Festival di Venezia 2017, 'Marvin'': recensione del film
Il film "Marvin" è stato presentato alla 74. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, in concorso nella sezione Orizzonti.
Abbiamo guardato il nuovo film diretto da Anne Fontaine e intitolato "Marvin", presentato alla 74. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia e in concorso nella sezione Orizzonti.
La trama è interamente dedicata al percorso esistenziale di Marvin Bijou (Finnegan Oldfield) e ne racconta i momenti salienti in una continua rincorsa tra passato e presente.
Da bambino il protagonista è inesorabilmente succube di un contesto sociale avverso, all'interno del quale la sua tendenza sessuale è causa di scherno e violenza da parte di altri ragazzi che frequentano il suo stesso istituto scolastico.
"Marvin" racconta la difficoltà dell'accettare e rivelare la propria intima identità e colloca il personaggio principale in un ambiente per lui ostile dove dominano schemi mentali arretrati e sembra del tutto assente la possibilità di scegliere ed essere.
Il piccolo Marvin riconosce la sua attrazione verso gli altri ragazzi, ne rimane spesso incantato. Suo padre è indifferente alla sensibilità di suo figlio, esprime atteggiamenti egoistici e non mostra rispetto neanche per la moglie, una donna arresa alla sua condizione.
Lo sfondo familiare opprime Marvin, lo isola nel suo dolore causato dalle violenze che ripetutamente subisce. La sua strada di salvezza viene illuminata dapprima da Madeleine Clément, la preside della scuola media che intuisce le sue capacità per il teatro e in seguito dl suo mentore a Abel Pinto che lo supporta e incoraggia a raccontare la sua storia in uno spettacolo. Nel film è presente anche Isabelle Huppert (interprete di se stessa), la quale aiuta il protagonista a concretizzare il suo progetto.
Il film racconta il tema dell'omosessualità in modo intenso, costruisce un racconto di sofferenza, coraggio e rinvicita. Nel presente il protagonista è divenuto un ragazzo determinato, sorretto da nuove consapevolezze che lo conducono anche alla decisione di cambiare il suo nome, da Marin Bijou a Martin Clement.
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