Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, il doc di Simone Manetti in prima tv
Disponibile su Sky Documentaries
Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, diretto da Simone Manetti e scritto da Emanuele Cava e Matteo Billi, il documentario disponibile su Sky Documentaries il 20 maggio alle 21.15, in streaming su NOW e disponibile On Demand: a raccontare la sua storia sono i genitori Claudio Regeni e Paola Deffendi. Accanto a loro, la testimonianza esclusiva di Alessandra Ballerini, l’avvocata che li ha affiancati in un percorso legale durato anni e che ha portato, nel 2023, all’apertura del processo contro quattro agenti della National Security egiziana. Avviato nella primavera del 2024, il procedimento arriverà a sentenza entro la fine del 2026.
Chi era Giulio Regeni
Giulio Regeni aveva ventisette anni. Cresciuto a Fiumicello Villa Vicentina, in provincia di Udine, in una famiglia di “viaggiatori”, scopre presto il mondo e lo studio come strumento di comprensione della realtà. Frequenta il Collegio del Mondo Unito in New Mexico, consegue il baccalaureato, si laurea in Arabic and Politics a Leeds, ottiene un master in Development Studies a Cambridge e dal 2014 è dottorando nella stessa università.
Nel 2015 si trasferisce al Cairo per una ricerca sui sindacati egiziani commissionata dall’Università di Cambridge, in un Paese attraversato da profonde tensioni politiche dopo l’instaurazione della dittatura militare di Al‑Sisi. Il 25 gennaio 2016, anniversario della Rivoluzione di Piazza Tahrir, Giulio scompare.
La famiglia ne viene informata due giorni dopo e parte immediatamente per l’Egitto; la notizia, invece, diventa pubblica solo una settimana più tardi.
Il 3 febbraio il suo corpo viene ritrovato ai margini di una strada statale, lontano dal centro della città. I segni delle torture sono evidenti e devastanti. Quando Paola Deffendi lo riconosce, dirà: "Ho visto sul suo volto tutto il male del mondo".
Le parole del regista
Nelle parole del regista, Simone Manetti: “Il docufilm non è un film d’inchiesta né un racconto true crime, ma un viaggio che attraversa questa storia dal punto di vista più intimo e vicino possibile a Giulio Regeni. Le voci che compongono la narrazione sono esclusivamente quelle di chi, in forme diverse, ha vissuto questa vicenda direttamente sulla propria pelle. Una storia privata che si intreccia progressivamente con una dimensione pubblica e geopolitica, senza mai perdere il proprio centro umano. Il repertorio è utilizzato come una vera e propria macchina del tempo: non come commento o ricostruzione ex post, ma come esperienza del presente, capace di restituire gli eventi mentre accadono. Accanto al repertorio mediatico e giuridico, il film fa uso di un repertorio generico – o found footage – di luoghi, azioni e immagini quotidiane, che costruiscono un affresco visivo e sonoro per immersione, non per spiegazione. La narrazione non procede per rotture o accelerazioni. Non arrivano mai delle ondate. Il film avanza come una marea lenta e costante: ogni sequenza aggiunge un livello, costruisce tensione per accumulo e persistenza”.
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