Venezia79, Penelope Cruz, Crialese e il film L’Immensità: 'Vi racconto la mia infanzia fluida'
Il regista del film con Penelope Cruz presenta il suo ultimo lavoro: 'Pellicola che parla di me'
“Un film che parla della mia infanzia, del rapporto con mia madre, anche se non è un film solo su questo. Il tema è la rete di relazioni che si instaurano in situazioni come queste”. Così Emanuele Crialese inquadra L’Immensità, il suo film presentato in conferenza stampa domenica mattina alla 79esima edizione del festival del cinema di Venezia. Accanto a lui, nella conferenza stampa di presentazione, anche Penelope Cruz, protagonista della pellicola insieme a Vincenzo Amato e alla giovanissima Luana Giuliani.
Il discorso sul gender
La piattaforma su cui si appoggia la trama è quella del gender, che torna quindi sul tavolo del festival dopo lo show di Timothee Chalamet sul Red Carpet e la proiezione del film Monica, con l’attrice transgender Trace Lysette.
"È un film - ha spiegato Crialese - che inseguo da sempre: è sempre stato ‘il mio prossimo film’, ma ogni volta lasciava il posto a un’altra storia, come se non mi sentissi mai abbastanza pronto. È un film sulla memoria che aveva bisogno di una distanza maggiore, di una consapevolezza diversa. Come tutti i miei lavori, in fondo è prima di tutto un film sulla famiglia: sull’innocenza dei figli, e sulla loro relazione con una madre che poteva prendere vita solo nell’incontro, artistico e umano, con Penelope Cruz, con la sua sensibilità e la sua straordinaria capacità di interazione con tre giovanissimi non attori che non avevano mai recitato prima. Luana, Patrizio e Maria Chiara sono rimasti bambini sempre, e come tali sempre intensamente e immensamente veri. Il personaggio di Adriana è nessuno. Ho cercato di rappresentare in modo universale temi che mi stanno a cuore come quello della transizione che è un movimento che facciamo da uno stato all'altro ed è un movimento che riguarda tutti".
Il regista poi va più a fondo nel raccontare il suo rapporto con la madre. «Lei si nascondeva più di me. Era una donna degli anni '70 e '80 che era sola con questo problema che per lei era un problema, per me solo un modo di esistere. Io e lei eravamo molto complici ma lei soffriva del mio dolore e io del suo di cui ero responsabile. A volte e' meglio stare insieme, altre volte no perchè si è responsabili del bene anche dell'altro».
Penelope tra l’essere mamma e Raffaella Carrà
"Ho interpretato molte madri nella mia carriera ha spiegato Penelope Cruz in conferenza - Ho sempre avuto un forte istinto materno e sono affascinata da quello che succede nella famiglia. E’ un onore ogni volta interpretare una madre, specialmente da quando lo sono diventata". La Cruz interpreta Clara, sposata con Felice nella Roma anni Settanta. Il loro matrimonio però è finito: non si amano più, ma non riescono a lasciarsi. A tenerli uniti, soltanto i figli, su cui Clara riversa tutto il proprio desiderio di libertà. Adriana, la più grande, ha appena compiuto dodici anni ed è la testimone attentissima degli stati d’animo di Clara e delle tensioni crescenti tra i genitori. La ragazza rifiuta il suo nome, la sua identità, vuole convincere tutti di essere un maschio e questa ostinazione porta il già fragile equilibrio familiare a un punto di rottura. E mentre i bambini aspettano un segno che li guidi, che sia una voce dall’alto o una canzone in tv, intorno e dentro di loro tutto cambia. Tutto si trasforma. Anche “Adri”, Adriana.
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