Intervista a James Franco per il film In Dubious Battle: 'perché tutto ciò continua a ripetersi?'
Al Festival del cinema di Venezia abbiamo intervistato James Franco per il film di cui è interprete e regista "In Dubious Battle".
A Venezia Mauxa ha intervistato il regista e attore James Franco, riguado al recente film “In Dubious Battle”. Nel cast ci sono anche Ashley Greene, Selena Gomez, Vincent D'Onofrio, Josh Hutcherson e Robert Duvall.
D. Da cosa nasce l’interesse per la tematica?
J. F. Ho scoperto questo libro – di Steinbeck, N.d.R.- grazie al mio amore per la letteratura. Ho già realizzato molti adattamenti letterari, amo Steinbeck dai tempi della mia adolescenza, ho esaminato la sua bibliografia, le sue opere, per trovare il libro che si rivelasse giusto per un adattamento, e abbiamo trovato questo. Ci siamo resi conto che ci sono molti parallelismi con l’attualità. Ho pensato che non sarebbe stato solo una lezione di storia, o un pezzo da museo, bensì un grande film di cui discutere. Finché le cose saranno organizzate così, con classi sociali diverse che interagiscono in un certo modo, questa storia sarà sempre attuale.
D. Il personaggio di Mac come si delinea?
J. F. Qui sono coinvolte persone vere. Non si tratta solo di credere in qualcosa, ma anche di farsi coinvolgere, lottare per queste cause, attuare un cambiamento. Ben presto scoppia il caos, ci sono in gioco delle persone con le loro vite: per ottenere ciò nessuna delle due fazioni ha le mani pulite, entrambe devono sporcarsele. Il mio personaggio non è un angelo, proprio come l’altra fazione è disposto a tutto in nome della sua causa, fa dei sacrifici, anche “umani” per vincere. Era importante mostrare questo.
D. In “In dubious battle” affronti un tema di giustizia sociale, diverso da “Child of God”, che è l’altro tuo film da regista. Come mai?
J. F. Arrivo a questi film tramite il mio amore per la letteratura. “Child of God” è tratto da un romanzo di Cormac McCarthy, un altro grande scrittore americano che considero sullo stesso livello di John Steinbeck. Si tratta di un libro che per certi versi parla di una cosa molto diversa, di un uomo che è folle, si nasconde nei boschi, uccide le persone. Ma per certi aspetti ci sono delle similitudini: a quel personaggio hanno portato via la casa, è una specie di emarginato sociale, e a modo suo affronta questa situazione, usando l’omicidio e altri mezzi. Ciò che cerco di esplorare in quel film è un certo aspetto dell’essere umano, in “Child of God” abbiamo un personaggio incredibilmente negativo, ma in realtà stavamo esplorando anche i bisogni dell’uomo, quello di amare ed essere amati. Li stavamo osservando attraverso una lente molto “dark”. “In Dubious Battle” affronta anche questioni politiche, ma stiamo esplorando anche il conflitto dell’uomo con sé stesso. Perché lottiamo? Perché lottiamo tra di noi, e cosa sono questi “grandi problemi” che ci spingono a lottare tra di noi. E perché tutto ciò continua a ripetersi?
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