Recensione del film The Ring 3
"The Ring 3" è il film sequel della saga horror "The Ring", iniziata con un romanzo.
The Ring 3 (Rings) è il film di F. Javier Gutierrez con Matilda Anna, Ingrid Lutz, Alex Roe, Johnny Galecki e Vincent D’Onofrio.
Su un aereo diretto a Seattle, i passeggeri Carter (Zach Roerig) e Kelly (Lizzie Brocheré) scoprono che entrambi avevano visto una videocassetta maledetta, quella di Samara Morgan, la ragazza demone. Si rendono conto che la scadenza dei loro sette giorni è giunta. L’aereo ha dei malfunzionamenti, e la possibilità di fuggire a Samara è vana.
Dopo due anni il professore universitario Gabriel Brown (Johnny Galecki) acquista un videoregistratore, di proprietà di uno dei passeggeri dell’aereo e che conserva una videocassetta. Intanto al studentessa Julia (Matilda Lutz) comprende la pericolosità della videocassetta, che mette in pericolo anche la vita del fidanzato Holt (Alex Roe).
Il ricorso alla videocassetta pare un po’ datato, anche se l’esigenza di rimanere fedeli all’originale è meritevole. Occorre infatti tornare nell’anno 1991, quando lo scrittore giapponese Koji Suzuki pubblicò il romanzo “Ring” (Ringu) che raccontava proprio di omicidi avvenuti a causa di una videocassetta che era portatrice di una maledizione, che causa la morte dello spettatore entro sette giorni. In quel periodo l’oggetto di riproduzione video era all’avanguardia, e relegare un demone in un nastro era un’idea originale. Senza contare che secondo quel romanzo Samara Morgan (il suo nome letterario è Sadako Yamamura) era figlia di un demone. Poi divenne Samara al cinema, sancendo il successo del film del 2002, “The Ring” di Gore Verbinski e del 2005, “The Ring 2” di Hideo Nakata. I due film incassarono in totale 410 milioni di dollari.
Nel film “The Ring 3” quest’oggetto audiovisivo che ebbe tanta popolarità dagli anni 1980 al 1990 è egualmente fatale, come sperimenta la stessa Skye, amica della protagonista Julia. Skye non può nulla contro la scadenza dei sette giorni, e nonostante lei stacchi il cavo della televisione così da non vedere più l’immagine di Samara, il sangue continua a propagarsi dallo schermo, indizio della materializzarsi di Samara che la raggiunge in maniera fatale.
Julia si nasconde nel bagno e ha salva la vita, per poi cercare Samara con Holt in un cimitero. Non era facile per il regista F. Javier Gutiérrez rinvigorire la saga, sopratutto perché partendo dall’assenza di azioni violente tipiche dei film horror occorre concentrare lo svolgimento della narrazione sulla suspense. Da qui gli interminabili minuti fatti di sussurri, dialoghi, attese. Ciò rende i personaggi poco sviluppati, ed è una delle critiche mosse dalla stampa statunitense dove il film è uscito il 3 febbraio 2017.
Ma è sopratutto nella gestione delle atmosfere che Gutiérrez riesce ad offrire il meglio dell’inquietudine, fatta di luci soffuse, voci affaticate. E il senso che non tutto ciò che ci circonda sia conoscibile come crediamo - come una semplice videocassetta - passa per questi dettagli, che nonostante la sommarietà della trama valgono la visione del film.
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