Speciale Milano Fashion Week

Intervista ad Albano Carrisi

Scopri l'intervista ad Albano Carrisi: album, canzoni

Intervista ad Albano Carrisi

Nel corso di sessant’anni di carriera, Al Bano ha ricevuto 26 dischi d’oro e 8 dischi di platino, vendendo oltre 25 milioni di copie in tutto il mondo.  È stata pubblicata una versione remix di "Felicità" a fine 2025 (Gabry Ponte REMIX 2025); del 2017 è Di rose e di spine, preceduto da Vite coraggiose e  Cantiamo il Natale (intervista rilasciata per il portale dell’Ambasciata di Spagna in Italia).


Ha affermato che della Spagna le piace tutto, da nord a sud, e che la conosce forse meglio di molti spagnoli. Da dove nasce questo legame così intenso? Ricorda la sua prima esibizione su un palco spagnolo?

La Spagna per me è davvero una seconda patria. Il legame nasce dal cuore, dalla sua gente, dal calore umano che ho percepito fin dalla prima volta che sono arrivato nel 1971. Ricordo ancora perfettamente la mia prima esibizione a Madrid: sentii un’energia incredibile, un’accoglienza tale da farmi capire che tra me e quel pubblico c’era qualcosa di speciale. Da allora è stato un amore reciproco, cresciuto anno dopo anno. Negli anni Settanta passavamo quasi sei mesi all’anno in tournée, girando la Spagna in lungo e in largo. Sono ricordi che porto dentro con grande affetto.


Quale luogo della Spagna le ricorda di più la sua Cellino San Marco?

Sicuramente l’Andalusia, la Costa del Sol e, in generale, tutto il sud della Spagna. Sono zone che sento molto vicine perché il paesaggio assomiglia alla mia terra natale: architettura simile, radici cristiane e tracce della presenza romana.


Nel 1969 En el Sol è stata la sua prima canzone tradotta allo spagnolo. Come nacque questa idea che le aprì definitivamente le porte a una dimensione internazionale? E in che modo influenzò il suo percorso musicale?

En el Sol ha segnato una svolta nella mia carriera internazionale. L’idea nacque quasi naturalmente dalla mia casa discografica dell’epoca, la EMI, in quegli anni era consuetudine tradurre in spagnolo le hit italiane. La lingua spagnola possiede una musicalità che si adattava perfettamente al mio modo di cantare. Quell’esperienza mi ha insegnato che non esistono confini artistici, che bisogna pensare in grande e sentirsi cittadini del mondo.


Nell’album Emozionale del 1995 ha collaborato con due leggende della musica spagnola quali Montserrat Caballé e Paco de Lucía. Che ricordo conserva di Montserrat Caballé, una delle più grandi voci della storia dell’opera, con cui ha inciso il singolo Cántico e si è esibito in meravigliosi scenari come il Duomo di Milano nel 1999 o il 25º Festival de Peralada nel 2011?

Collaborare con Montserrat Caballé è stato un onore immenso. Aveva una voce straordinaria, ma anche una grande umanità. Ricordo con emozione i concerti in luoghi speciali come il Duomo di Milano, il Festival di Peralada e altre tappe europee: erano momenti in cui la musica assumeva un valore quasi sacro. Montserrat aveva una sensibilità unica, capace di trasformare ogni nota in pura emozione.


Cosa può raccontare invece della sua esperienza con Paco de Lucía, uno dei più grandi chitarristi di sempre, con cui ha condiviso brani come Un sasso nel cuore e Na na na?

Paco de Lucía era un gigante, un vero poeta della chitarra. Era un uomo silenzioso, ma quando prendeva lo strumento parlava al mondo. Da lui ho imparato il rispetto profondo per la musica e per il silenzio tra le note. Ricordo che in sala d’incisione, mentre registravamo Un sasso nel cuore, gli portarono lo spartito che avrebbe dovuto eseguire. Lui lo guardò con aria quasi severa e disse: «No sé leer música, yo soy la música».


Nel 1998 a Bad Ischl (Austria) si è esibito con Plácido Domingo e José Carreras, ricevendo dalle loro mani il doppio disco di platino per Concerto classico. Che significato ha avuto per lei il confronto con il mondo della lirica e cosa le ha lasciato a livello umano e artistico?

L’esperienza di Bad Ischl con Plácido Domingo e José Carreras è stata straordinaria. Ricevere il doppio disco di platino per Concerto classico dalle loro mani è stato un riconoscimento importante. Il confronto con la lirica mi ha insegnato disciplina e rigore. Umanamente mi ha lasciato l’amicizia e la consapevolezza che la musica unisce mondi diversi. Ho sempre amato la musica lirica, mia madre cantava spesso Casta Diva di Vincenzo Bellini.


Le tournée del 2024 e 2025 l’hanno portata a esibirsi in molte città spagnole, da Barcellona ad A Coruña. Quali sono state le sorprese più grandi di questi tour e quali i ricordi che porta con sé?

Ogni volta che torno in Spagna è sempre una grande emozione. Vedere i teatri pieni a Barcellona, Madrid, Valencia e Marbella è stata la conferma di un amore che dura da decenni. La sorpresa più grande è stata trovare tanti giovani tra il pubblico che conoscevano tutte le mie canzoni. Questo mi dà la certezza che la musica non ha età.


Ha partecipato a quindici edizioni del Festival di Sanremo in sei decenni consecutivi, oltre a due edizioni dell’Eurovision. Come ha visto evolversi l’industria musicale in tutti questi anni? Quali cambiamenti ritiene siano stati positivi e quali, invece, negativi?

Ho vissuto tante stagioni della musica italiana, dal vinile allo streaming, e come tutto anche Sanremo è cambiato molto. Ci sono aspetti positivi, come l’apertura ai giovani e ai nuovi linguaggi, ma a volte si rischia di perdere un po’ di poesia. Io credo che la melodia e il sentimento restino centrali.


Oltre alla musica, coltiva due grandi interessi come il vino e i cavalli, tanto che nel 2022 ha ricevuto un riconoscimento al 32º Salón Internacional del Caballo di Siviglia insieme a personalità come Manuel Díaz, Marta Robles e Plácido Domingo. Come sono iniziate queste passioni così diverse e cosa rappresentano oggi per lei?

Il vino e i cavalli sono passioni che nascono dalla mia terra. Il vino è cultura, convivialità, memoria. I cavalli rappresentano libertà e forza. Essere premiato al Salón Internacional del Caballo di Siviglia è stato un grande onore, soprattutto accanto a figure importanti del mondo dello spettacolo e della cultura. Per me sono passioni che completano la mia vita.


Ha recitato in dieci film, interpretando se stesso negli ultimi due. Quando è nato il suo interesse per il cinema e che cosa le ha dato di diverso rispetto alla musica l’esperienza davanti alla macchina da presa?

Il cinema è arrivato quasi naturalmente, come un’estensione del mio racconto musicale. Davanti alla macchina da presa ho scoperto un altro modo di esprimere emozioni: più silenzioso, più intimo. La musica ti porta a comunicare con la voce, il cinema anche solo con uno sguardo. Sono due linguaggi diversi, ma entrambi mi hanno dato molto.


Intervista a cura di Francesco Maria Menghi.

© Riproduzione riservata

Potrebbe Interessarti