Befana: tra filastrocche, calze e carbone torna la festa dedicata ai bambini
La Befana è l'anno vecchio che se ne va. Per questo è vecchissima e spesso brutta, poiché logora, raggrinzita, sformata. Anche quest'anno giunge ad omaggiare i più piccini
Befana. Torna la festa dedicata ai bambini tra filastrocche, calze e carbone. La simpatica vecchietta della tradizione omaggia anche quest'anno i pargoli buoni con piccoli doni. Poco importa se sono low cost. D'altronde si sa, la Befana è sempre stata più povera rispetto al ricco e pasciuto Babbo Natale. E nessuno si aspetta che carichi chissà cosa nel sacco che porta sulle spalle, mentre cavalca abilmente, nonostante l'età, la sua scopa volante. Non ha mica la slitta! E nemmeno una renna. Al massimo, siccome è un po' strega, avrà qualche gatto...
Figura d'origini assai antiche, la Befana è da collegarsi ad usanze magiche precristiane, deriva da riti campestri pagani riguardanti l'inizio del nuovo anno e si mescola al folclore nella cultura dei popoli. La sua immagine iconografica di anziana spesso brutta e quasi mostruosa (nella maggioranza dei casi viene rappresentata con porri, nei e peli sul naso ricurvo, ha una bocca sdentata la cui risata pare un ghigno, il mento aguzzo e la gobba) va relazionata con il tempo andato: gli ultimi dodici mesi trascorsi, ormai sul punto d'essere arsi per rinascere. In passato apparteneva a parecchie nazioni d'Europa la tradizione di bruciare pupazzi al principio dell'anno.
Un'ipotesi affascinante è quella che, in Italia, connette la Befana con una festa che si teneva a Roma all'inizio di gennaio, fatta per onorare le divinità Giano e Strenia. A quest'ultima, simbolo di prosperità e buona fortuna, va collegata l'origine del vocabolo “strenna”. E strenne sono proprio quelle che porta la Befana: doni in memoria dei regali offerti a Gesù Bambino dai tre Re Magi giunti da Oriente a Gerusalemme per adorare il Salvatore. La vecchia, dalla larga e lunga gonnella e dalle consunte ciabatte, è dispensatrice di bon bon ed altre leccornie, ma anche di carbone nero oppure di polenta gialla per chi sia stato cattivo.
Quanti si sono comportati bene durante l'anno ricevono premi anche in questo periodo di crisi economica: oltre ai dolciumi, mandarini, pennarelli per colorare, favole a tema (indimenticabile “La freccia azzurra” di Gianni Rodari e delizioso “Come fu che Babbo Natale sposò la Befana” di Andrea Vitali). Il tutto rigorosamente infilato in calze fai da te. Infatti la tendenza di questa Epifania vuole calze homemade, realizzate tramite uno scampolo di lana, juta o feltro e magari personalizzate con l'indicazione del nome dei bambini cui il contenuto è destinato.
Sempre di gran moda sono le innumerevoli filastrocche che riguardano la Befana. Curiose e spassose dispensano dettagli ed aneddotti sulla mitica vecchietta, talora vista come un'amorevole nonna “che sorveglia tutti i bimbi perché giochino e sorridano, siano sereni e salterelli”, tal altra evidenziata nelle differenze che mostra manifestandosi di città in città: “La Befana di Torino ha due buchi nel calzino, mentre quella di Milano le due toppe ha nel pastrano”. Comunque sia, storta, sciatta, linda o sporca di fuliggine, certo è che “vien di notte con le scarpe tutte rotte, col cappello alla romana... Viva viva la Befana!”
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