Tiziano, il maestro del colore in mostra a Roma fino al 16 giugno
La mostra di Tiziano si tiene alle Scuderie del Quirinale
"C'è forse soltanto Caravaggio a poter tenere testa a Tiziano quanto a popolarità nell'arte moderna italiana. Le sue morbide Veneri, i ritratti solenni, le pale scenografiche tra panneggi e rossi profondi, rientrano fra gli hits amati anche dal grande pubblico oltre che dagli studiosi" (Francesca Giuliani, giornalista di Repubblica). Questo è l'incipit ideale per poter descrivere la vasta rassegna monografica che celebra a Roma il talento di quello che è stato probabilmente il più geniale e talentuoso dei pittori veneziani di ogni epoca, senz'altro il più prolifico ed eterogeneo, probabilmente anche il più spregiudicato e completamente a suo agio nella mondanità, ovvero Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore 1485 circa — Venezia 1576).
“Il Concerto” e la “Bella” da Palazzo Pitti a Firenze, la sensuale “Flora” conservata agli Uffizi, la “Pala Gozzi” di Ancona, la “Danae” del Museo di Capodimonte a Napolio, il “Ritrattto dell’imperatore Carlo V con il cane” e “La Deposizione di Cristo” dal Museo del Prado di Madrid, “l'Annunciazione” dalla Scuola di San Rocco Venezia e ancora un dipinto rarissimo da vedere, “Apollo che punisce Marsia” proveniente da Kroměříž (Repubblica Ceca) e una serie sorprendente di ritratti dall'accentuata connotazione psicologica, sono solo alcune delle opere più conosciute di Tiziano esposte fino al 16 giugno alle Scuderie del Quirinale. Un'esposizione che vanta nel complesso 47 capolavori del maestro veneto, molti prestiti internazionali, un catalogo che ripercorre per intero i sessant'anni della sua incredibile carriera e della sua ancora più stupefacente evoluzione pittorica, un percorso davvero senza precedenti nella storia dell'arte, un iter che partendo dall'armonia e dal classicismo del Rinascimento quattrocentesco approda negli ultimi anni di vita ad una dissoluzione delle forme ed a un uso istintivo e gestuale del colore che segnano, con tre secoli in anticipo, le origini ante-litteram della pittura contemporanea.
Si tratta, inoltre, di una mostra non soltanto e meramente monografica, in grado di far apprezzare al visitatore i virtuosismi pittorici tizianeschi, ma concepita in realtà per concludere idealmente un ampio progetto di rilettura della pittura veneziana partito anni fa con la pionieristica e indimenticabile esposizione dedicata ad Antonello da Messina (2006).
Una riflessione sul ruolo cardine che essa avuto nel rinnovamento della cultura italiana ed europea. Un percorso che le Scuderie del Quirinale hanno sviluppato analizzando l'opera dei protagonisti della rivoluzione pittorica moderna — da Antonello da Messina a Giovanni Bellini, da Lorenzo Lotto a Tintoretto — di cui Tiziano è testimonianza finale e altissima, quale artista europeo e cosmopolita per eccellenza.
Visitando la mostra sarà possibile ripercorrere i tratti salienti dell'inarrestabile ascesa del grande artista veneto: dagli esordi veneziani in seno alle botteghe di Giovanni Bellini e Giorgione all'autonomia acquisita con le grandi tele per i dogi, gli Este e i Della Rovere fino ad arrivare alle committenze imperiali di Carlo V e poi del figlio Filippo II. Decennio per decennio, l'intera carriera di Tiziano sarà rappresentata al massimo livello sottolineando il magistrale senso del colore e l'evoluzione di una pennellata capace di travalicare i limiti dell'immaginario pittorico. Attraverso confronti iconografici — tra i molti, emblematico, quello tra la “Crocifissione” della chiesa dei domenicani di Ancona, il “Crocifisso” dell'Escorial di Madrid e il frammento di “Crocifissione” oggi alla Pinacoteca Nazionale di Bologna — il pubblico potrà percepire direttamente la novità d'impostazione e la grammatica compositiva del Maestro, in una mostra attenta a narrarne non solo la fondamentale dimensione di pittore religioso ma anche la complessa attività di ritrattista della nobiltà del tempo. Una mostra ideata — grazie al sostegno e ai prestiti delle massime istituzioni museali italiane e straniere — per far comprendere al grande pubblico l'eccezionalità di un Tiziano capace di accordare «la grandezza e terribilità di Michel Agnolo, la piacevolezza e venustà di Raffaello, et il colorito proprio della Natura», secondo l'immagine del poligrafo contemporaneo Ludovico Dolce, suo grande estimatore.
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