Gioni per la Biennale d'Arte a Venezia: come Mosè il Mar Rosso
Il curatore de “Il Palazzo Enciclopedico” suggerisce agli artisti di restare indenni nell'attraversamento del quotidiano
La cinquantacinquesima Esposizione Internazionale d'Arte si svolgerà a Venezia dal 1 giugno al 24 novembre 2013 toccando diversi luoghi fra cui i Giardini e l'Arsenale. S'intitola “Il Palazzo Enciclopedico” ed è a cura di Massimiliano Gioni, direttore del settore Arti Visive e critico d'arte contemporanea nativo di Busto Arsizio. Un intellettuale di spessore il Gioni, pronto a proporci un itinerario visivo fatto di opere che spaziano dall’inizio del Novecento ad oggi e di molte produzioni nuove. Un percorso espositivo che include oltre centocinquanta artisti, provenienti da trentasette nazioni differenti. Sono dieci i paesi presenti per la prima volta: l'Angola, le Bahamas, la Costa d’Avorio, il Kuwait, le Maldive, il Paraguay, il Tuvalu, il Regno del Bahrain, la Repubblica del Kosovo, e - fiore all'occhiello - la Santa Sede con una mostra allestita nei padiglioni delle Sale d’Armi.
Il Palazzo Enciclopedico” s'ispira ad un progetto fantasioso ed utopistico dell'artista autodidatta italo-americano Marino Auriti che, progettato un museo di 136 piani per 700 metri di altezza atto ad occupare più di 16 isolati della città di Washington, depositò il proprio lavoro all'ufficio brevetti statunitense: voleva un fabbricato speciale, che ospitasse tutto il sapere umano. Massimiliano Gioni riprende quest'idea adottando un approccio antropologico allo studio delle immagini ed evidenziando il dominio dell’immaginario. La sua è una mostra sulle ossessioni e sul potere trasformativo dell’immaginazione organizzata in base ad una progressione dalle forme naturali a quelle artificiali, secondo lo schema peculiare delle wunderkammer cinquecentesche e seicentesche.
Ne emergono interrogativi sull'esistenza degli artisti, sulle loro spinte creative e la ricerca di legami con mondi apparentemente lontani che offrono stimoli per costruire una realtà fuori dall'ordinario.
Qual è lo spazio permesso alle immagini interiori, alle visioni ed al sogno in un'era, come la nostra, dominata dall'esteriorità? E che significa tentare di costruire un'immagine della società se la società stessa pare divenuta mera immagine? In un'architettura del pensiero delirante e meravigliosa, complicata e fragile, la salvezza - suggerisce Gioni - sembra risiedere nel restare indenni dalla marea travolgente di figure che allagano la nostramente ogni giorno. È impossibile sfuggire al bombardamento mediatico (e non solo) cui siamo tutti sottoposti, ma è importante che l'artista non si lasci travolgere nell'attraversamento della sovrabbondanza visiva e si ponga in salvo. Così come fece Mosè, restando incolume nel passaggio del Mar Rosso.
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