Venezia 73, recensione La prigioniera del destino: il sacrificio di una moglie fedele
Per la sezione Classici della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia 2016, viene proposto Opfergang di Veit Harlan con Irene von Meyendorff e Kristina Söderbaum
Opfergang (La prigioniera del destino) del regista tedesco Veit Harlan del 1944, viene proiettato in versione restaurata alla settantatreesima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia e propone una storia drammatica di sofferenza ed accettazione.
Albrecht è appena tornato da un viaggio e chiede la mano dell'avvenente quanto gentile Octavia. Pur amando ed ammirando l'affascinante moglie dai modi pacati, inevitabilmente finisce per innamorarsi dell'esuberante e vitale Äls. Una passione corrisposta da quest'ultima che vede nell'uomo la possibilità di vivere alcuni momenti felici prima dell'inevitabile destino.
Un triangolo amoroso al centro del quale viene posto un uomo, diviso tra due donne totalmente differenti ma egualmente avvenenti ed amate. Da un lato la donna amata e da tutti desiderata, dall'altro una passione travolgente per Äls che rappresenta tutto l'opposto di Octavia, sempre precisa e dai modi aristocratici quasi noiosi. Un ménage nel quale la vera vittima è rappresentata dalla moglie che nonostante tutto rimane sempre leale e fedele ed accetta passivamente la passione del marito per un'altra donna. Un personaggio che invece di scegliere la contrapposizione opta per la tolleranza, aiutando il marito e alleviandole le sofferenze dalla povera Äls ormai costretta a letto. Tanto che il marito sarà ridestato ai suo doveri da un simile gesto.
Opfergang presenta una narrazione ordinata a tratti meccanica ma estremamente consequenziale e ben organizzata. Il sacrificio della moglie che accetta i sentimenti del marito verso una rivale in amore e che addirittura lo aiuta nel momento della necessità non pare attuale né logico ma deve essere letto tra le pieghe di un periodo ormai passato ed in contesto, quello della classe maggiormente agiata del tempo, sempre pronta a celare ogni forma di pettegolezzo e di scandalo.
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