Gomorra Vs Saviano A Teatro

Daily / News - 18 December 2008 22:28

Il nostro futuro non ha volto". Gomorra giunge a teatro

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"Il nostro futuro non ha volto". Non è una frase di Gomorra, ma uno striscione coniato dai ragazzi appartenenti ad un movimento studentesco che il 16 Dicembre 2008, prima dell'inizio dello spettacolo Gomorra a Terni sono saliti sul palco per protestare contro il decreto del Ministro Gelmini, contro i tagli fatti alla scuola, a favore di mezzi di trasporto e libri di testo gratuiti. E così Gomorra diventa il pretesto per alzare la testa e reclamare; Gomorra insegna a cercare e pretendere la libertà: libertà di accedere a manifestazioni artistiche, teatrali, cinematografiche e musicali.


Non poteva esserci miglior inizio e migliore presentazione dello spettacolo stesso.

Parlare della pièce diventa quasi inutile, obsoleto. Su Gomorra si è detto e scritto di tutto, si è parlato del film e lo spettacolo teatrale ha fatto il tutto esaurito in quasi tutti i teatri dove è stato rappresentato dal 27 ottobre 2007 ad oggi.

All'interno della scena, costituita da COLONNE di cemento, tubi innocenti e sacchi di terra. Si dipanano cinque storie tratte dal libro. Scene di degrado urbano, che comunicano disagio e violenza. L'adattamento non facile di Gomorra di Roberto Saviano l'ha fatto Mario Gelardi, autore e regista napoletano che da tempo frequenta il teatro civile e le questioni difficili.

Lo spettacolo, scritto insieme allo stesso Saviano, è "scioccante e violento come i fatti veri che racconta", come dice il regista. Cinque storie scelte dal libro. Merita forse riportare alcune riflessioni fatte dal regista stesso in un'intervista rilasciata a Fulvio Bufi nel 2007:

"Gelardi, in che modo avete tradotto il libro in racconto teatrale?". "Rendendo più rotondi i personaggi. Dandogli un'anima, delle emozioni e una vita. E usando un personaggio terzo come collante, che è proprio Saviano (l'attore Ivan Castiglione, ndr). La gente vedrà in che modo ha conosciuto quelle persone, come si pone nei loro riguardi. Raccontiamo il momento in cui stava per mettersi a scrivere e finiva di raccogliere materiale. Abbiamo cominciato a lavorare oltre due anni fa, quando Gomorra non era stato ancora pubblicato". E infatti nella prima versione non c'era il monologo che introduce gli spettatori nel mondo del Sistema. In teatro risuonano le parole che Roberto Saviano pronunciò poco più di un anno fa da un palco nella piazza di Casale di Principe, quando sfidò i camorristi delle famiglie casalesi con quel non valete niente e ve ne dovete andare, che mai i clan gli hanno perdonato. Frasi dure che portano lo spettatore direttamente nello spirito del lavoro. In cui compaiono non tutti ma molti dei personaggi raccontati nelle pagine del romanzo. Ivan Castiglione veste i panni dello scrittore, Ernesto Mahieux quelli del sarto Pasquale e che in una fabbrica clandestina gestita da un prestanome dei boss realizza abiti che poi finiscono nei guardaroba delle star di Hollywood. Addirittura riconosce come opera sua quello che Angelina Jolie indossa alla Notte degli Oscar.

"Gomorra ha tolto i veli alla città", continua Gelardi, "la realtà che si spanna. Roberto è stato i miei occhiali, mi ha dato la possibilità di vedere le cose, com'è stato per moltissimi napoletani che hanno letto il libro".

"Ma altrettanti hanno detto che quelle cose si sapevano già". "E' una gran boiata. E comunque, noi napoletani non le conoscevamo in quel modo, con l'asciuttezza dei dettagli, i particolari, le notizie. Per molti il libro è stato rivelatore. Su Napoli era stato messo un plaid caldo. Roberto l'ha tolto e ha fatto venire i brividi alla città".

E i brividi lo spettacolo li fa venire sul serio, impossibile non sentirli, come impossibile non restare colpiti dalla bravura degli attori. E mentre scendevo le scale del teatro, ancora immersa nell'atmosfera di silenzioso e riverente rispetto che mi ha avvolto alla fine dello spettacolo, mi è tornata in mente l'intervista che Saviano ha rilasciato a Enzo Biagi.

Le parole di un grande giornalista, sono migliori di qualunque critica possibile. "Penso esso all'incontro con Roberto Saviano. Confesso che non sapevo niente di lui e non avevo letto il suo libro, ‘Gomorra'. Mi incuriosiva però quanto mi diceva Loris Mazzetti che lo aveva conosciuto a Roma: ‘C'è in circolazione un libro scritto da un ragazzo di 28 anni che ha venduto più di 700 mila copie, soprattutto tra i giovani, che sta facendo più danni alla camorra che anni di guerra dello Stato. Per questo, oggi l'autore vive sotto scorta'. Mi è parsa una storia da raccontare, anzi ho pensato che doveva essere la prima intervista del mio ritorno dopo cinque anni in televisione. Così ho letto ‘Gomorra'. Dovevo pur documentarmi. La prima impressione è stata che mi trovavo di fronte a uno scrittore, vero, e, per quel che conta il mio giudizio, con un grande avvenire davanti. Qualcuno ha detto che è facile raggiungere il successo, difficile mantenerlo. In questo caso, non credo. Piuttosto, il problema di Roberto sarà che in questo Paese il successo non te lo perdonano ed esistono sempre i critici paludati i cui libri, magari, non raggiungono le cinquemila copie di tiratura. La mia età mi ha permesso di trasmettere a Saviano questa modesta opinione e la raccomandazione, a un ragazzo di cui potrei essere nonno, di aspettarsi l'invidia e di non prendersela troppo. Al di là delle sue indubbie capacità di scrittura, colpisce il carattere di un ventenne che comincia ad interessarsi alle vicende di camorra, a seguire i processi, a studiare le carte, a frequentare gli ambienti malavitosi della sua terra con lo scopo di capire e poi raccontare. Ed è stato proprio questo a creargli dei problemi. Roberto Saviano non solo ha ‘denudato il mostro', ma l'ha saputo spiegare come finora nessuno. Mi è venuto subito in mente uno scrittore che ho molto amato, di cui sono stato amico, Leonardo Sciascia: quanto lui ha saputo narrare la sua Sicilia e le storie di mafia così Saviano è lo scrittore per eccellenza di Napoli e della camorra".

Continua Biagi: "Ho voluto, prima di entrare in studio, passare qualche ora con Roberto, non solo per dargli un po' dell'esperienza di un vecchio signore, ma per conoscerlo e cercare di capire che cosa spinge un giovane a rinunciare alla propria libertà, a vivere come tutti i coetanei, incontrare la sua ragazza, andare al cinema, prendere un aereo, cenare con gli amici. La prima risposta l'ho avuta dai suoi occhi, intelligenti e curiosi che mi hanno frugato forse per spiegarsi il perché di quell'invito. Chi mi conosce sa che sono abituato a trascorrere con i miei ospiti il tempo necessario per la trasmissione, ma stavolta avrei voluto che la colazione con Roberto, poi il caffè, durassero di più. Anzi, spero che mantenga la promessa di tornare a trovarmi, magari quest'estate in campagna, così avremmo la possibilità di continuare quel discorso cominciato a casa di mia figlia Bice. Dai giovani, anche alla mia età, c'è sempre da imparare. Da Roberto Saviano un po' di più. E' arrivato poi il momento dell'intervista e dalla sua prima risposta ho capito che avevo ragione ad aver voluto inaugurare ‘RT' con lui. Poco prima ci eravamo messi d'accordo sul finale: gli avrei chiesto se voleva aggiungere qualcosa e lui, che aveva il suo libro infilato tra il bracciolo e lo schienale della poltrona, ne avrebbe letto qualche riga. Invece, a quella mia domanda Saviano ha risposto: ‘Sono felice di aver potuto dialogare con lei. Se questo è possibile, forse in questo Paese qualcosa è ancora possibile fare'.  E' stato il più bel ‘bentornato' che ho ricevuto. Grazie, Roberto".

Tra gli interpreti della piece spicca Ernesto Mahieux, affermato attore - visto anche in L'imbalsamatore di M. Garrone - che, per la brillante interpretazione di Pasquale il sarto, si è guadagnato un premio come miglior attore non protagonista.

Regia: Mario Gelardi. Drammaturgia: Mario Gelardi, Roberto Saviamo (tratto dall'omonimo libro, Mondadori). Interpreti: Ivan Castiglione (Roberto Saviano), Francesco di Leva (Pikachu), Giuseppe Gaudino (Mariano), Giuseppe Miale di Mauro (Stakeholder), ìAdriano Pantaleo (Kit Kat), e con la partecipazione straordinaria di Ernesto Mahieux (Pasquale). Scene: Roberto Crea. Costumi: Roberta Nicodemo. Musiche: Francesco Forni. Immagini: Ciro Pellegrino. Aiuto regia: Andrea Vellotti. Direttore di scena: Niko Mucci. Datore luci: Silvio Rocco. Fonico: Italo Buonsenso. Macchinista: Vincenzo Barone. Sarta: Roberta Mattera. Amministratrice di compagnia: Monica Vicinanza.

© Riproduzione riservata



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