Rocco, intervista all'attore del film Siffredi: 'mia madre voleva che divenissi chierichetto'
Mauxa ha intervistato l'attore del film "Rocco", il protagonista Rocco Siffredi.
Rocco è il film di Thierry Demaizière e Alban Teurlai che racconta la vita dell’attore hard Rocco Siffredi. Nel cast ci sono James Deen e John Stagliano.
Mauxa ha incontrato l’attore a Lucca Comics & Games 2016: Rocco Siffredi ha espresso il motivo di fondo del film, ovvero il senso di inadeguatezza che lo ha sempre attanagliato nella sua carriera, tra la sicurezza economica che il suo lavoro garantisce e il dubbio morale.
D. Come rappresenti te stesso nel documentario?
R. S. La pornografia è stata per me una scelta di vita. Non puoi mettere d'accordo il mondo, ma volevo fare della mia vita ciò che desideravo.
In realtà Rocco Siffredi ha decido di intraprendere questa carriera anche se il suo medio curante glielo sconsigliò in giovane età, per le implicazioni psicologiche che ciò avrebbe avuto. Interruppe poi la sua attività a 40 anni: per via di una dipendenza dal sesso decise di riprendere, come produttore.
D. Cose pensi delle ragazze che scelgono questo lavoro?
R. S. Le ragazze arrivavano da Bucarest, e mi dicevano "sono studentessa di legge". Facevano questo lavoro per soldi, poi avrebbe fatto l'avvocato. Ad una ragazza italiana cerco di dissuadere per tre volte dall’intraprendere la professione, perché poi si crea una distruzione della reputazione. Sto ricevendo sempre di più email di ragazze italiane che vogliono provarci, e mi prende un magone quando avverto la loro ambizione. In Italia c'è un utilizzo mediatico della persona, tra un gossip che si crea e maldicenze. Una ragazza italiana che sceglie questo mestiere è condannata.
Nel film emergono spesso simboli religiosi, dovuti anche alla formazione cattolica di Rocco, impartita soprattuto dalla madre. Ed il medesimo rapporto con la madre è fondamentale per comprendere la psicologia della coazione a ripetere cui si sottopone l’attore: da lei Rocco si doveva sentire “autorizzato” al porno. Nel documentario rivela che quando ha iniziato il lavoro il primo desiderio era rendere la madre e i fratelli più felici, provenendo da una famiglia modesta. Quando morì il fratello - Rocco aveva sei anni - nacque una tristezza cui lui cercò di collimarsi per tutta la vita: “Cerco sempre di soffrire come hanno sofferto loro. Per avvicinarmi a loro. La mia insoddisfazione sta in questo”.
D. Come mai la croce ritorna nel film?
R. S. L’immagine di Gesù con il sesso mi piace molto: ad esempio una donna che indossa una collana con una croce. Sono un cristiano, è il tema della croce ritorna spesso nel film. Mia madre voleva che divenissi chierichetto.
Sul set l’attore è sempre combattuto: da un lato considera l’aspetto economico della professione, dall’altro quello privato: “So che può sembrare inverosimile che dopo tutti questi anni io vada sul set di un film porno per lavorare e mi senta in colpa nei confronti di mia moglie. Non mi sono ancora pacificato. Ci sono milioni di coppie di scambisti che vivono meglio, in ogni caso più serenamente di me, il fatto di cambiare partner davanti a tutti. So che è incredibile, ma sono fatto così”.
Il film di Thierry Demaizière e Alban Teurlai si delinea quasi come una espiazione. “servirà anche a chi lo guarda a confessare le proprie debolezze. Penso che un uomo su mille sia sincero con se stesso”.
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