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Recensione Margaret Mazzantini nuovo libro: e Splendore fu

Margaret Mazzantini è in libreria con Splendore (Mondadori): "Un romanzo che non somiglia a nessun romanzo, perchè una storia d'amore non somiglia a nessun'altra storia d'amore&quot

Recensione Margaret Mazzantini nuovo libro: e Splendore fu

Guido è un bambino solo. Cresce in compagnia delle domestiche. La madre è architetto, ma ha appeso la professione al chiodo per dedicarsi all'attivismo culturale. Georgette impegna la giornata di corsa, da una battaglia intellettuale all'altra. Il padre di Guido, invece, è un dermatologo. Di natura silenziosa e metodica.
Lo zio Zeno, critico d'arte e fratello di Georgette, abita in un attico due piani sopra: “Di lui si occupava Georgette. Non conosco bene la storia di questi due fratelli. La mia non è una casa nella quale si è mai parlato. So che restarono orfani molto presto, che Zeno fece un grosso affare vendendo un quadro proveniente da una canonica della Vallonia e si presentò dalla sorella con una Porsche decappottabile 550, identica a quella con la quale si schiantò James Dean, lasciarono il Belgio e fecero ritorno in Italia. Mia madre si sposò, ma rimasero sempre vicini, uno di quei legami indissolubili che si nutrono nell'oscurità dei ricordi”.

Poi c'è Costantino: “Era il figlio del portiere. Suo padre aveva le chiavi di casa nostra, quando partivamo innaffiava le piante di mia madre. Per un periodo ci furono due nastri azzurri sullo stesso portone, il suo più scolorito perchè era più vecchio di qualche mese. C'incontrammo durante tutta l'infanzia, lui scendeva io salivo”. La madre di Costantino si sveglia all'alba. È impiegata come donna di pulizie negli uffici. Il figlio si punta la sveglia e preparare la tazza di latte. Esce infilandosi berretto e cappotto, ben abbottonato.
Ricorda Guido, la voce narrante: “Ci trovavamo più o meno allo stesso punto tutti i giorni. Io ero molto più assonnato di lui. Mia madre mi teneva la mano, lui era sempre per conto suo. Ciao. Si portava dietro un odore di cantina, di sottosuolo urbano. Faceva tre passi e un saltello. Tre passi e un saltello”.

Guido e Costantino - Frequentano il liceo classico. Capitano nella stessa classe. Si ignorano. Guido è persino infastidito della sua presenza. Poi accade qualcosa. Ma arriva la stagione delle ragazze. Rabbia e vergogna bollono insieme ad altre cose. Tutto sommato, ricorda Guido, è un'istantanea che il tempo sbiadirà: “Va bene, volevo dirgli, vedrai andrà bene per entrambi, cresceremo e un giorno saremo grandi e più sicuri di noi, assomiglieremo alla nostra gente, tu alla tua e io alla mia e soffriremo meno. Perchè è solo la giovinezza che mischia il mare, poi si ritirerà dalla sua parte. Ci separeremo amabilmente e un giorno ci rincontreremo con grosse manate sulle spalle, come due cugini alla lontana: come stai? Sto bene, lo vedi, non mi sono buttato da una finestra”.

Con l'arrivo degli esami, Guido e Costantino si salutano: “Finito il tempo dei vetrini, dei germogli nell'ovatta bagnata, finito il tempo di laudabamus e cantami o diva, finite le corse in palestra nelle giornate di pioggia, i cazzi sulla lavagna, il puzzo del cuore sotto le tute. Un giorno diremo siamo stati giovani, tutti”.
Costantino parte per il militare. In agosto muore Georgette. Si ritrovano al suo funerale. Guido affoga il dolore nell'alcol. I due amici raggiungono la spiaggia: “E davvero accadde, e fu contro natura, e davvero vorrei sapere cos'è la natura, quell'insieme di alberi e stelle, di sussulti terrestri, di limpide acque, quel genio che ti abita, che ti porta a fronteggiare a mani nude le tue stessi mani e tutte le forze del mondo”.

Si separano. Guido parte per Londra. Si rivedono al matrimonio del padre di Guido. E ritornano alle proprie vite. Quando Costantino, in occasione di un viaggio d'affari, atterra nella capitale inglese, entrambi hanno moglie e figli. Telefona a Guido. Ora l'uno è un imprenditore nell'ambito della viticoltura, l'altro insegna Storia dell'arte: “S'abbassa, fa una carezza al cane e viene verso di me con il suo passo spartano, il corpo che un po' oscilla e mentre avanza sembra che arretri. Quel passo che non è mai cambiato. È ancora molto atletico. Lo guardo e lui lo fa. Fa tre passi e un saltello. E quel saltello siamo noi, credo”.

Un amore condannato alla notte eterna, “blu del mio cuore, blu dei miei sogni”. Eppure Guido è pronto a fare il passo verso la vita: “Perchè Costantino è stato mia madre, quel giorno quando mi prese e mi disse non guardare nel buio, guarda me, guarda questo splendore”. 
Un compleanno, scampato alla morte, l'amica Geena gli ha regalato The Dream of a Ridiculous Man di Dostoevskij con la dedica “Non vergognarti del viaggio”. 

La Mazzantini si cala in una voce narrante maschile. La sua è una scrittura androgina, in cui la poesia trascende la natura del sentimento sublimandolo. Tutto sommato - come, per certi versi, lo è Orlando per Virginia Wolf - Guido è custode di una mutaforme storia (senza tempo) che sfiora una forma di bellezza (assessuata): resta il rimpianto per un'esistenza azzoppata a ogni occasione mancata. Perchè la natura esplode e rinasce. E, là fuori, “la vita raglia e cavalca nel suo incessante splendore”.

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