Maurizio di Palma si lancia dal Duomo di Milano. Base Jumper con oltre 2500 salti
Maurizio di Palma si è lanciato ieri, all'alba, dal Duomo di Milano. Non è il folle gesto di un siucida, ma l'ultimo lancio con il paracadute del base jumper italiano, nato a Trento 34 anni fa, oltre
Maurizo di Palma: professione base jumper. Non avrà la fama di Felix Baumgartner, l'uomo più veloce del suono, protagonista dello strabiliante lancio col paracadute dalla stratosfera terrestre nel Red Bull Stratos, ma anche Maurizio di Palma a fegato da vendere e, per i più, forse, anche tanta incoscienza.
Ieri mattina, all'alba, il base jumper di Treno, 34 anni, con più di 2500 salti all'attivo, si è lanciato con il paracadute dal Duomo di Milano ed è atterrato incolume sulla piazza sottostante, davanti agli increduli passanti e alla sorpresa delle forze dell'ordine. Neanche il tempo di godersi il salto che subito si è dovuto togliere l'imbracatura del paracadute per fuggire e dileguarsi nella metropolitana. Gli investigatori sono riusciti però ad identificarlo dopo aver interrogato tre giovani, bloccati subito dopo il salto mentre stavano riprendendo l'impresa di Maurizio di Palma.
Il Base Jumping è una disciplina nata simbolicamente nel 1912 a New York con il primo lancio dalla Statua della Libertà di Frederick Law, e diventata ora, sport prefessionistico, grazie agli sponsor che, come Red Bull, forniscono attrezzature e appoggio logistico agli atleti, almeno, nei salti autorizzati. Il salto Base, (acronimo di Buildings (edifici); Antennas (torri abbandonate o simili); Span (ponti); Earth (scogliere o altri tipi di formazioni naturali): è uno sport estremo che vanta ormai, un nutrito seguito. Diventato famosissimo grazie al Red Bull Stratos, il lancio dalla stratosfera terrestre avvenuto ad ottobre 2012, con il quale Felix Baumgartner è stato capace di superare la velocità del suono, il base jump viene preparato con molta cura dagli atleti:"Ho studiato a fondo questo piano, non c'é nulla di improvvisato” ha dichiarato Maurizio di Palma. Ma l'imprevisto può essere sempre dietro l'angolo, e uno sport estremo ha, per definizione, una gran dose di rischio: nel 2012 Jeb Corliss si è lanciato in Sud Africa con una tuta alare, rompendosi però entrambe le gambe mentre, andà peggio il 29 marzo 2009 a Shane McConkey che, a seguito di un guasto, perse la vita durante un salto con sci e tuta alare in trentino. Aveva solo 39 anni.
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