistenzialista, che crea una contrapposizione tra personaggi e condizioni, sviluppando una critica elegante della classe politica, senza approfondire le complesse tematiche che propone, evitando così di gravare sulla trama e di tediare lo spettatore. Con il merito di creare un confronto nel quale la brillantezza delle idee si scontra con la concretezza delle esperienze.


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