Russell Crowe nel film che svela cosa accadde davvero a Unabomber quando aveva 16 anni
Netflix rilascia Unabomber: il film con Russell Crowe e Jacob Tremblay indaga gli esperimenti brutali ad Harvard.
Netflix si prepara a scuotere il panorama del true crime con un film che non racconta l'ennesima caccia all'uomo o la ricostruzione delle bombe spedite per posta. Il 25 settembre 2026 è stato rilasciato sulla piattaforma Unabomber, un thriller psicologico diretto da Janus Metz che scava nelle radici più oscure e controverse della storia di Ted Kaczynski, il terrorista domestico che tra il 1978 e il 1995 uccise tre persone e ne ferì altre ventitré.
Non è la prima volta che Hollywood si avvicina alla figura di Kaczynski. Nel 2017 la serie Manhunt: Unabomber con Paul Bettany aveva esplorato la caccia al criminale. Nel 2022 Ted K di Tony Stone aveva adottato un approccio quasi documentaristico, claustrofobico e intimo. Ma questo nuovo film di Netflix promette qualcosa di diverso: non il cosa ha fatto Kaczynski, ma il perché potrebbe essere arrivato a farlo.
Schede
Il focus del film, scritto da Sam Chalsen e Nelson Greaves, si concentra su un capitolo spesso trascurato e profondamente disturbante della vita del terrorista: gli esperimenti psicologici condotti su di lui quando era ancora uno studente sedicenne ad Harvard University. Jacob Tremblay interpreta il giovane Ted, mentre Russell Crowe veste i panni di Henry Murray, il controverso professore di psicologia che orchestrò quegli studi.
Tra il 1959 e il 1962, Kaczynski partecipò a uno studio che oggi suonerebbe come una violazione etica su larga scala. Murray, psicologo di formazione junghiana e co-sviluppatore del test psicologico TAT, aveva sviluppato un metodo per testare la resilienza dei sistemi di credenze individuali sotto stress estremo. Il giovane Ted fu istruito a elaborare e descrivere le sue convinzioni più profonde, i suoi valori fondamentali, la sua visione del mondo. Poi, sistematicamente, quelle credenze venivano smontate, ridicolizzate, attaccate in sessioni che miravano a spezzare psicologicamente il soggetto.
Kaczynski subì duecento ore di questo trattamento. Duecento ore in cui veniva attaccato personalmente, psicologicamente demolito. L'obiettivo dichiarato era comprendere fino a che punto un essere umano potesse mantenere integre le proprie convinzioni sotto pressione. Nella pratica, significava distruggere metodicamente l'identità di ragazzi vulnerabili in nome della ricerca scientifica. Anni dopo, lo stesso Kaczynski avrebbe minimizzato l'impatto di quegli esperimenti sulle sue azioni successive. Eppure, gli studiosi e gli psicologi forensi hanno continuato a dibattere sul ruolo che quel trauma giovanile potrebbe aver giocato nella formazione della sua ideologia anti-industriale e nella scelta della violenza come strumento di comunicazione.
Il punto di forza del film risiede nelle performance di Crowe e Tremblay. Russell Crowe cattura un'arroganza intellettuale e un'ambizione accademica che lo rendono cieco ai danni che sta infliggendo. Jacob Tremblay riesce a mostrare la graduale erosione dell'ottimismo e della fiducia di un adolescente, la frustrazione crescente e la rabbia che si accumula sotto la superficie. Le scene di confronto tra i due personaggi sono i momenti di maggiore intensità del film, quando gli ego si scontrano e la manipolazione psicologica diventa quasi fisica nella sua brutalità.
Il film arriva in un momento in cui il true crime continua a dominare le classifiche di streaming, ma anche in cui cresce la consapevolezza critica attorno all'etica di questi racconti. Come si rappresenta un criminale senza glorificarlo. Come si esplora la violenza senza spettacolarizzarla. Come si racconta il trauma senza sfruttarlo. Unabomber sembra consapevole di questo equilibrio precario, scegliendo di interrogare la responsabilità istituzionale, il confine tra ricerca e abuso, il prezzo umano dell'ambizione accademica.
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