Joy, la recensione del film di David O. Russell con Jennifer Lawrence e un mocio magico
Joy è un film di David O. Russell che racconta della storia vera di Joy Mangano, donna che da una situazione di disagio è riuscita a diventare qualcuno grazie ad un'invenzione geniale. C
Joy è un film scritto e diretto da David O. Russell, che ha ricevuto una candidatura all’Oscar come miglior attrice protagonista per l’interpretazione di Jennifer Lawrence.
Liberamente ispirato alla vita di Joy Mangano, la trama del film ci trasporta nell’umile vita di Joy e della sua famiglia. Animata fin da piccola da una forte vena creativa e inventiva, dopo essersi laureata in economia aziendale, Joy ha tre figli con il marito, ma dopo la separazione è praticamente costretta a crescerli da sola. Arrivata a trent’anni, la donna inventa quello che pensa possa essere la sua più grande fortuna: il Miracle Mop, il mocio che si strizza senza toccarlo. Da questo momento la donna decide di investire nel proprio prodotto, rischiando di perdere tutto, scontrandosi con molte persone, tra tradimenti, inganni e ma anche soddisfazioni. E quando tutto sembra perduto, ricomincia ancora, con più forza.
Recensione. Fin dal principio comprendiamo come quella di Joy sia una vita tutt’altro che facile, fin da giovane è costretta a diventare la serva di tutti, della madre (Virginia Madsen) in casa, del marito (Édgar Ramírez) e poi del padre (Robert De Niro) in azienda. Per tutto il film la nostra domanda è: chi glielo fa fare di continuare a provare? Sarebbe più comodo abbandonarsi alla disperazione. Invece questa è una storia di coraggio, non di rovina, il fallimento è contemplato e superato, con ostinazione e forza. Joy rappresenta la realizzazione del sogno americano, la donna self-made che riesce a diventare qualcuno d’importante. In questo il film trova riferimenti in altre opere di David O. Russell, forse quello più simile è “The Fighter”, dove la voglia di rivincita è al centro del discorso, abbinata alla presenza di una famiglia che sembra far di tutto per ostacolare ogni progetto. Il regista vuole parlare all’America contemporanea con quell’alone da melodramma classico, senza nascondere qualche finzione filmica e un montaggio un po’ macchinoso, ma andando dritto al punto sul piano emotivo.
Sensazioni che sono filtrate anche nella talentuosa protagonista Jennifer Lawrence, che afferma: “Questa storia parla di tante cose diverse. Non è solo la storia di Joy. È una storia sulla famiglia, sull’immaginazione, sulla fiducia in se stessi, sulla spietatezza del successo e su quello che succede quando lo ottieni. Ciò che amo di questo personaggio è la sua evoluzione nel tempo: la sfida principale è stata accompagnare Joy nella sua trasformazione da ragazzina vulnerabile a donna di ferro e capo famiglia”.
E quando ci si innamora (artisticamente parlando) di un attore o di un attrice, difficilmente si riuscirà a lasciarlo andare. David O. Russell si è preso un evidente cotta per Jennifer Lawrence e Bradley Cooper, che sceglie per la terza volta consecutiva come interpreti del suo film, dopo “Il lato positivo” e “American Hustle”. Ma a differenza delle due precedenti pellicole, la padrona incontrastata dello schermo è la Lawrence, che con l’incredibile versatilità che possiede, riesce a coprire interi archi temporali, a passare da studentessa universitaria, fino a donna in carriera di quarant’anni: e non è poco per una venticinquenne. Vincitrice già dell’Oscar nel 2013, anche quest’anno è in lizza per la statuina, chissà che non possa sorprendere tutti e portarsela a casa per la seconda volta.
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