M.I.A. La cattiva ragazza della musica, dalle origini al successo
In sala per la regia di Steve Loveridge: la recensione
M.I.A - La cattiva ragazza della musica è un documentario biografico sulla cantante, produttrice e attivista londinese. Presentato in anteprima al Sundance Film Festival, dove si è aggiudicato il Premio speciale della Giuria, il film è stato acclamato in numerose kermesse internazionali, da Sidney a Oslo.
Mathangi
Maya Arulpragasam nasce a Londra nel 1975. Il padre ingegnere è un
noto attivista per la causa dei Tamil, minoranza etnica perseguitata
nello Sri Lanka. Arul Pragasam è un leader dei Tamil Tigers,
movimento per l'indipendenza, e ha trascorso molto tempo in Sri Lanka
lontano dalla moglie e i figli.
Con
la bambina ancora in fasce, la famiglia decide di tornare a Jaffna.
L'inasprirsi della guerra civile, costringe la madre Kala a
trasferirsi con i figli a Madras, in India. Nel 1986 il ritorno
definitivo a Londra, come rifugiati politici.
Il documentario, diretto da Steve Loveridge, ripercorre tappe significative della carriera di M.I.A. Da bambina sognava di diventare una documentarista e buona parte del film racconta il suo viaggio alla scoperta delle proprie origini. Nel 2001, infatti, Maya torna a vivere nella casa della nonna progettando di realizzare un film. Il visto le viene concesso come giornalista, la giovane non ne è affatto entusiasta poiché i giornalisti sono il bersaglio preferito del governo.
Maya
ricorda di essersi sentita sempre diversa rispetto ai coetanei: in
Sri Lanka le hanno sparato perchè Tamil, a Londra le hanno sputato
perché pachistana. La musica è diventata presto una medicina.
Ammette che, senza la forza e la determinazione di esprimersi
liberamente, sarebbe diventata una tossicodipendente. Tuttavia,
nonostante il successo improvviso, le difficoltà di farsi portavoce
delle minoranze rimangono.
Energia è la parola che
contraddistingue questa artista indipendente. Una inesauribile
energia incanalata in tanti progetti futuri.
Nel cast figurano anche Madonna, Nicki Minaj, Bill Maher e Tavis Smiley.
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