New York Film Festival 2026: il programma della 64ª edizione
New York Film Festival 2026: film e sinossi della 64ª edizione, dal 25 settembre al 12 ottobre.
La 64ª edizione del New York Film Festival si svolge dal 25 settembre al 12 ottobre 2026 al Lincoln Center di New York, con una selezione che riunisce nuove opere di registi affermati, debutti, anteprime internazionali e produzioni provenienti da diversi paesi.
Il programma principale, Main Slate, comprende film che spaziano dal dramma alla commedia, dal cinema d’autore al documentario, affrontando temi come famiglia, identità, memoria, tecnologia, politica e trasformazioni sociali.
New York Film Festival 2026: i film di apertura, centro e chiusura
Ad aprire il festival è Paper Tiger di James Gray, thriller ambientato a New York con Adam Driver, Miles Teller e Scarlett Johansson. La storia segue un uomo di famiglia che viene coinvolto in un losco progetto con criminali russi attraverso il fratello, un ex poliziotto, con conseguenze drammatiche.
Al centro della manifestazione è invece Behemoth! di Tony Gilroy, con Pedro Pascal nei panni di un violoncellista che cerca di ricostruire la propria vita dopo una frattura personale.
La chiusura è affidata a 14th, il nuovo documentario di Ava DuVernay, che prosegue idealmente il percorso iniziato con 13th e analizza il significato del XIV Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti e le tensioni legate alla sua applicazione nella società contemporanea.
Schede
Dal cinema d’autore alla commedia: Almodóvar, Guadagnino e Hamaguchi
Tra i titoli della selezione principale figura Artificial di Luca Guadagnino, interpretato da Andrew Garfield e Yura Borisov. Il film attraversa due decenni di ricerca nel campo del machine learning e arriva fino alla crisi contemporanea legata all’intelligenza artificiale, combinando elementi drammatici e umoristici.
Pedro Almodóvar presenta invece Bitter Christmas, film in cui il rapporto tra realtà e finzione diventa centrale. La protagonista è un’attrice che scrive una sceneggiatura ispirata alle vite delle persone che la circondano, in un gioco di riflessi tra esperienza personale, invenzione e cinema.
Con All of a Sudden, Ryûsuke Hamaguchi racconta una direttrice di una casa di riposo impegnata a promuovere un nuovo programma di assistenza. Il film affronta anche il tema dell’invecchiamento e delle modalità con cui la società si prende cura delle persone più fragili.
Il rapporto tra identità individuale e ambiente familiare attraversa diversi film della 64ª edizione. Clarissa, diretto da Arie Esiri e Chuko Esiri, è un adattamento di Mrs. Dalloway di Virginia Woolf trasferito nella Nigeria contemporanea, con Sophie Okonedo protagonista.
In The Day She Returns, Hong Sangsoo segue un’attrice di mezza età durante il tour stampa del suo primo film dopo anni di assenza dalle scene. Il racconto torna sui temi dell’età, della creatività e del rapporto tra esperienza personale e attività artistica.
Nowhere to Lay My Eyes, ancora di Hong Sangsoo, segue invece Sanghee, una filmmaker sperimentale che torna a visitare la madre con cui ha un rapporto distante. Il film esplora l’invecchiamento, i legami familiari e la spinta creativa.
Tra i titoli dedicati alla memoria figura anche Once Upon a Time in Harlem, realizzato da William Greaves e completato dal figlio David Greaves oltre cinquant’anni dopo. Il film recupera il materiale raccolto nel 1972 dal regista, quando riunì artisti, scrittori, attori, musicisti e intellettuali legati alla Harlem Renaissance.
Il programma guarda anche alle trasformazioni politiche e sociali contemporanee. Dao di Alain Gomis mette in relazione due cerimonie apparentemente lontane: un memoriale in Guinea-Bissau e un matrimonio a Parigi. Le due situazioni vengono raccontate parallelamente, creando un racconto costruito sull’intreccio tra esperienza individuale e memoria collettiva.
Naza, diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor, affronta invece il conflitto israelo-palestinese e i sistemi legati ai bombardamenti di Gaza. Il documentario ha ricevuto il Premio Speciale della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia 2026.
In A Man of His Time, Emmanuel Marre racconta la Francia di Vichy attraverso un funzionario che progressivamente prende coscienza della collaborazione del proprio governo con la Germania nazista. Il film osserva il processo attraverso cui l’adesione individuale può trasformarsi in partecipazione a un sistema politico repressivo.
La selezione comprende anche storie incentrate sui rapporti personali e sulle trasformazioni interiori. La Gradiva di Marine Atlan trasforma una gita scolastica di un gruppo di adolescenti francesi a Napoli in un’esperienza di scoperta, osservando da vicino le dinamiche e le emozioni dei giovani protagonisti.
I Rarely Wake Up Dreaming di Isabelle Stever segue invece una giovane coppia queer in Ucraina durante l’invasione russa, raccontando trasformazioni personali e sociali in un contesto segnato dalla guerra.
Everytime di Sandra Wollner prende avvio da un incidente che coinvolge una ragazza adolescente a Berlino. La madre, la sorella minore e il fidanzato della giovane entrano in una condizione di dolore sospeso, mentre il film esplora le conseguenze emotive dell’accaduto.
La storia europea torna in Fatherland di Paweł Pawlikowski, ambientato nel dopoguerra e incentrato sullo scrittore Thomas Mann e sulla figlia Erika Mann durante un viaggio attraverso la Germania. Il film affronta il rapporto tra memoria, identità e conseguenze della Seconda guerra mondiale.
A Long Winter di Andrew Haigh è ambientato negli anni Cinquanta nel Mountain West e segue Mikey, interpretato da Fred Hechinger, mentre assiste alla progressiva disgregazione della propria famiglia. La storia nasce dall’adattamento di un racconto di Colm Tóibín.
Con The Man I Love, Ira Sachs porta sullo schermo una storia ambientata nella New York degli anni Ottanta. Rami Malek interpreta una star del cabaret e artista performativo che vive con l’AIDS in un periodo in cui arte e immaginazione diventano strumenti di sopravvivenza.
Il programma comprende inoltre My Wife Cries di Angela Schanelec, incentrato su un operaio edile introverso la cui vita matrimoniale viene sconvolta dalla rivelazione di una verità inattesa. Il film affronta ansie contemporanee legate all’amore, al genere e al trauma.
La 64ª edizione del New York Film Festival costruisce così un programma che alterna grandi produzioni e cinema indipendente, opere di registi già affermati e nuovi autori, con una particolare attenzione alle trasformazioni della società contemporanea.
Accanto al Main Slate, il festival propone anche la sezione Currents, dedicata alle forme più sperimentali del cinema. Tra i programmi figurano The Hidden Dimension, The Visible Invisible, Surface Noise, The Real World e The Material Ghost, con opere che lavorano sulla relazione tra immagini, memoria, spazio e linguaggi audiovisivi.
La 64ª edizione del New York Film Festival si svolge quindi dal 25 settembre al 12 ottobre 2026, portando al Lincoln Center un programma internazionale costruito attorno a cinema d’autore, nuove generazioni di filmmaker, documentari e sperimentazione.
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