Da Avengers a Endgame: le interviste sulla saga campione d'incassi

Comics / Editoriali - 25 April 2019 13:15

Perché i cinecomics Marvel hanno successo? Cosa ne pensano i fumettisti creatori dei personaggi? Le interviste esclusive

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Il termine “universo” usato per descrivere la quantità sconfinata di personaggi che appartengono al mondo dei fumetti appare estremamente appropriato considerando la miriade di storie che sono state scritte, lanciate e pubblicate nel corso degli anni dai vari editori. Il fumetto comincia il suo percorso a partire dalla fine dell’ottocento, unendo le immagini caricaturali alle didascalie esplicative. Solo successivamente c’è stata un’evoluzione che ha compreso una diversificazione per genere giungendo all’avvento della categoria dei supereroi. Un genere quello degli eroi dei fumetti che ha raggiunto anche il cinema con ottimi risultati di pubblico in sala (qui tutte le interviste anche in versione cartacea).   

Per quanto concerne l’universo della Marvel Comics, tra i primi supereroi ad apparire nelle pagine patinate dei fumetti fu proprio Capitan America (1941), simbolo di giustizia e rivalsa. Nel periodo in cui Capitan America venne lanciato, la società era afflitta dalla seconda Guerra Mondiale. Furono Joe Simon e Jack Kirby che cavalcando il desiderio del consesso sociale, crearono un simbolo di lotta contro la sopraffazione e le ingiustizie, appunto, Capitan America. La crisi di valori e l’incertezza per il futuro hanno permesso a Capitan America di fare breccia nei cuori dei più giovani guidati dalla speranza e desiderosi di sopraffare l’ingiustizia ma appassionando anche i più adulti, fino a decretarne il successo.

Dagli anni quaranta in poi c’è stato un susseguirsi di nuovi eroi dei fumetti lanciati in altrettante storie individuali come Spiderman, Iron Man, Hulk, Thor e Black Widow. Fino alla creazione di un gruppo di supereroi denominati I Vendicatori (The Avengers) creato nel 1963 da Stan Lee e Jack Kirby che hanno unito i predetti personaggi contro una minaccia comune, supportando e sviluppando i valori dell’unione, della solidarietà e dalla fratellanza. Valori che proponevano un attesa fiduciosa per il futuro. Un attesa spesso non supportata dalle politiche che condizionavano la società, scossa da fatti d’incomprensibile portata come l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy. In un clima d’incertezza i comics rappresentavano un momento di evasione, permettevano agli appassionati d’immedesimarsi in un simbolo di riuscita.  

Tuttavia non può essere stato solo il desiderio di evasione o di giustizia a determinare il successo ottenuto dai supereroi dei fumetti. Successo che è stato replicato, in misura estremamente maggiore, anche al cinema. Infatti i film tratti dai comics, nonostante la riluttanza di parte delle critica, sono spesso campioni d’incassi al botteghino. Basti pensare alla saga “The Avengers” apparso sul grande schermo per la prima volta nel corso del 2012 e successivamente, con il secondo capitolo “Age of Ultron”, nel 2015, entrambe per la regia di Joss Whedon, con un incasso totale di oltre 2,9 miliardi di dollari.

Con la saga The Avenger la Marvel Comics ha liberato l’immaginazione dalle regole della realtà ed aiutata dall’avvento della computer graphics ha realizzato delle pellicole di grande effetto permettendo ai contenuti dei comics di emergere compiutamente come realistici. La tecnologia ha permesso di dare corpo alla fantasia dei disegnatori di fumetti e di trasmetterla sul grande schermo enfatizzando le caratteristiche proprie dei comics e permettendo di realizzare evoluzioni che fino a qualche decennio fa erano impensabili. La tecnologia ha certamente permesso ai fumetti di attecchire anche nei confronti dei meno appassionati, sebbene molti fan lamentano spesso una sorta di limitata delusione per una mancanza di autenticità delle trasposizioni al cinema rispetto alla narrazione originale. Tuttavia i film tratti dai fumetti stanno attirando un pubblico sempre più vasto, in un momento in cui il futuro è tornato, per ragioni diverse dal momento della nascita dei comics, ad essere incerto.    

Il prossimo capitolo del ciclo The Avengers è intitolato “Infinity War” e "Avengers: Endgame" diretto da Anthony Russo e Joe Russo. In questo nuovo episodio la Marvel ha deciso di fondere due diverse saghe supereroistiche, entrambe apparse al cinema con grande successo di pubblico, quella dei Guardiani della Galassia e quella degli Avengers. Ai personaggi del mondo Avengers come Black Widow, Hulk, Spider-Man, Thor e Scarlet Witch, si uniranno quelli riguardanti la saga dei Guardiani della Galassia come Nebula, Gamora, Star-Lord e Drax. Un nuovo capitolo, con una nuova narrazione che lancia nuovi personaggi con un cast stellare che si compone dell’emergente Karen Gillian (conosciuta ai più per il ruolo di Amy Pond in Doctor Who) ai più rodati Scarlett Johansson (Black Widow), Mark Ruffalo (Hulk), Zoe Saldana (Gamora), Paul Rudd (Ant-Man). The Avengers Infinity War uscito in sala ad aprile 2018 certamente propone, come nell’ormai affermata saga, l’unione contro una minaccia comune, il superamento delle differenze per il bene della Terra. Fattori che possono apparire ingenui ai più smaliziati ma che rappresentano un elemento rinvenibile nell’attuale società. Basti pensare alle diversità di vedute relativamente al clima, alle nuove minacce nucleari ed alle difficoltà incontrate nelle problematiche umanitarie. I comics superano ogni difetto sociale permettendo al lettore un pacato ed immaginifico ottimismo. Da un punto di vista politico e sociale, si potrebbe obiettare che non basta l’ottimismo a risolvere problemi. Verissimo, tuttavia si potrebbe anche rispondere che non è obiettivo dei comics quello di risolvere problemi ma permettere di sopportare, almeno in parte, la durezza della quotidianità.  


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