Venezia 76 Waiting for the Barbarians, carismatico Johnny Depp che sorprende al Lido

Cinema / Intervista - 06 September 2019 19:30

Il film in concorso diretto da Ciro Guerra.

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In attesa delle premiazioni di domani sera, Venezia 76 chiude in bellezza con Johnny Depp. L'attore è in forma smagliante. A suo agio, scherza con la stampa e ironizza su se stesso. Dell'esperienza italiana sul set, racconta:”Amo l'Italia. Il cibo è molto buono. Mi piace bere un bicchiere di vino, di tanto in tanto. Perché ridete?”. In vari momenti indirizza il buonumore, elettrizzando la sala gremita in conferenza stampa. È onorato di essere alla Mostra con Waiting for the Barbarians di Ciro Guerra e parla del suo personaggio - non può essere semplicemente un bad guy, ci tiene a puntualizzare, che si alza alla mattina e radendosi decide di essere malvagio: “E' davvero uno sociopatico? Più probabilmente è un bambino traumatizzato. Secondo me è un uomo che si è costruito una corazza per fuggire dalle emozioni. In un certo senso è vittima di se stesso. Sadico e masochista, ma guardandolo agire in determinate circostanze capiamo come la parte masochista comanda l'altra. Senza il masochismo non può esserci sadismo. Joll è guidato da questo conflitto senza possibilità di via di uscita”.

Depp rimarca anche l'attualità della storia con una tematica incentrata sulla genesi del potere.


Waiting for the Barbarians, dal libro al film

Il divo più atteso al Festival, si emoziona parlando della figlia Lily-Rose, anche lei al Lido protagonista di The King per la regia di David Michod (leggi qui): “Essere qui, insieme, è meraviglioso. Lily-Rose è stata tante volte qui a Venezia, quando era una bambina. Oggi vedo questa giovane donna incredibile, così dignitosa, che fa scelte di cui sono orgoglioso - poteva scegliere di recitare in blockbuster, invece non è nella sua natura, non fa parte di lei. È notevole, lei e mio figlio sono i miei idoli”.

Waiting for the Barbarians segna il debutto del colombiano Ciro Guerra, Oscar sfiorato per L'Abrazo de la Serpiente (leggi qui) nel 2015, in un lungometraggio in lingua inglese. Girato tra il Marocco e l'Italia, il film è tratto dal romanzo di J. M. Coetzee, scrittore sudafricano il quale ha curato anche la sceneggiatura “tradendo” il suo stesso libro in modo da fare nascere l'opera cinematografica. Il film ha una produzione italiana, grazie a Iervolino Entertainment.

Ambientato in un avamposto di frontiera di un impero senza tempo, la trama vede un magistrato (Mark Rylance) attendere il momento del buen retiro. La sua routine viene interrotta dall'arrivo del colonnello Joll (Depp), incaricato di un'indagine sulla sicurezza al confine. I suoi metodi spietati conducono il magistrato alla crisi, fino all'atto di ribellione.

Il magistrato e il colonnello, i protagonisti del film

Rylance osserva a proposito del suo personaggio: “Probabilmente nel mio piccolo, farei le sue stesse cose se mi svegliassi una mattina e scoprissi di vivere in una cultura brutale e barbarica, situazione in cui in realtà mi trovo a vivere. Fare finta che niente sia accaduto è una reazione comprensibile, finché qualcosa scatta nel magistrato, cerca di diventare un salvatore. Rimane sempre più coinvolto nel proposito e si accorge di essere lui stesso vittima dell'autorità che rappresenta. Tuttavia, ancora non focalizza il punto: quello di non essere intimamente connesso con la vita. In realtà, il magistrato, tentando di salvare una vittima per sentirsi una brava persona, esercita solo un'altra forma di potere. Il magistrato e il colonnello sono le due facce della stessa medaglia imperialista, torturatore e salvatore mietono entrambi vittime: questo è l'aspetto interessante della storia, una dinamica di cui è difficile venirne a capo”.

Ciro Guerra rivela come, alla fine delle riprese, si sia accorto di avere realizzato una storia contemporanea. A chi gli chiede riguardo alle aspettative sul mercato, Guerra sorride: “Non penso al mercato quando faccio un film. Sono concentrato sullo storytelling che deve avere un senso, un proposito. Tutti noi abbiamo bisogno di storie capaci di dare un senso a ciò che sta accadendo oggi. Quando la realtà è cosi caotica, cerchiamo disperatamente storie a sostegno. Perché stiamo raccontando questa storia? Perché è così importante? Qual è il modo migliore per condividerla con il mondo? Se pensiamo ad altro, non siamo onesti con noi stessi e le storie che raccontiamo. Con questo film abbiamo pensato a ciascuna persona del pubblico, non al mercato indistinto”.



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