Festa del Cinema di Roma 2026: i film in concorso, le trame e i registi del Progressive Cinema
Festa del Cinema di Roma 2026: trame e registi dei film in concorso nella sezione Progressive Cinema
Brianza: il thriller di Simone Catania
La Festa del Cinema di Roma inizia oggi per concludersi il 25 ottobre. Diciotto sono i film in concorso. Ambientato nel 2009, durante la crisi economica che investe l'Italia, Brianza di Simone Catania segue Giorgio Farina, interpretato da Paolo Pierobon, erede di una prestigiosa armeria brianzola. Dopo aver investito una fortuna nell'apertura di una boutique di lusso in Svizzera, l'uomo si ritrova sommerso dai debiti e rischia di perdere tutto.
Nel tentativo di salvare la propria reputazione, Giorgio si lascia coinvolgere da Alberto Fumagalli, interpretato da Fausto Russo Alesi, un eccentrico uomo d'affari che gli propone un piano di appropriazione indebita. Quella che sembra una soluzione ai problemi finanziari si trasforma in un'alleanza pericolosa, tra segreti, interessi personali e scelte capaci di mettere a rischio la famiglia e l'onore del protagonista. Il film, della durata di 118 minuti, è una produzione italiana e svizzera e si ispira a un fatto di cronaca realmente accaduto. Nel cast figurano anche Marina Rocco e Giovanni Calcagno.
Ceniza en la boca: Diego Luna e la migrazione dal Messico alla Spagna
Con Ceniza en la boca, il regista messicano Diego Luna affronta il tema della migrazione attraverso la storia di Lucila, una giovane messicana la cui madre si è trasferita in Spagna quando lei e il fratello erano ancora bambini. La donna sperava di offrire ai figli un futuro migliore, lontano da un contesto segnato anche dalla scomparsa di bambini e adolescenti.
Tra Madrid, Barcellona e il Messico, Lucila cerca di costruirsi una vita accettando diversi lavori, dalla badante alla cameriera, fino alle consegne e all'assistenza ai bambini. Il fratello Diego, tuttavia, è sempre più disilluso e non vede una differenza sostanziale tra vivere in Messico o in Europa: in entrambi i luoghi, sostiene, l'obiettivo è semplicemente sopravvivere.
Il film, della durata di 98 minuti, è tratto dall'omonimo romanzo di Brenda Navarro. La sceneggiatura è firmata da Diego Luna insieme ad Alba Castillo e Diego Rabasa. La produzione coinvolge Messico e Spagna, mentre il cast comprende Anna Diaz, Adriana Paz, Luisa Huertas, Guillermo Ríos e Benny Emmanuel.
Schede
Closure: la ricerca di un figlio scomparso nel documentario di Michał Marczak
Il documentario Closure, diretto dal polacco Michał Marczak, segue Daniel nella ricerca del figlio adolescente, che teme possa essere scomparso nelle acque della Vistola, il fiume più lungo della Polonia.
Le ricerche si affidano a videocamere subacquee e droni, mentre la vicenda di Daniel si intreccia con quella di altri genitori sospesi tra la speranza di ritrovare i figli e la paura di dover affrontare una verità definitiva. Con una durata di 108 minuti, il film combina osservazione documentaria e sperimentazione cinematografica, accompagnando la vicenda con un sound design immersivo. La possibilità di arrivare a una conclusione rimane incerta, mentre il dolore delle famiglie diventa il centro di un racconto sulla perdita e sull'attesa. La produzione coinvolge Polonia e Francia.
Congo Boy: un giovane rapper cerca il proprio futuro nella Repubblica Centrafricana
In Congo Boy, il regista Rafiki Fariala racconta la storia di Robert, un diciassettenne che sogna di affermarsi nel rap. Fuggito con la famiglia dal Congo devastato dalla guerra civile, il ragazzo vive a Bangui, nella Repubblica Centrafricana. Quando i genitori vengono arrestati e incarcerati, deve trovare il modo di mantenere sé stesso e i fratelli e le sorelle più piccoli.
Tra la scuola, i lavori occasionali e la passione per la musica, Robert cerca di non rinunciare ai propri progetti. Il regista, musicista e poeta slam conosciuto anche con il nome d'arte Rafiki-RH20, si confronta con temi legati alla precarietà, alla crescita e all'esperienza dei rifugiati, attraverso un racconto essenziale e ritmato. Il film dura 91 minuti ed è una produzione che coinvolge Repubblica Centrafricana, Francia, Repubblica Democratica del Congo e Italia. Il protagonista è interpretato da Bradley Fiomona Dembeasset.
Dua: la guerra in Kosovo vista attraverso gli occhi di un'adolescente
La regista Blerta Basholli torna a raccontare il Kosovo con Dua, ambientato a Pristina alla fine degli anni Novanta, quando le tensioni tra albanesi e serbi fanno presagire l'arrivo della guerra. La protagonista è Dua, una ragazza di tredici anni che cerca di comprendere i cambiamenti del proprio corpo e di trovare il suo posto tra i coetanei.
L'incontro con Maki, una giovane più sicura di sé che la introduce al judo, rappresenta per lei una prima occasione di emancipazione. Intanto, in famiglia si discute della possibilità di lasciare il Paese e il fratello valuta di prendere le armi. Il racconto della crescita individuale si intreccia così con l'irruzione della Storia nella vita quotidiana, mentre la protagonista deve affrontare paure, esitazioni e nuove consapevolezze.
Il film dura 101 minuti ed è una produzione di Kosovo, Svizzera e Francia. Nel cast figurano Pinea Matoshi, Vlera Bilalli, Kaona Matoshi, Yllka Gashi, Kushtrim Hoxha e Andi Bajgora. Il film rappresenterà il Kosovo agli Oscar 2027.
Eurotrash: una madre e un figlio in viaggio tra segreti e rancori
In Eurotrash, la regista Frauke Finsterwalder mette al centro il rapporto conflittuale tra Philipp, interpretato da Alexander Fehling, e sua madre, interpretata da Barbara Sukowa. L'uomo odia Zurigo e ha trascorso anni cercando di prendere le distanze dalla donna, che fa uso di alcol e psicofarmaci.
Inaspettatamente, Philipp decide di accompagnarla in un viaggio attraverso la Svizzera. Per la madre, l'occasione diventa anche un modo per spendere il denaro ottenuto dai suoi investimenti nell'industria degli armamenti. Il viaggio riporta a galla le ferite familiari, tra vergogna, senso di colpa e incapacità di comunicare, in un racconto che alterna dramma e situazioni tragicomiche.
Il film, della durata di 98 minuti, è una produzione tedesca, svizzera e austriaca. Il cast comprende anche Pascal Ulli, Jennifer Mariah Ehnert e Stefan Kurt. La storia è tratta dall'omonimo romanzo autobiografico dello scrittore svizzero Christian Kracht.
Fruit Gathering: l'amore proibito nel film di Aung Phyoe
Con Fruit Gathering, il regista Aung Phyoe racconta la vita di San Kyi, una ragazza timida e povera che lavora in una fabbrica tessile di Yangon, in Birmania. La sua quotidianità cambia quando incontra Theint Theint Oo, una giovane con cui nasce un legame profondo.
La relazione tra le due si sviluppa in una società che rifiuta l'amore tra donne. Attraverso il lavoro femminile, la precarietà economica, le convenzioni familiari e l'oppressione politica, il film affronta il conflitto tra desiderio individuale e controllo sociale. I gesti quotidiani e i silenzi assumono un significato particolare, trasformando una storia intima in una riflessione sulla possibilità di essere liberi.
Il lungometraggio dura 97 minuti ed è una coproduzione di Birmania, Repubblica Ceca e Francia. Nel cast figurano Nandar Myat Aung, Nandar Myint Lwin, Thida Soe Khant, Tin Tin Ei e Min Nyo.
Giorni felici: Susanna Nicchiarelli racconta una giovane donna che si trasforma
In Giorni felici, Susanna Nicchiarelli segue Claudia, una ragazza di vent'anni alle prese con amori, passioni e nuove esperienze. La protagonista nasconde però una caratteristica straordinaria: quando è particolarmente arrabbiata o eccitata, il suo corpo si trasforma in quello di una creatura fantastica, con ali bianche, zanne e zampe feline.
Il film segue le battaglie e le avventure di Claudia, utilizzando la trasformazione fisica come metafora di un percorso di crescita e di costruzione dell'identità. La dimensione fantastica accompagna così le inquietudini e le scoperte di una giovane donna che cerca di comprendere sé stessa e il proprio posto nel mondo.
La durata è di 90 minuti e la produzione coinvolge Italia e Belgio. Nel cast figurano Carlotta Gamba, Riccardo Scamarcio, Bruno Orlando, Anna Bellato, Leonardo Maddalena, Aurora Di Modugno e Sara Mafodda. Il film è tratto dall'omonima graphic novel di Zuzu.
The Guest: una festa di famiglia si trasforma in un incubo grottesco
Il film danese The Guest, esordio nel lungometraggio di Mads Mengel, comincia con una festa organizzata da Karl ed Emilie in un hotel di lusso sulla spiaggia per celebrare la nascita del loro bambino. L'equilibrio della giornata viene sconvolto dall'arrivo di Vibeke, madre di Karl e Rikke, invitata di nascosto dalla sorella.
Vibeke è una donna eccentrica e imprevedibile, dalla quale Karl si è allontanato da anni. La sua presenza riapre vecchie ferite e trasforma una riunione familiare in un confronto sempre più teso, tra dramma e umorismo nero. Trine Dyrholm interpreta la figura centrale di questa vicenda, affiancata da Simon Bennebjerg, Josephine Park, Peter Gantzler, Petrine Agger, Mette Klakstein Wiberg e Kristine Kujath Thorp.
La produzione danese dura 99 minuti e racconta come un evento apparentemente ordinario possa far emergere le contraddizioni e i segreti di una famiglia.
I Love Boosters: la satira di Boots Riley sull'industria della moda
Con I Love Boosters, il regista Boots Riley torna alla satira sociale dopo Sorry to Bother You. Al centro del film c'è un gruppo di giovani taccheggiatrici che opera nella Bay Area di San Francisco. Le ragazze rubano abiti firmati nei grandi magazzini per poi rivenderli a prezzi molto più bassi: una pratica conosciuta come boosting.
Il gruppo, chiamato Velvet Gang, prende di mira la catena Metro e le collezioni monocromatiche di una stilista interpretata da Demi Moore. Attraverso colori accesi, costumi eccentrici e situazioni surreali, il film mette in discussione le contraddizioni dell'industria della moda e del consumismo. Il racconto combina commedia politica e viaggi fantastici nel tempo e nello spazio.
Il film statunitense dura 105 minuti. Nel cast figurano Keke Palmer, Naomi Ackie, Taylour Paige, Poppy Liu, Eiza González, LaKeith Stanfield, Will Poulter e Demi Moore.
I See Buildings Fall Like Lightning: la working class britannica nel film di Clio Barnard
In I See Buildings Fall Like Lightning, la regista britannica Clio Barnard torna a osservare le trasformazioni della working class contemporanea. A Birmingham, gli edifici popolari vengono demoliti per fare spazio a nuove costruzioni, mentre la gentrificazione modifica il quartiere e le relazioni tra i suoi abitanti.
La storia segue cinque amici trentenni che si ritrovano per un compleanno. Le loro vite hanno preso direzioni diverse: uno ha raggiunto il successo grazie agli investimenti online e si è trasferito a Londra, mentre un altro lavora come rider. Tra musica, serate e ricordi condivisi, il gruppo cerca di conservare una solidarietà messa alla prova dalle disuguaglianze e dalle trasformazioni sociali.
Il film, tratto dall'omonimo romanzo di Keiran Goddard, dura 109 minuti. Nel cast figurano Anthony Boyle, Joe Cole, Jay Lycurgo, Daryl McCormack e Lola Petticrew. La regista ha già firmato opere come The Arbor, The Selfish Giant, Dark River e Ali & Ava.
The Life and Deaths of Wilson Shedd: il noir di Tim Blake Nelson
Scritto e diretto da Tim Blake Nelson, The Life and Deaths of Wilson Shedd racconta l'incontro tra Karen, un'insegnante di scrittura creativa in un carcere di massima sicurezza dell'Oklahoma, e Wilson Shedd, un detenuto capace di trasformare la propria vita segnata dalla violenza in una narrazione inquietante.
Karen, interpretata da Amanda Seyfried, è a sua volta vittima degli abusi del marito. Il rapporto con Wilson, interpretato da Scoot McNairy, la coinvolge progressivamente in una vicenda dai contorni sempre più complessi. La narrazione non lineare e i colpi di scena contribuiscono a delineare un ritratto cupo dell'America marginale, tra giustizia, punizione e possibilità di redenzione.
Il film statunitense dura 121 minuti. Nel cast figurano anche Missi Pyle, Devyn Tyler, Elizabeth Marvel, Tim Blake Nelson e Grant Harvey.
Mustang: Kasia Smutniak tra memoria familiare e Nepal
Con Mustang, Kasia Smutniak intreccia memoria personale e storia collettiva attraverso un racconto che attraversa oltre vent'anni. Nel 2003, Kasia e Pietro si conoscono da poco quando partono per il Mustang, in Nepal, con uno zaino e una piccola telecamera. In quel territorio isolato, dove non esistono nemmeno le strade, i due promettono di tornare per contribuire alla protezione della cultura locale.
Gli eventi cambiano però i loro piani e il ritorno non avverrà più insieme. Molti anni dopo, la figlia Sophie ritrova le immagini dei viaggi compiuti con la madre durante l'infanzia. Nel suo percorso incontra Kunzom, una donna con cui riuscirà a realizzare la promessa: costruire una scuola che consenta ai bambini della regione di continuare a studiare senza essere costretti a lasciare le proprie famiglie.
Il film italiano dura 105 minuti e racconta il rapporto tra generazioni, il valore della memoria e la necessità di proteggere un patrimonio culturale mentre il mondo cambia.
Sants: il traffico di statue sacre nel film di Mikel Gurrea
In Sants, Mikel Gurrea racconta il ritorno a Barcellona di Lali, che dopo anni di vagabondaggio torna per assistere la madre malata terminale. La donna appartiene a un gruppo di ladri specializzati nel furto di statue di santi, Madonne e altre immagini sacre, sottratte a chiese, cappelle, strade e palazzi per essere rivendute a ricettatori.
In questo mondo clandestino, anche le opere religiose vengono classificate secondo il loro valore commerciale. Il racconto intreccia il melodramma familiare con il thriller e recupera elementi del surrealismo nero spagnolo, costruendo un universo urbano popolato da situazioni imprevedibili e immagini di forte impatto visivo.
Il film, coprodotto da Spagna e Italia, dura 104 minuti. Nel cast figurano Victoria Luengo, Ariadna Gil ed Eulàlia Ramon. Luengo è nota anche per le sue interpretazioni in El ser querido di Rodrigo Sorogoyen e Amarga Navidad di Pedro Almodóvar.
Skateboarding Is Not for Girls: le ragazze contro le tradizioni patriarcali
La regista Dina Duma ambienta Skateboarding Is Not for Girls a Skopje, capitale della Macedonia del Nord. Adela ha undici anni e vive con la madre e la sorella maggiore Zara, mentre il padre si è trasferito in Svizzera, dove ha costruito una nuova vita.
La precarietà economica mette a dura prova la famiglia e il matrimonio di Zara viene considerato una possibile soluzione alle difficoltà. Il film racconta così una società moderna ancora attraversata da tradizioni patriarcali, concentrandosi sulle aspirazioni delle giovani donne e sulle pressioni che condizionano le loro scelte.
Tra gare di skateboard e rituali matrimoniali, la storia assume i toni della commedia drammatica. Il film dura 79 minuti ed è una coproduzione di Macedonia del Nord, Belgio, Slovenia e Croazia. Nel cast figurano Efkjar Abaz, Simonida Selimovič, Džefrina Jašari, Ganimet Abdula e Labina Mitevska. La sceneggiatura è stata scritta insieme a Teona Strugar Mitevska.
Ulya: la storia della cestista sovietica Ulyana Semjonova
Ambientato nella Lettonia sovietica del 1964, Ulya racconta la storia di un'adolescente alta quasi due metri che vive in un villaggio rurale. La sua statura diventa motivo di inquietudine per la famiglia, finché una fotografia non attira l'attenzione degli allenatori di basket, che la portano a Riga per entrare nella TTT, una delle squadre femminili più importanti d'Europa.
Gli allenamenti offrono alla ragazza una possibilità di emancipazione, ma non risolvono il conflitto tra il desiderio di una vita normale e le aspettative di una società che continua a identificarla attraverso la sua altezza. Ulya dovrà scegliere se nascondersi o inseguire l'ambizione di diventare la migliore giocatrice del mondo.
Il film di Viesturs Kairišs racconta le origini della cestista sovietica Ulyana Semjonova attraverso un intenso bianco e nero. La produzione coinvolge Lettonia, Estonia, Polonia e Lituania. Il lungometraggio dura 102 minuti e rappresenterà la Lettonia agli Oscar 2027.
Voilà, c’est fini: l'umorismo di Gustave Kervern tra turismo e solitudine
Ambientato alle Mauritius, Voilà, c’est fini segue un dipendente di un grande resort che si innamora di una turista francese affetta da anoressia, sotto lo sguardo distaccato dei genitori di lei. L'uomo comincia a immaginare una vita diversa, mentre il suo mondo entra in contatto con quello artificiale costruito per i visitatori stranieri.
Gustave Kervern, qui alla prima regia autonoma dopo la lunga collaborazione con Benoît Delépine, osserva il contrasto tra la quotidianità degli abitanti delle isole e la dimensione del turismo internazionale. Il suo umorismo rimane paradossale e pungente, accompagnato da una colonna sonora che spazia da Peaches ai Suicide.
Il film francese dura 101 minuti e vede nel cast Loïc Mandere, Suzanne Lindon, Léa Drucker, Mathieu Amalric, Martine Hennequin-Charrié e Menwar.
Yesterday the Eye Didn’t Sleep: il dramma di una comunità beduina
Il regista palestinese Rakan Mayasi, al suo esordio nel lungometraggio con Yesterday the Eye Didn’t Sleep, ambienta la storia nella valle della Bekaa, al confine tra Libano e Siria. Quando qualcuno dà fuoco a un camion, l'episodio innesca una crisi all'interno di una comunità beduina segnata da legami familiari profondi e dalla logica della vendetta.
Gamra è scomparsa e suo cugino Yaser parte per cercarla. Le sue ricerche fanno emergere rancori e segreti, mentre le sorelle Jawaher e Rim vengono coinvolte nel tentativo di ristabilire l'equilibrio della famiglia. Le loro vite sono condizionate da decisioni imposte dall'esterno, in un contesto nel quale le ragazze possono diventare strumenti di scambio in nome della pace.
Tra rituali quotidiani, silenzi e piccoli segnali di ribellione, il film racconta ciò che una comunità non riesce a esprimere apertamente. La produzione coinvolge Belgio, Libano, Palestina, Qatar e Arabia Saudita. Il film dura 100 minuti e vede nel cast Rim Al Mawlah, Jawaher Al Mawlah e Yasser Al Mawlah.
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