Django Unchained - Il tema della schiavitù al cinema
Esce il 17 gennaio l'ultimo lavoro di Quentin Tarantino sul tema della schiavitù da sempre caro al cinema.
Esce il 17 gennaio l'ultimo film del regista statunitense Quentin Tarantino, autore di opere che si possono già definire cult movie come Le iene (1992), Pulp Fiction (1994) e i due capitoli di Kill Bill (2003 e 2004). Si tratta di Django Unchained, frutto della passione del regista per il genere western e, in particolare, un vero e proprio omaggio allo spaghetti western di Sergio Leone. Assai interessante si prefigura il cast, composto da Jamie Foxx che interpreta il protagonista Django, Christoph Waltz, Leonardo DiCaprio nelle vesti del cattivo, Samuel L. Jackson, Jonah Hill, Franco Nero e Don Johnson.
Dopo tanti film incentrati sul tema della violenza, Tarantino affronta, nel suo originalissimo modo, la scottante tematica della schiavitù che ne è una delle più eclatanti declinazioni. La storia raccontata, ambientata nel sud degli Stati Uniti, è quella di Django, uno schiavo che viene liberato da un cacciatore di teste che decide di introdurlo alla sua professione. Insieme, i due partono alla ricerca di Broomhilda, la moglie di Django, schiava dello spietato proprietario terriero Calvin Candie.
Il tema della schiavitù è da sempre caro al cinema, a partire dal lontano Via col vento (1939) in cui faceva da sfondo alle turbolente vicende amorose di Rossella O'Hara nel pieno della guerra di secessione tra gli Stati confederati del Sud, schiavisti, e gli stati del nord, contrari alla schiavitù e favorevoli alla sua abolizione. Se in questo capolavoro del cinema l'ottica sul tema in questione è quello dei sudisti favorevoli alla schiavitù e nostalgici verso quel popolo di affezionati e fidati domestici sentiti talvolta come veri e propri familiari, in film come Amistad (1997) di Steven Spielberg si ragiona sullo status di cittadini liberi di individui sottratti al loro paese, l'Africa, per essere resi schiavi e sul loro diritto a ribellarsi a questo sopruso. Sempre lo stesso regista nel film Il colore viola (1985) ha affrontato poi il tema della schiavitù da un altro punto di vista: quello della sopraffazione fisica e psicologica dell'uomo verso la donna, con quest'ultima schiava del marito padrone. In Schindler's List (1993) Spielberg ha infine affrontato un'altra terribile versione del tema schiavitù: quella della prigionia degli ebrei ad opera dei nazisti durante la seconda guerra mondiale. Nella storia del cinema la schiavitù è stata però intesa in tanti modi diversi, come la schiavitù fisica e mentale dell'anoressica di Primo Amore di Matteo Garrone, o la schiavitù da una sessualità compulsiva del protagonista di Shame di Steve McQueen o, ancora, la schiavitù da sostanze stupefacenti in Trainspotting di Danny Boyle, ma in questa sede sarebbe troppo lungo parlarne in modo approfondito.
Per ora siamo in attesa di giudicare il modo in cui un regista interessante come Tarantino ha potuto interpretare questo tema adattandolo ad un'atmosfera a lui cara come quella dei film western.
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