Mostra del Cinema di Venezia 2025, recensione film Il Mago del Cremlino
Scopri Il Mago del Cremlino, il film in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia

Quella che sembra la storia del dittatore russo Vladimir Putin (Jude Law), si tramuta invece nella vicenda patita dal suo collaboratore, Vadim Baranov (un pacato Paul Dano), aspirante attore a venti anni, e poi consigliere del leader. È Baranov – insieme al dirigente della tv di stato Boris Berezovsky (Will Keen) - a convincere un inesperto Putin – direttore dei servizi segreti russi – a candidarsi come presidente, dopo la caduta politica di El'cin. Nessuno avrebbe però ipotizzato che Putin, da ordinario governante, sarebbe diventato un dittatore, capace di eliminare i detrattori.
Non giova al film di Il Mago del Cremlino – diretto da Olivier Assayas e tratto dall'omonimo romanzo di Giuliano Da Empoli – l'essersi focalizzato per più di un'ora sulla vita del giovane Baranov, dalle sue aspirazioni teatrali alla storia d'amore con Ksenia (Alicia Vikander). In questa maniera si è limitato l'interesse verso la figura principale del film, focalizzandosi invece su aspetti meno dirompenti. Se Putin deporta in Siberia il suo antagonista alle elezioni Dmitri Sidorov (Tom Sturridge), è su quello che andrebbe puntato il faro, e sugli altri crimini. Sviare troppo dalla modalità con cui ha costruito la sua struttura dittatoriale, rischia di far percepire il film come un documentario, cui si allinea anche la insistente voce fuori campo di Baranov (il vero Mago del Cremlino?).
Schede
Le premesse per
raccontare i meandri sanguinosi del potere c'erano tutte, ma Assayas le
diluisce in maniera centrifuga, disperdendo le forze che invece avrebbero
potuto essere rappresentate con veemenza, dalla guerra in Crimea all'annessione
del Donbass. E il colpo di scena finale, non fa che alimentare il senso di
un'occasione persa: si consuma mentre Putin continua la sua vita politica che,
come raccontato nel film, inizia ogni giorno il primo pomeriggio.
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