Recensione libro Gomorra di Roberto Saviano
Gomorra è cadere in una voragine. È precipitare nell’orrore della violenza e percepire come questa viene banalmente subita ogni giorno in Campania, la regione italiana che sembra non appartenere alle nostre vite.
Il punto di arrivo della voragine, e di chiusura del libro, spalanca un altro abisso (con le parole dello scrittore: “c’è sempre un abisso nell’abisso”) che abbraccia l’economia nazionale e internazionale materializzando un mostro i cui tentacoli arrivano ben oltre i confini della nostra immaginazione.
Il libro è un racconto condotto dall’autore in forma di cronaca quasi investigativa piena di dati e date precise, descrizioni minuziose di episodi che per il loro realismo scorrono davanti agli occhi come nitide istantanee fotografiche: la brutalità delle migliaia di morti, molti minorenni, con cui la sola Campania è diventata la zona con il tasso di assassinii più alto in tutta Europa, la perenne lotta di sangue per il potere tra famiglie camorriste e l’acume imprenditoriale anche delle loro donne. Viene scoperchiato un intricato formicaio e denunciato il liberismo più cinico e feroce applicato senza vergogna a merci come droga, armi, beni immobiliari, rifiuti tossici da smaltire che producono tutti i guadagni illegali della camorra campana e non solo.
La cronaca lascia poco spazio all’io narrante che appare di rado regalando delle belle pagine di rabbiosa invettiva e di scrittura interiore. C’è piuttosto un’attenzione ossessiva a ricostruire i più piccoli dettagli di un enorme mosaico di condanna che, mi pare, nasconda anche pessimismo verso la parola Economia che, in altri luoghi e altre circostanze, ha creato forme di libertà e civiltà. Dopo non si guarda più la realtà con ingenuità e l’adolescenza rubata all’autore viene in parte risarcita con la consapevolezza che moltissimi altri adesso sanno.
Gomorra, di Roberto Saviano, pag. 331, Mondadori, 2007
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