Lo chiamavano Jeeg Robot, intervista allo sceneggiatore Nicola Guaglianone: 'il cinema italiano ha bisogno di immaginazione'
Lo chiamavano Jeeg Robot è il film nelle sale che mostra un supereroe italiano. Mauxa ha intervistato lo sceneggiatore del film Nicola Guaglianone.
Lo chiamavano Jeeg Robot è il film in uscita oggi nelle sale distribuito da Lucky Red. Il film è diretto da Gabriele Mainetti, con un cast composto da Claudio Santamaria, Luca Marinelli e Ilenia Pastorelli. La sceneggiatura è di Nicola Guaglianone e Menotti.
La trama segue la vicenda di Enzo Ceccotti, vissuto nella periferia romana e che casualmente entra in contatto con una sostanza radioattiva. Scopre così di possedere un forza sovrumana: la sua carriera di delinquente pare avere una svolta, fino all’incontro con Alessia. Lei infatti ritiene che Enzo sia l’eroe del famoso cartone animato giapponese Jeeg Robot d’acciaio.
Il protagonista entra in contatto con dei bidoni radioattivi nel Tevere e lentamente si accorge di aver acquisito una super forza: “Io ho sempre definito questo film come l’educazione di un misantropo - ci dice Guaglianone - grazie all’amore di una donna che confonde la realtà con l’immaginazione. Quando gli capitano questi superpoteri non sa cosa farne e li usa solo per se stesso. Il potere è un servizio”.
Showrunner. Il film è prodotto da Goon Film con Rai Cinema. Nel sistema produttivo recente si fa uso della figura dello Showrunner, ovvero dello sceneggiatore che prende parte anche alle riprese. Anche in questo caso gli autori sono stati presenti sul set: “Siamo andati sul set, con Menotti: per curiosità. Gabriele Mainetti ci ha anche coinvolto con la scelta gli attori. Ilenia Pastorelli - l’attrice che interpreta Alessia, n.d.r. - ad esempio quando scrivevo l’avevo vista in televisione, con un dialetto particolare. Avevo inserito dei modi di dire nel personaggio di Alessia, ne ho parlato a Gabriele”. Per Guaglianone la presenza dello sceneggiatore su set è funzionale: “Consiglio a tutti i registi di portare lo sceneggiatore sul set. Il film ce l’hai nella testa, te li porti a dormire fino alla sera”.
I cinecomics. La
Il ricorso al comics è funzionale anche ad un aspetto sociologico. “Quella dei comics è una tribù. Io ho letto ‘Diabolik’, ‘Paperino’. Non sono un grande conoscitore. Ultimamente ho letto ‘Shamo'. Per alcuni corti ci siamo basati sul fantasy, come per ‘Tiger Boy’ o “Basette’ che trattava di Lupin. Quelli che erano i miei miti: il mito che ti porta a fuggire con la realtà”.
Guaglianone ha scritto anche un corto, “Due piedi sinistri” di Isabella Salvetti, che ha ottenuto molte visualizzazioni su YouTube: “Dopo aver raccontato il tema del mito, mi interessa la diversità. La medesima di Enzo Ciccotti in ‘Lo chiamavano Jeeg Robot’, vivendo lui a Tor Bella Monaca. Contro la realtà, lui costruisce un muro intorno al suo cuore. Per me il cinema italiano ha bisogno di immaginazione. Forse ci siamo stancati di sentire le stesse storie che raccontano di commercialisti in crisi adolescenziali. Siamo capaci di emozionare. Usare il genere per raccontare la realtà”.
Il prossimo progetto è “Indivisibili”: “Si tratta della storia di due cantanti siamesi, attaccate. È diretto da Edoardo De Angelis e scritto da me e da Barbara Petronio”. Il modello di
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