Beata ignoranza, 'Nina fa un esperimento sociale sui due protagonisti': intervista a Teresa Romagnoli
Mauxa ha intervistato Teresa Romagnoli, attrice del film "Beata ignoranza" con Marco Giallini e Alessandro Gassmann
Beata ignoranza è il film di Massimiliano Bruno con Marco Giallini, Alessandro Gassmann, Valeria Bilello, Teresa Romagnoli e Carolina Crescentini.
La storia s’incentra su due professori di liceo, Ernesto (Giallini) e Filippo (Gassmann) che sono antitetici nell’uso dei social network. Il primo è conservatore e anti-tecnologico, l’altro è un seduttore online. Se una volta erano amici, ora insegnare nella stessa classe provoca attriti: finché l’arrivo di Nina li conduce ad una sfida.
Mauxa ha intervistato Teresa Romagnoli, che nel film ha il ruolo di Nina.
D. Nel film “Beata ignoranza” interpreti Nina. Che caratteristiche ha?
Teresa Romagnoli. Nina è una ragazza di venticinque anni che è stata messa a dura prova dalla vita. È stata cresciuta da un padre fino a quando aveva 15 anni, per poi giungere ad una scoperta. A 25 anni fa la regista di documentari, vede due padri che litigano in un’aula di scuola, ripresi dagli studenti e con il video diffuso online. Così Nina pensa che sarebbe interessante documentare l’uscita dalla rete di Filippo, e l’entrata di Ernesto. Intende realizzare un documentario filmando questo esperimento sociale.
D. Sul set immagino che ci sia stato un clima ilare.
T. R. Sul set le risate non finivano mai. Addirittura per quattro ore di seguito, tanto che non si poteva proseguire perché non ci si poteva guardare in faccia. Gassman e Giallini sono simpatici, con due tipi di comicità diversa. Il regista Massimiliano Bruno è stata di una affabilità sconcertante. Il lavoro è stato molto leggero: Bruno tiene molto a seguire gli attori, e per questo mi sono affidata a lui.
D. Il film racconta anche l’ossessione di essere reperibili e controllare tramite i social network.
T. R. Il film pone un interrogativo sui social network. Si può trovare una via di mezzo tra chi li usa e chi ne è dipendente? Nina ad esempio usa Skype per parlare col fidanzato che abita lontano, sa usare i social in maniera normale. È un personaggio che fa da mediatore.
D. Qual è il tuo rapporto con queste piattaforme?
T. R. Su Facebook e su Instagram ci sono. Penso di farne un uso collegato al lavoro, inerente la promozione. Inserisco pochi dettagli della mia vita privata. Mai dei fratelli ad esempio, non appaiono neanche le localizzazioni. Ho un rapporto assiduo, costante ma assolutamente sano. Ad esempio impongo ai miei amici di togliere i telefoni dal tavolo quando siamo insieme.
D. Hai lavorato anche alla serie tv “Tutti insieme all'improvviso”. Pensi che il genere commedia sia il più efficace per raccontare la società attuale?
T. R. Secondo me è molto difficile il genere della commedia. O si è bravi a realizzarlo o si rischia. È più semplice guardare una commedia che un dramma. Nella serie tv mi sono trovata bene. La prima cosa che faccio è sondare il terreno con la troupe. Il regista Paolini era molto presente: generoso, non si dà mai per vinto. Nella lunga serenità si tratta di effettuare cinque mesi di riprese, mentre al cinema tutto si realizza in cinque o sei settimane. È differente il quantitativo di scene girate al giorno: la cinema una scena può essere realizzata anche in vari giorni.
D. Qual è il personaggio che ti piacerebbe interpretare?
T. R. A marzo mi esibisco in scena con un corto teatrale. Mi piacerebbe interpretare un ruolo o estremamente comico, oppure di una femme fatale. Qualcosa di caratterizzante, anche una cattiva.
D. Quel è uno dei film recenti che più ti ha colpito?
T. R. “La La Land” a me è piaciuto. Il doppio finale mi ha fatto impazzire, sono uscita e ne ho parlato.
D. Qual è la prossima città che vorresti visitare?
T. R. Mi piacerebbe andare a Petra, in Giordania. Perché sono innamorata di questa città. Sono affascinata da quella facciata rosa immersa nella roccia.
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