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Diaco non chiede scusa a Ravagnani, ma risponde: "Ho fatto solo il mio dovere di giornalista"

Diaco svela a Le Iene di aver convocato Ravagnani in camerino prima dell'intervista controversa.

Diaco non chiede scusa a Ravagnani, ma risponde: "Ho fatto solo il mio dovere di giornalista"

La polemica nata dall'intervista di Pierluigi Diaco ad Alberto Ravagnani continua a tenere banco nel panorama televisivo italiano, spostandosi dai salotti Rai fino agli studi Mediaset. Dopo il botta e risposta con Milly Carlucci e le reazioni del pubblico social, è stata la trasmissione Le Iene a raccogliere la versione del conduttore di BellaMa', attraverso una telefonata dell'inviato Gaston Zama che ha portato alla luce dettagli inediti su quanto accaduto prima e durante la discussa intervista all'ex sacerdote.

Il caso è esploso nelle scorse settimane quando Diaco ha sottoposto Ravagnani, concorrente di Ballando con le Stelle, a una serie di domande sulla sua vita privata, sulla sessualità e sull'orientamento affettivo che hanno fatto discutere gran parte dell'opinione pubblica. Le accuse di outing e la pressione mediatica non hanno però scalfito la posizione del giornalista, che anzi ha rilanciato difendendo la legittimità del suo operato. Durante la conversazione con Le Iene, Diaco ha svelato un particolare fino a quel momento sconosciuto: prima dell'intervista aveva convocato Ravagnani nel proprio camerino per anticipargli il tenore della conversazione che li attendeva.

"L'ho convocato in camerino, cosa che non faccio mai con gli ospiti. Mai fatto nella mia vita, ma mi sembrava giusto perché mi avevano detto che lui non sapeva in quale trasmissione andasse", ha raccontato il conduttore, aggiungendo un elemento che ha sorpreso molti: secondo quanto riferito a Diaco, Ravagnani non avrebbe studiato il programma prima di presentarsi. Questa rivelazione ha aggiunto un ulteriore strato di complessità alla vicenda. Come è possibile che un ospite non conosca il format del programma a cui partecipa? Diaco ha espresso il proprio stupore per questa circostanza, sottolineando come lui stesso, quando è ospite altrove, si prepari studiando il contesto.


Proprio per questo motivo avrebbe deciso di incontrarlo privatamente, avvisandolo che si sarebbe trattata di un'intervista tosta, sincera, e che si aspettava altrettanta sincerità in cambio. Secondo la ricostruzione del giornalista, Ravagnani avrebbe accettato queste condizioni prima di andare in onda. Sul fronte delle domande contestate, Diaco non ha fatto passi indietro. Ha rivendicato la coerenza tra il contenuto dell'intervista e la narrazione che lo stesso Ravagnani aveva offerto pubblicamente negli ultimi mesi, in particolare durante la partecipazione a Ballando con le Stelle.


"Nel momento in cui narri una cosa così, penso sia del tutto naturale chiedere 'perché non sei stato casto?' o se sia attratto da un uomo o da una donna. Mi sembra una domanda, nel 2026, talmente innocua", ha dichiarato, spiegando come il tema della sessualità fosse perfettamente inserito nel contesto della puntata. Il conduttore ha inoltre sottolineato che le clip trasmesse durante il talent show di Rai 1 dedicano ampio spazio agli aspetti personali e intimi dei concorrenti, e che la scelta artistica del ballo porta naturalmente con sé elementi di sensualità. Attenendosi a questa narrazione già pubblica, secondo Diaco, le domande poste erano non solo legittime ma anche doverose dal punto di vista giornalistico.


Quando Gaston Zama gli ha chiesto se fosse dispiaciuto per come si è conclusa la vicenda, la risposta è stata netta: "Dispiaciuto per Ravagnani? No, francamente no. Io ho fatto il mio mestiere, sono stato molto cortese e sincero con lui". Una posizione che ha suscitato ulteriori reazioni, considerando che molti spettatori hanno percepito quelle domande come invasive o inopportune, a prescindere dalla loro pertinenza formale. Sul tema dell'outing, uno dei punti più delicati dell'intera polemica, Diaco ha tracciato una distinzione: da un lato ha difeso il diritto di porre domande nell'ambito di un'intervista giornalistica, dall'altro ha riconosciuto che "ognuno ha i tempi interiori per fare quello che vuole e dichiarare quello che vuole".


Una precisazione che arriva dopo giorni di critiche e che sembra voler separare la libertà professionale dalla sfera individuale, anche se la coesistenza di questi due principi nella stessa intervista continua a generare dubbi. Il conduttore ha anche escluso categoricamente di aver ricevuto richiami dalla Rai, rispondendo con sorpresa alla domanda dell'inviato: "Nessuno mi ha richiamato, assolutamente. E perché dovrei essere stato richiamato? Ma casino di che cosa? La bolla del niente che sono i social?". Secondo Diaco, la polemica sarebbe circoscritta principalmente alle piattaforme digitali, una "dittatura" dalla quale non intende farsi condizionare. "Rispondo alla mia coscienza, al pubblico e all'azienda per cui lavoro", ha concluso.


La questione, però, va oltre i social. Anche Milly Carlucci, conduttrice di Ballando con le Stelle, aveva commentato l'accaduto, suscitando a sua volta una replica di Diaco che l'aveva accusata di utilizzare gli strumenti Rai per regolare conti personali. E persino Fiorello aveva "stuzzicato" il collega, pur senza entrare troppo nei dettagli, ammettendo che secondo lui Diaco avrebbe sbagliato. Resta il fatto che gran parte del pubblico televisivo, non solo degli utenti social, ha percepito l'intervista come eccessivamente pressante. La differenza tra una domanda pertinente e una domanda opportuna non è solo una questione formale: riguarda il rispetto dei confini personali, i tempi di elaborazione individuale e la responsabilità di chi gestisce il microfono.


Utilizzare toni apparentemente morbidi non equivale automaticamente a essere rispettosi, e molti spettatori ne sono consapevoli, a dispetto della posizione del conduttore. La vicenda continua a dividere. Da una parte chi sostiene la libertà di informazione e il diritto-dovere del giornalista di fare domande scomode, dall'altra chi ritiene che esistano limiti etici da rispettare, soprattutto quando si tratta di questioni intime e identitarie. Diaco, almeno per ora, non sembra intenzionato a modificare la propria linea, convinto di aver agito nel pieno rispetto del proprio ruolo professionale e della trasparenza nei confronti dell'ospite.

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