Recensione Cosmopolis: il tempo rappreso di Robert Pattinson
Un tratto breve per andare dal proprio barbiere di fiducia può diventare un tragitto tanto pericoloso quanto intimo e profondo.
Un tratto breve per andare dal proprio barbiere di fiducia può diventare un tragitto tanto pericoloso quanto intimo e profondo.
Cosmopolis è un adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo uscito in libreria nel 2003 del talentuoso Don DeLillo pluripremiato scrittore statunitense. Presentato al Festival di Cannes è diretto dal regista David Cronenberg (eXistenZ, Crash, La mosca).
Il giovane uomo d'affare Eric Packer (Robert Pattinson) sale sulla sua lussuosa limousine bianca per raggiungere il suo barbiere che si trova all'altro capo della città. Manhattan è paralizzata dalla visita del presidente degli Stati Uniti mentre diversi manifestanti invadono le strade in segno di protesta contro la società capitalista. Il clima sta per cambiare irrimediabilmente e la frustrazione della gente emerge con manifesta avversione. Il breve percorso si trasforma presto in un viaggio che grazie agli incontri ed appuntamenti che si susseguono, si trasforma in un excursus che gli permette di riflettere sulla propria vita e sul senso degli affari. Complice l'imprevedibilità del mercato ed impotente per gli avvenimenti che lo circondano sarà costretto ad assistere al crollo del suo impero e a vivere sotto la costante sensazione che qualcuno vuole la sua morte. In questo clima caotico ed eversivo il breve viaggio verso un comodo taglio di capelli diventa un'odissea dai risvolti thriller.
Un uomo realizzato e troneggiante dall'interno della sua lussuosa auto che non può davvero desiderare di più dalla vita eppure alla ricerca di nuovi stimoli che lo avvicineranno al baratro in questa parabola sapientemente riportata da Don DeLillo nel suo romanzo e descritta in questo adattamento cinematografico da Cronenberg come un affresco paradossale, suggestivo e inquietante del rapporto tra uomo e società.
La macchina da presa pennella i movimenti di Pattinson, vero punto focale del film, la fotografia deforma le sue visioni che diventano anche le nostre; le sue paure si confondono con quelle dello spettatore, così come le sue fobie che cominciano ad insinuarsi nelle nostre menti. Il tempo dilatato del romanzo coincide con quello delle carrellate, forse troppo esaustive ma certamente sprezzanti delle odierne tecniche da videoclip. Il protagonista interagisce con il tempo così come Allegra Geller in eXistenz (1999) con la bio-porta che la collegava alla realtà vituale. E qui la bio-porta è il tempo stesso, rappreso e che Cronenberg riesce a gestire magistralmente, come da anni pareva aver dimenticato.
Probabilmente una delle migliori interpretazioni di Robert Pattinson che è affiancato dagli attori Paul Giamatti (Una notte da leoni 2, Duplicity, La versione di Barney), Samantha Morton (Minority Report, John Carter) e Juliette Binoche (Chocolat, Jet Lag, The Son of No One).
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