Recensione film Con gli occhi dell’assassino: un thriller patologico

Cinema / News - 13 May 2011 09:56

Guillermo Del Toro produce il thriller campione d\'incassi in Spagna

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La poetica narrativa spagnola riesce sempre a inserire le tematiche paurose nei contesti quotidiani, senza per forza ricorrere al soprannaturale: basti ricordare Tesis (1996) di Alejandro Amenabar.

In Con gli occhi dell’assassino il regista Guillemo Morales, al suo primo lungometraggio ci racconta la storia di Julia, affetta da una malattia degenerativa che le causa la perdita progressiva della vista. Quando lei scopre che la sorella gemella si è appena suicidata, comincia ad interrogarsi sulla stranezza dell’accaduto. Infatti è consapevole che non sarebbe mai stata capace di un gesto così estremo. Indagando su questa morte che sembra sempre di più una messa in scena, si convince che ci sia un terribile segreto di famiglia dietro cui si nasconde la presunta morte.

Nonostante la trama s’insegua alla fine un po’ stancamente, l’intensa interpretazione di Belén Rueda  vale di per se la visione del film. Il fatto di scoprire lentamente gli indizi alimenta la suspense del thriller, anche se Hitchcock insegna che occorre sempre superare il punto di svolta nelle indagini per scoprire cosa possa giungere dopo: e Julia nella sua cecità alimenta questa ansia, perché proprio con i suoi occhi ci immedesimiamo.

La fotografia tenue di Óscar Faura rende plausibile l’ambientazione, quasi facendoci entrare nelle ansie della protagonista: così come lei non può vedere i colpevoli, la luce smorzata non ci permette di scorgere i dettagli. E il film, campione di incassi in Spagna e prodotto da Guillermo Del Toro, è certamente migliore dei vari Saw e The Hole.

© Riproduzione riservata





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