Recensione film C’è chi dice no: una commedia per meritevoli
Un film sulla meritocrazia e l\'astio per i raccomandati
In tempo di crisi per fuggire dalle problematiche quotidiane la soluzione è la risata. Già con Nessuno mi può giudicare (2011) parlavamo del problema del lavoro, anche se lì la protagonista Paola Cortellesi cercava di fare la escort per fuggirne: in C\'è chi dice no invece lei da dottoressa stimata dell\'ospedale, nonché borsista perenne, quando sta per ottenere il contratto si vede sorpassare dalla nuova fidanzata del primario. Accanto a lei ci sono Max - giornalista talentuoso che per arrotondare lo stipendio collabora a riviste di settore e si vede surclassare dalla figlia di un famoso scrittore - e Samuele – esperto in diritto penale, assistente-schiavo del barone universitario e poi beffeggiato da un raccomandato. Quindi un decennio di esami, lauree e specializzazioni sono valsi a nulla.
Ricordiamo le recenti commedie La vita facile dove (2011) ci si rifugia in Africa per trovare pace e guadagno, Immaturi (2011) dove le aspettative di ognuno degli ex-maturandi si scontrano con i fallimenti della mezza età. La regia di Giambattista Avellino in C’è chi dice no orchestra bene la coralità dei personaggi, con Luca Argentero più disinvolto del solito, Paolo Ruffini un pensieroso moderno, e la Cortellesi furente dottoressa (che evidenzia anche delle capacità di recitazione drammatica).
Per innovare su tematiche che collimano così con l\'attualità occorrano guizzi di sceneggiatura che qui latitano: proprio per far intendere la differenza che dovrebbe intercorrere con un generalista copione televisivo. C\'è da dire che la Cattleya - che produce la pellicola - è ormai avvezza a allettare il pubblico con la risata: suoi sono Benvenuti al sud (2010), Lezioni di cioccolata, Due partite (2009), Oggi sposi (2009), Diverso da chi? (2009), La donna della mia vita (2010), e sa centrare il bersaglio (qui adocchiato anche dalla Universal Pictures che co-produce). La sceneggiatura offre infatti interessanti spunti, che fanno riflettere su come la disoccupazione e la raccomandazione siano connaturati ormai con questa fase storica. Il crescendo di tensione è ben dosato, anche se il solo meccanismo della vendetta dei tre amici contro i raccomandati non è poi così imprevedibile. Soprattutto se poi la rivincita si esplica solo con auto bruciate o tradimenti di coniugi.
Ma come hanno notato molti eventi recenti, ossia la nomination a 13 David di Donatello di Noi credevano di Mario Martone, che ha anche ottenuto il nastro d\'argento affidato dai critici, o come sottolinea Paolo Mereghetti sulla rivista Ciak dello scorso mese: \"un\'offerta fatta solo di film leggeri e spensierati (...) non funziona perché finisce per \'drogare\' il pubblico e renderlo mono-dipendente\".
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