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In mostra al museo Guggenheim di NY, genio e sregolatezza di Maurizio Cattelan

Le Monde lo ha inserito tra i quattro maggiori artisti contemporanei, accostando la sua opera a quella di Jeff Koons, Damien Hirst e Takashi Murakami, per le significative intuizioni artistiche, per

In mostra al museo Guggenheim di NY, genio e sregolatezza di Maurizio Cattelan

In mostra al museo Guggenheim di NY, genio e sregolatezza di Maurizio Cattelan. Le Monde lo ha inserito tra i quattro maggiori artisti contemporanei, accostando la sua opera a quella  di Jeff Koons, Damien Hirst e Takashi Murakami, per le significative intuizioni artistiche, per la ricerca della novità, per la rottura delle regole fisiche attraverso la ricostruzione di nuovi equilibri tra forma ed espressività. In mostra al Guggenheim di New York fino al 22 gennaio uno tra i più geniali e trasgressivi artisti italiani: Maurizio Cattelan.

Cattelan propone in mostra una selezione di 130 opere, e la sua originalità nel “fare arte” è subito davanti agli occhi, offre infatti una prospettiva rivoluzionaria, decidendo di appendere al soffitto le sue opere, creando così un impatto visivo che spiazza, incuriosisce, cattura (proponiamo, grazie alla gentile autorizzazione del Guggenheim, la foto di David Heald).

Cattelan in tutte le sue manifestazioni artistiche suggerisce un espediente, interpreta l’essere artista come sostanziale via di fuga da una vita ordinaria e che, altrimenti, nella estrema ricerca del brivido, nella fuga dalla quotidianità, rischierebbe di ridursi a “facili espedienti e galera“.

Di Cattelan sono state scritte molte critiche favorevoli e altrettante feroci e negative,  da alcuni è chiamato “la Sòla” o “il Cialtrone“,  è stato definito addirittura un “bluff”, ma la cosa non sembra turbarlo; tanto è esuberante nella produzione artistica quanto appare riservato nella vita privata, è difficile trovare sue interviste o video; sono invece disponibili cataloghi, biografie: dall’ormai introvabile Biologia delle passioni (1989) fino a Un salto nel vuoto. La mia vita fuori dalle cornici  (2011) oppure Autobiografia non autorizzata (2009) nel quale Stefano Bonami, famoso critico d’arte ha raccolto e raccontato in prima persona i numerosi aneddoti dell’artista. Dalla fuga in bicicletta da Padova a Milano, ai primi passi nelle esposizioni, fino alla bestia nera delle Biennali e alla consacrazione con La Nona Ora (foto di Attilio Maranzano 1999), nella quale Giovanni Paolo II è presentato a terra, colpito da un meteorite. Cattelan esprime nel gesto artistico l’accostamento tra aspirazione all’eccezionalità e sregolatezza della ribellione surreale. Come non ricordare per esempio il modo singolare in cui decise  di festeggiare i suoi cinquant’anni,  presentando infatti l’inaugurazione di L.O.V.E. (foto di Zeno Zotti, 2010) il celebre “dito medio” installato in Piazza Affari a Milano. Precursore di un risentimento collettivo, punta alla condivisione dell’eccesso, che trova la sua ragione nella unica dimensione possibile, la dimensione del bello. Come lui stesso scrive:“Io non penso che abbia davvero importanza chi fa una cosa o chi la firma. Il contenuto e l'immagine sono importanti. Si tratta di diffondere contenuto, sia esso qualcosa che si dice, un'idea o un'immagine. Alla fine, tutto appartiene a tutti.”

La sua presenza al Guggenheim di New York fino al 22 gennaio è un omaggio alla grandezza dell’arte moderna italiana, spesso sottovaluta in patria, ma invece degnamente riconosciuta sui più importanti palcoscenici internazionali; è disponibile il catalogo che raccoglie la sua produzione completa Maurizio Cattelan: All (2012) curato da Nancy Spector, Deputy Director e Chief Curator, e Katherine Brinson, Associate Curator. Nel catalogo viene indicata la migliore definizione di Cattelan, definito un “tragico poeta del nostro tempo”.

Sono molti e interessanti i generi degli ultimi anni che evidenziano l’ispirazione e la qualità creativa di artisti italiani. Segnaliamo infatti, qualora New York risultasse troppo lontano, in mostra alla Triennale di Milano fino alla fine di gennaio, una collezione di Arte Povera, tra cui spicca ad esempio  Alighiero Boetti, battuto da Christie's nel 2010  con la sua opera MAPPA (1989) per 2,7 milioni di dollari. Di lui ricorda Cattelan: “Io direi che Boetti era la materializzazione fisica della generosità.”

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