Recensione del film Rosso Istanbul
"Rosso Istanbul" è il film di Ferzan Ozpetek tratto dal suo romanzo.
Rosso Istanbul è il film drammatico di Ferzan Ozpetek con Halit Ergenç, Tuba Büyüküstün, Nejat Isler, Mehmet Günsür.
Il 13 maggio 2016 Orhan Sahin (Ergenç) torna a Istanbul: da editor letterario deve aiutare Deniz Soysal (Isler), un regista cinematografico a terminare la scrittura del suo romanzo. Qui conosce le persone che poi sono trasfigurate nel romanzo, nonché la misteriosa Neval (Büyüküstün) e Yusuf (Günsür), cui Deniz è più legato.
“Un storia? Sei sicuro che l’abbiamo avuta?”, chiede Neval a Deniz. “Ormai l’ho scritto. Una notte sola, ma per me valeva una vita” risponde lui, quasi a delirare il tragitto di un racconto inventato nel romanzo, poi amplificato dalle parole del romanzo e da dettagli inesistenti. La realtà narrata è diversa da quella vissuta, e il fatto che le persone reali collidano con i personaggi crea continue interferenze nel film. Agire in liberà diventa complicato, perché descrive una persona esistente in un romanzo è anche ammettere come vorremmo che fosse.
A questo aspetto più naturale, per cui scrivere diventa un rifugiarsi in un sogno ulteriore se ne associa però uno più tracotante. Ossia il fatto che Denis abbia amato molte donne, “che credono che siano ancora indispensabili”, getta un fastidioso intellettualismo sul film, portando il protagonista ad un livello superiore e borghese. Quasi che il regista voglia prendere le distanze dalla quotidianità raccontata nel precedente e toccante film, “Allacciate le cinture” (2014) che raccontava della vita della cameriera Elena condensata dalla chemioterapia. Reale e che può accadere a tutti.
Il film parte da un assunto a tratti astratto: Orhan è uno scrittore andato via dalla Turchia per motivi drammatici venti anni prima, dopo avere pubblicato un romanzo di grande successo. Ora fa di professione l’editor in Inghilterra. Questo intellettualismo rende il film in alcuni momenti distante, conducendo lo spettatore in un mondo poco conosciuto. Anche l’obbiettivo di Orhan è particolare, tornare nella città d'origine per correggere “Rosso Istanbul”, il libro del famoso regista Deniz.
Orhan poi cerca tra gli amici di Deniz, presenti nel romanzo e deciso ad ascoltare il loro punto di vista. Come quando incontra Yusuf, cui chiede cosa abbiano fatto da bambini, e lui cerca inizialmente di allontanarlo, temendo una trasposizione della propria fragilità in un romanzo.
Il personaggio di Orhan è quello che deve affrontare maggiori complessità, da mediatore tra Deniz e il suo mondo reale, quasi a raccontare l’impossibilità di conoscere veramente una persona, tanto sono alterate le voci. Così anche le persone vicine a Deniz come la madre, gli amici, i parenti erano già conosciuti da Orhan, ma filtrati. Ora invece li vede reali, e questo processo rende più complicato dover far chiarezza su cosa consigliare - da editor - a Deniz.
“Rosso Istanbul” è un film temerario, anche per la scelta di far recitare attori sconosciuti al pubblico italiano. Il film è tratto dal romanzo dello stesso regista del 2013: in questo aspetto letterario però Ozpetek inserisce i dettagli che sa meglio amalgamare, come i rumori, i colori. I tonfi delle trivelle in sottofondo segnano un aspetto lontano dalla scena cui si sta assistendo ma rammentano già ad un altrove di urbanizzazione della città. “Si rompono le rocce per costruire le fondamenta dei grattacieli”, dice il regista. A questi suoni se ne uniscono altri, come quelli sacri dei muezzin o delle campane. Così accanto alla ricerca di Orhan sulla vera personalità di Deniz, ne ne unisce un’altra: quella della città perduta, sedimenta nei ricordi di venti anni prima e ora coperti da nuovo cemento.
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