La singolarità: dalla scienza alla sociologia, da Blade Runner alla serie tv Humans

Daily / Editoriali - 16 June 2020 08:30

Il concetto di singolarità: da Albert Einstein a Stephen Hawking, tra Intelligenza artificiale e filosofia.

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Singolarità. Se una roccia è ferma su un terreno, non provoca nulla. Ma basta avvicinarla a un pendio, e cadendo potrebbe provocare altri spostamenti di rocce. Questa è la teoria della singolarità (ossia di ciò che si comporta in modo diverso dal normale) formulata nel 1873 da James Clerk Maxwel, fisico e matematico scozzese. Essa si applica non solo ai fenomeni fisici o matematici, ma anche a quelli sociali, economici, e tecnologici. Ad esempio l'uso smodato dell'Intelligenza artificiale nella nostra società ha fatto in modo che ormai non possiamo più farne a meno: quando da smartphone chiediamo a Google se oggi pioverà, il sistema raccoglie dati in millisecondi e poi ci restituisce una risposta vocale. Questa è l'Intelligenza artificiale, nata da un'applicazione a scopo tecnologico per velocizzare alcuni calcoli, e che poi in maniera "singolare" (ossia non prevista) è finita sui nostri smartphone. Sareste disponibili ormai a non sapere che tempo farà?

Albert Einstein, Stephen Hawking e la teoria della singolarità

La singolarità è un concetto di scienza. Nell'ambito della fisica, dell'astrofisica e della cosmologia, scienziati come Albert Einstein e Stephen Hawking hanno spiegato fenomeni come il Big Bang o i buchi neri attraverso la singolarità. La singolarità si manifesta nel passato e nel futuro: un punto di non ritorno nello spazio-tempo. 


La singolarità: dalla scienza alla tecnologia, matematica e sociologia
Nell'ambito della futurologia, una scuola di pensiero che indica l'Intelligenza artificiale come possibile artefice di una nuova singolarità, di natura tecnologica, attesa in un futuro piuttosto prossimo. Lo scenario presupposto è quello di una diversa percezione dell'essere umano a contatto con una nuova nuova forma di vita, l'intelligenza artificiale appunto. Uno scenario simile è stato immaginato in Blade Runner (1982) di Ridley Scott, tratto dal romanzo sci-fi (1968) di Philip K. Dick. Il celebre monologo del replicante Roy Batty (Rutger Hauer) e l'incerta identità dello stesso cacciatore di taglie Rick Deckard (Harrison Ford) delineano la complessità di tematiche etico-sociali, se una tale singolarità dovesse avvenire in un futuro prossimo. L'umanità sarebbe pronta a questo cambiamento, per definizione un punto senza possibilità di ritorno?

Il vuoto di per sé può essere espresso come concezione relativistica. Così Einstein, partendo dalle enunciazioni di Cartesio, spiegava il vuoto come percezione delle cose in relazione al significato attribuito alle medesime: “Un secchio fatto per contenere acqua, può essere considerato vuoto quando è pieno d’aria”. Di singolare c’è forse il vuoto che obbliga la società, l’economia, la cultura, la politica a trovare la sua esatta consistenza, quelle soluzioni ai problemi che a volte sfuggono all’evidenza. Può la singolarità essere riempitiva di un vuoto? Può sussistere il superamento della criticità per una diversa valutazione della propria consistenza? Se così fosse significa che le menti più brillanti sono pronte per raggiungere le singolarità che l’umanità sta attendendo. Ma, come accade nell’opera di fantasia Blade Runner, potrebbero avere dei risvolti etici o critici non ponderabili. Certo si parla di singolarità come metafora della più illustre enunciazione, come speranza di progresso in vari settori che appare, fin troppo spesso frustrato da singolari aspirazioni, piuttosto che sviluppato da singolarità scientifico-culturale. Nell’esaminare la teoria generale della relatività di Albert Einstein, Stephen Hawking affermava nel suo apprezzato libro La grande storia del tempo che il Big Bang, considerato come "un evento in cui il tempo nel quale la densità dell’universo e la curvatura spazio-tempo avrebbero dovuto essere infinite", costituiva quello che i matematici denominavano appunto singolarità: aggiungendo che, quando una teoria predice la singolarità come densità e curvatura infinite, è segno che la medesima teoria deve essere rivista. Singolarità come rivoluzione, quindi, di un contesto indefinito, da definire e scoprire e che potrebbe affondare le sue radici nella speranza di uno sviluppo senza precedenti, o senza tempo.


La teoria della singolarità in ambito sociale e storico

In tal senso, dopo la scoperta dell'America si è sviluppato un fenomeno come quello della colonizzazione e della schiavitù, con la distruzione di popolazioni indigene. Per gli indios singolarità è stata l’avvento di una colonizzazione ostile che ha generato un progresso immediato che ha sconvolto la loro società.
 Quando il concetto di schiavitù sarà superato, l’evento che porterà a tale superamento potrà essere definito singolarità, ovvero qualcosa di irripetibile che spezza l’evoluzione della schiavitù in razzismo e genera una dignità mai più messa in dubbio. Così come nel 1831 in Inghilterra, dopo l'avvento della dirompente Rivoluzione industriale, si optò per la legge che limita la giornata lavorativa a 12 ore giornaliere per chi ha meno di 18 anni, iniziando il percorso verso la legislazione sociale che per lungo tempo, più che modificare le disumane condizioni lavorative, ha rivelato i terribili costi sociali del sistema di fabbrica e di quello tecnologico: ritmi lavorativi estenuanti, turni continui, disoccupazione ricorrente, infortuni, malattie, epidemie di colera o tubercolosi, reddito insufficiente, assenza di indennità di disoccupazione, pensione, assicurazione e ambienti malsani.

Come afferma il filosofo Toni Negli in un'intervista a EuroOnMade.info del 2016, "i movimenti sono sempre caratterizzati non solo dalla definizione della condizione storica, ma anche dalla strategia che dentro questa condizione storica essi esprimono. È il principio dell’unicità, della singolarità, dell’irrepetibilità di ogni movimento: questo è il nodo centrale… soprattutto se i movimenti li hai vissuti". Sulla lotta di classe che si oppone alla singolarità, aggiunge che non sempre esaurisce la definizione di movimenti sociali: "No e sì! No se la lotta di classe viene interpretata in modo brutale come movimenti dei poveri, dei proletari, puramente come questo. Sì se il movimento sociale è interpretato come rappresentazione del capitale variabile o meglio del lavoro vivo, cioè il lavoro produttivo che vuol rompere quel rapporto di capitale che lo trattiene e cerca liberazione".

Nell'ambito della filosofia, per approfondire il concetto di singolarità suggeriamo il libro di Guido Cusinato, Periagoge Teoria della singolarità e filosofia come esercizio di trasformazione, edito da QuiEdit. Nella prefazione del libro (seconda edizione del settembre 2017), l'autore spiega: “(...) la formazione (Bildung) della singolarità umana non procede nel conformarsi all’ideale di una natura umana compiuta e universale, erigendosi pertanto all’infinito verso l’alto, ma piuttosto nel far l’esperienza della crisi. In particolare il nucleo propulsivo del processo di formazione è rappresentato dall’atto di autotrascendimento, inteso non come fuga dal mondo, ma come presa di distanza critica da se stessi. Eternarsi superandosi. In questa deviazione antropogenetica l’umano scopre che non può farsi orientare da un senso comune che s’impone dall’alto, ma solo rivolgendosi alle dinamiche della sfera affettiva che trovano il loro centro propulsivo nella forza della testimonianza maieutica dell’alterità”.


La singolarità può quindi essere considerata come evento irripetibile, che segna un confine tra il prima ed il dopo. Non è semplice “scoperta” perché quest’ultima potrebbe essere riferibile a ciò che già esisteva o comunque si trovava in natura e non costituisce semplicemente “evoluzione” perché non sempre quest’ultima porta a progressi definibili irripetibili. Singolarità come momento che segna la fine di un processo e ne da vita ad un altro che potrebbe ridefinire le regole, fino a quell’istante date per assodate.
Nella serie tv Humans - composta di tre stagioni ed andate in onda a partire dal 2015 - uno scienziato aveva inventato la coscienza nei robot con la conseguenza che anche gli androidi lottavano per vedere riconosciuti i propri diritti, mentre le autorità badavano alla preservazione delle regole esistenti. Spesso l’etica della morale non si confà alle regole di legge - eterna contraddizione tra diritto non scritto e scritto - e laddove si manifestasse la tanto auspicata singolarità, che gli scienziati attendono ormai da tempo e come prossima, questa potrebbe trovare una società impreparata, obsoleta, ad accoglierla. Come obsolete sono le strutture dell’economia e della politica nell’offrire risposte a fenomeni di razzismo, povertà e disuguaglianza.

Singolarità: potrebbe, dunque, significare la non convenzionale espressione di ciò che è auspicabile come cambiamento irreversibile?



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