Antichirst, Il Finto Intellettuale
Nudità lascive, una donna che ti taglia il clitoride, una depressione post-partum che conduce ad un gesto estremo sul figlio. Abbiamo il dogma Antichirst, ossia il dettame del iper-ossannato Lars Von Trier, accolto in maniera discordante al recente Festival di Cannes. Mentre una coppia fa l'amore in maniera intensa, il piccolo figlio si scorge dalla finestra, precipita e muore; la madre non riesce a rassegnarsi al dolore lancinante, il marito psicologo (un affilato William Defoe) la allontana dallo psicoterapeuta perché non la giudica guarita. "Fa male. passerà?" chiede lei, "sarà sempre peggio" risponde lui.
L'unico luogo che in questo scavo verso il dolore possa confortare è un bosco dove la coppia ha una casa, chiamato l'Eden (l'unico nome del film che è rivelato). Magistrale la scena di lei che racconta al marito il proprio sogno: vediamo la scena onirica materializzarsi sullo schermo, e quando lui le suggerisce di non temere la natura bensì di immedesimarsi con lei, allora la donna si sdraia sull'erba e diventa verde.
Ma da questo momento il film diviene un susseguirsi di sesso rattoppato e di accozzaglia di esistenzialismo e religione annacquata. Il bosco inciterebbe a riti satanici, proprio perché la natura spinge verso il caos: di questo disordine la donna è emblema. Che sia stata lei ad uccidere il figlio, per noncuranza? Se la natura è malefica, l'indagine e il superamento del dolore inneggerebbe allo spiritualismo (cattolico? Dallo scaltro titolo sembrerebbe di sì).
Una tematica così ardua da affrontare, mescolata a scene di orgasmi beceri, corvi che spuntano dal terreno, una volpe impossessata che vocia "il caos è ovunque", fanno solo rimpiangere la lucidità dell'altro danese, Carl Theodor Dreyer a cui pure Von Trier dice di ispirarsi. Il realismo dialettico dei personaggi, quasi da manuale da psicanalisi contrasta con l'umorismo sessuale da grand-guignol.
La critica stessa lo ha schernito, così come il regista beffa lo spettatore: "Von Trier più che un autore è un marchio spinto a produrre ‘emozioni' sempre nuove. Alternando lavori geniali ad altri mediocri o insopportabili. Con freddezza degna di Warhol" lo ha definito Fabio Ferzetti ne Ilmessaggero.it; "porta aperta sul niente, che per fortuna si richiude subito" ha inciso Annarita Guidi in Sentieriselvaggi.it. Più indulgente Salvatore Salviano Miceli in Close-up-it, secondo cui il film"merita più di quei fischi e boati di disapprovazione cui è stato destinato durante tutte le proiezioni riservate alla stampa" (a Cannes, N.d.R.).
L'analisi di un caso patologico come quello della protagonista, senza la presenza di suspense risulta privo di interesse. Non crea nessuna immedesimazione con lo spettatore che non vibra di corde affini ai personaggi, anzi se ne distanzia. La stessa immedesimazione che dai primi film di Von Trier è venuta scemando: partendo da Le onde del destino (1996), dove una donna con il marito paraplegico accetta di fare sesso con altri e raccontarlo a lui, passando per Dancing in the dark (2000), con la protagonista non vedente che per non poter pagare un avvocato finisce impiccata; fino al recente Dogville (2003), dove Grace (Nicole Kidman) è vittima di gravi violenze. Forse Von Trier dovrebbe rispettare più i suoi attori (una trascendente Charlotte Gainsbourg) e non pensare che gli spettatori debbano sottomettersi al fascino dalle sue teorie ermetiche.
ANTICHIRST. Regia: Lars von Trier. Soggetto: Lars von Trier. Sceneggiatura: Lars von Trier. Produzione: Zentropa Entertainments23, Zentropa International, Slot Machine, Memfis Film, Trollhättan, Lucky Red, Danish Film Institute, Nordic Film & Tv Fund, Film I Väst, Swedish Film Institute, Filmstiftung Nrw, Arte, Zdf, Canal+, Dfff, Cnc. Musica: Rinaldo, "Lascia ch'io pianga, HWV7" di Georg Friedrich Händel, "Barokksolistene" diretto da Bjarte Eike. Attori: Willem Dafoe, Charlotte Gainsbourg. Genere: Horror. Durata: 100'. Distribuzione: Key Film. Site: http://www.antichristthemovie.com/, http://www.luckyred.it/
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