27 Torino Film Festival - Dieci, Cento, Mille Vincitori...

Cinema / News - 21 November 2009 14:43

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Si avvia alla conclusione questa edizione del Torino Film Festival, che nella serata del 21 novembre vedrà emergere il vincitore per la categoria miglior film. Ma non sarà di certo l'unico vincitore; vogliamo riferirci infatti al complesso dell'organizzazione della manifestazione, alla partecipazione di pubblico, alla direzione di Amelio e alla scelta dei film, e non ultimo agli ospiti che sono intervenuti e che hanno allietato le giornate e le proiezioni torinesi. Nessun rammarico da parte degli altri concorrenti quindi, che avranno senza dubbio il grande merito di averci fatto conoscere un altro piccolo pezzo di filmografia di respiro internazionale. Sempre più raramente infatti, come è stato sottolineato nel corso di interviste da parte di esponenti della cinematografia contemporanea del calibro di Francis Ford Coppola e Mario Monicelli, viene dato spazio a voci che esulano dai cori delle major, ma a quanto pare la gente ha voglia di prendere boccate d'aria fresca, di tanto in tanto. E allora ben vengano i festival di cinema, ben curati e fatti con serietà, competenza e passione, che rinnovano la loro missione "pedagogica" e artistica.

 

Un capitolo a parte, all'interno di questo festival, va dedicato al film "Tetro - Segreti di famiglia" *, che dopo la presentazione al festival di Cannes (per la sezione Quinzaine des Réalisateurs) vede impegnato il suo regista, F.F.Coppola, sul suolo torinese. Nonostante molti cronisti si siano concentrati più sulle abitudini alimentari del noto regista italo-americano, piuttosto che sulle qualità artistiche della sua nuova pellicola, sbrigativamente rilegata nella categoria del "melò”, vale la pena accennare all'attività di sceneggiatore, regista e produttore che ha portato alla realizzazione di questo piccolo capolavoro. Coppola realizza infatti il terzo lungometraggio totalmente suo - nel senso che ne ha scritto soggetto e sceneggiatura, oltre all'averlo diretto - dopo "The Rain People" e "La conversazione". Interpretabile, come il regista stesso ha dichiarato, come il seguito del suo "Rusty il selvaggio” ("Rumble fish”, 1983), nel quale a suo dire non aveva esaurito del tutto il ritratto della famiglia, ha ora deciso di quadrare il cerchio. Al centro della vicenda ci sono passioni forti come il dolore, il risentimento, il rancore di un figlio (prima Angelo, poi cambierà il suo nome in Tetro, interpretato da un bravissimo Vincent Gallo) nei confronti di un padre (Carlo Tetrocini, interpretato da Klaus Maria Brandauer), genio della lirica, compositore di fama mondiale che rinnega il figlio, percependolo come una potenziale minaccia alla sua fama (tant'è che alla notizia del voler diventare scrittore, abbandonando gli studi, il padre risponderà a Tetro "C'è posto per un solo genio in questa famiglia”), fino a spingerlo lontano da casa e dai suoi affetti. Ma un giorno questa stessa famiglia torna a cercarlo, nei panni del fratello minore, Benjamin, che da cameriere su una nave da crociera sbarca nel quartiere argentino de La Boca - dove Tetro vive con la sua compagna - in cerca della verità. Ma la verità non è sempre cosa facilmente decifrabile (non a caso Coppola sceglie per il romanzo che Tetro ha iniziato a scrivere uno stratagemma, come la scrittura in codice militare, che Benjamin riuscirà poi a interpretare), e alle volte può sconvolgere totalmente la vita, al punto di non dare più certezze. E così come era iniziata, con la luce di una lampadina che attirava una falena, eccitandola, confondendola, la storia finisce con le luci dei fari delle macchine che sfrecciano su una trafficatissima strada, luogo in cui tutto si mescola, si confonde e scompare, avvolgendo i due protagonisti, in una notte che però non è del tutto rischiarata. Questo è quanto accade in questo nuovo drammatico pezzo di realtà che Coppola ci regala, un viaggio psicologico in uno splendido bianco e nero ricco di tensione - che nel film ci accompagna costantemente, sottolineata da una musica e un linguaggio lirico degni di un maestro del cinema - che ci comunica, attraverso le vicende e la magnifica interpretazione e caratterizzazione degli attori, la voglia, da parte del regista, di guardare dentro se stesso e la propria vita. Ma attenzione, benché la storia della famiglia protagonista abbia delle somiglianze con la famiglia stessa di Coppola, non c'è nessun rapporto autobiografico; ma, come il regista stesso ha sottolineato, "è tutto reale”.

Non soddisfatto degli applausi, piovuti in gran quantità dopo la presentazione del film, nonché la premiazione dal TFF per l'attività della sua casa di produzione, la Zoetrope, Coppola ci regala la sua simpatia e la sua passione per il buon cinema presentando e assistendo la proiezione di un classico come "Le scarpette rosse” ("The red shoes”, dei registi Michael Powell e Emeric Pressburger, 1948), che vi consigliamo vivamente di vedere. Un raro pezzo di storia del cinema, a metà tra musical, grottesco e melodramma, fatto con gusto e amore per il colore, un Technicolor che non a caso ha un ruolo fondamentale, come ricorda lo stesso Coppola, e che verrà citato indirettamente anche in Tetro.

 

Ma venendo ad un altro ospite importante, come Matteo Garrone, celebre regista di Gomorra, che non è ancora circondato da quell'aura di "santità” tipica dei tanti grandi, ci si ritrova in un clima di chiacchierata amichevole, quasi da colloquio intimo, favorito anche dalla semplicità e dalla spontaneità del regista stesso. All'attivo un passato da pittore, assistente regista e realizzatore di tanti bei cortometraggi che vale la pena di riscoprire, Garrone ci parla di come abbia iniziato a fare cinema (con gli scarti di pellicola cinematografica conservati in frigo dal marito di sua madre, un direttore della fotografia) e di come abbia tratto ispirazione da film come Otto e ½, Il posto delle fragole, Taxi Driver, benché poi confessi di essere un "tennista fallito”, che "ha anche tentato di andare in America per sfondare, ma poi si è dovuto ricredere”. Dopo aver espresso la sua contentezza per questo invito al TFF, in quanto è proprio a Torino che ha esordito nel lontano 1996 con i suoi primi corti, il regista ci spiega il suo metodo di lavoro, e di come lui preferisca andare e seguire l'attore, mentre gira una scena, piuttosto che il contrario. "Io sto quasi sempre dietro alla macchina da presa, diventa quasi una danza. Anzi, alle volte vado proprio in trance! Il mio è un metodo molto artigianale in fondo, ma per me è anche molto importante avere libertà di tempo, e quando posso, girare le scene in sequenza. Questo per dare modo anche agli attori di seguire un filo drammaturgico credibile”. Passa poi a presentare al pubblico in sala il film in programma,"Io la conoscevo bene” (1965), di Antonio Pietrangeli, che "analizza lo star-system di allora, e mi è capitato di visionarlo più volte; poi il personaggio della Sandrelli è molto moderno. Mi sembrava interessante vedere cosa è cambiato nella società di oggi, se è cambiato qualcosa...o almeno non solo in superficie. A suo modo, nonostante sia molto presente la canzone italiana nella colonna onora, è un film silenzioso”. Anche questa è una piccola gemma del cinema italiano degli anni '50, che ritrae un paese nel pieno del boom economico, con i suoi vizi e le sue (poche) virtù.

 

Ultimo grande e gradito ospite del festival sarà il regista Marco Bellocchio, che presenterà il film "Giuseppe Verdi” (1938) di Carmine Gallone, spiegando i motivi che lo hanno indotto a intraprendere la carriera cinematografica e raccontando la sua esperienza artistica. Altrettanto importante sarà il momento della premiazione del regista Emir Kusturica, insignito del premio speciale per la sua attività di regista e documentarista.

 

Allora non ci resta che concludere come sempre in queste occasioni, cioè con un "che vinca il migliore”, e buon fine festival a tutti.

 

 

 

*Tetro - Segreti di famiglia, di Francis Ford Coppola, con Vincent Gallo, Maribel Verdù, Klaus Maria Brandauer, Alden Ehrenreich, Carmen Maura, Rodrigo De La Serna, Leticia Bredice. Titolo originale Tetro. Drammatico, durata 127 minuti, USA, Argentina, Spagna, Italia, 2009.

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