L'imperatrice Caterina: Marlene Dietrich nel film classico dell'erotismo sonoro
L'imperatrice Caterina è il film classico del 1934 con Marlene Dietrich e diretto da Josef von Sternberg. La trama mescola erotismo e dispotismo, con un significato del film che giunge alla nas
L'imperatrice Caterina ("The Scarlet Empress", 1934) è il film con un cast composto da Marlene Dietrich, John Lodge e Sam Jaffe, diretto da Josef von Sternberg e uscito negli Stati Uniti il 15 settembre 1934.
Trama del film L'imperatrice Caterina. La trama ruota attorno alla giovane principessa tedesca Sophia Frederica è scelta dalla regina Elisabetta di Russia come consorte del nipote Pietro, al fine di fornire un erede maschio sano di mente al trono. Elizabeth cambia il nome di Sophia a Caterina e, dopo il matrimonio Pietro confessa alla regina di odiare la moglie. In matrimonio non è consumato e Caterina si sente in colpa. Intanto il conte Alexei cerca di sedurre Caterina e le dà un medaglione che contiene la sua foto, ma la regina scopre il loro appuntamento e chiede alla giovane di non seguire l’uomo: la stessa Caterina scopre che la suocera è l'amante della regina e getta il suo medaglione fuori la finestra, ma nel rimorso esce nella notte, tra la neve per trovarlo. Qui incontra il tenente Dmitri, una guardia che non riconosce chi sia e in un atto di vendetta Caterina fa l'amore con lui rimanendo incinta.
Caterina dà alla luce un bambino e pensa di aver accontentato la regina, ma Pietro sa che il bambino non è suo e il suo odio per Catherine cresce. Quando la regina muore Pietro diventa zar e inizia un regno di terrore, torture e assassinii di migliaia di russi. Caterina grazie alla propria astuzia tesse una difesa con l’esercito contro la follia di Pietro. Quando Pietro arresta Caterina, lei fugge e con l'aiuto del generale Orloff uccide il marito.
Recensioni. “L'imperatrice Caterina” con una trama simile non può che viaggiare in territorio più grande dello spettatore che resta soggiogato da tali intrighi shakesperiani e barocchi. Infatti il film fu definito dal New York Times “spettacolo barbaro del XVIII secolo in Russia, spesso entusiasmante. Le sue scene sono come il vasto mondo torturato di un altro William Blake”.
Josef von Sternberg e Marlene Dietrich. La regia di Josef von Sternberg rende appieno il sentore del periodo, dove alla recente nascita del sonoro fanno da seguito dialoghi esili e calibrati come quelli di Pietro quando dice: “Voglio giocare con i miei giocattoli!”. Oppure sempre Pietro alla domanda dell’Archimandrita “maestà Imperiale, qualcosa per i poveri?”, risponde schiaffeggiandolo e affermando “Non ci sono poveri in Russia! Esci!”.
Significato del film. E proprio il sonoro permise al film di divenire uno dei maggiori successi del periodo della Paramount Pictures, che mise in campo un budget di 900.000 dollari. Tanta era il desiderio di pubblico di vedere sublimate le propri frustrazioni con una trama così improbabile, attorniata da 1000 comparse, un alone erotico finora raro, e soprattutto sentire discorsi finora ascoltati solo a teatro. La fusione tra immagine e suono rende appunto il film come uno dei più plastici della nuova era del cinema, poi resa patinata da Marlen Dietrich che veniva dal successo di “Venere bionda” (1932) sempre di Sternberg, che lavorò con lei in sette film. Non manca una rappresentazione della protagonista Caterina la Grande come un dominatrice sessuale, con varie immagini erotiche e raffigurazioni di torture.
Ernst Lubitsch. Nella sua autobiografia, il regista Josef von Sternberg afferma che la scena dei russi che marciano per strada è stato presa in prestito dal film del 1928 di Ernst Lubitsch “The Patriot”, e Lubitsch non riconoscendo quella scena rimproverò Sternberg per il “disprezzo dei costi" che aveva dimostrato.
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