Venezia 2017: Ha'edut, The testament - Recensione film
74° Mostra internazionale del cinema di Venezia, presentato in concorso nella sezione Orizzonti il film diretto da Amichai Greenberg
Ha’edut, The testament viene presentato alla Mostra internazionale del cinema di Venezia 2017 nella sezione Orizzonti, per la regia di Amichai Greenberg con protagonisti tra gli altri Ori Pfeffer, Michaela Rosen e Shmulik Atzmon. Un film che pone attenzione sull’importanza della memoria storica e sulle scelte che vengono effettuate per difenderla contro l’usura del tempo e la negazione delle autorità, pronte a far scivolare nell’oblio un caso di sterminio di massa.
Trama del film The testament. Yoel (Ori Pfeffer) è un ricercatore impegnato in una battaglia legale e politica volta a determinare la volontà delle reticenti autorità austriache e fargli riconoscere la verità storica sullo sterminio di duecento ebrei perpetrato dai soldati tedeschi nelle campagne appena fuori il centro abitato di Lendsdorf. Yoel deve individuare la posizione esatta della fossa, comune dove giacciono le vittime dello sterminio, prima che l’intera area dove venga edificata ed i resti dei caduti sepolta sotto strati di cemento. Una lotta solitaria contro il tempo, minata dalla contrarietà delle autorità cittadine e dalla pochezza delle prove esistenti. Yoel sarà costretto a compiere scelte personali che gli permetteranno di scoprire la vera identità della propria famiglia.
Amichai Greenberg alla regia compie un’opera dalla narrazione essenziale conferendo alla struttura uno stile thriller, lasciando che lo spettatore venga guidato attraverso l’elaborazione dei fatti, con austera armonia, senza tentare di sorprenderlo né abusando dell’Olocausto come argomento principale, mantenendolo sullo sfondo di una vicenda che si pone come primario obiettivo primario quello di dimostrare quanto complicata ed a volte osteggiata può essere la ricerca della verità.
La sceneggiatura appare lineare e fa emergere il disagio dei sopravvissuti che non vogliono lasciarsi coinvolgere dalla vicenda storica. Viene narrata la difficoltà delle generazioni successive ed attuali, profondamente provate da quanto accaduto ai loro avi. Un disagio rappresentato attraverso l’uso del rapporto esistente tra le persone che sono ebree ed i “Goy", ovvero, coloro che non sono ebrei.
The testament è stato accolto da un fragoroso e prolungato applauso del pubblico presente in sala ed ha certamente il merito di richiamare l’attenzione su un argomento essenziale come ammesso dallo stesso regista, la verità è un ingrediente essenziale per comprendere la nostrà identità.
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