Giornate del Cinema Muto di Pordenone: intervista al direttore Jay Weissberg
Mauxa ha intervistato il direttore del Pordenone Silent Film Festival, Jay Weissberg.
Il Pordenone Festival - Le Giornate del Cinema Muto è il maggiore evento italiano che raccoglie la produzione del cinema non sonoro. Il Festival giunge alla 35esima edizione, cominciata il 1 ottobre e che si conclude l’8.
Mauxa ha intervistato il direttore del Festival, Jay Weissberg.
D. Jay, qual è il tema di quest'anno del festival di Pordenone?
Jay Weissberg. Come ogni anno i temi sono parecchi. Una delle maggiori retrospettive è quella dedicata a William Cameron Menzies, che a Hollywood ha rivoluzionato il concetto e il ruolo della scenografia nei film. Il momento culminante della rassegna è l'evento speciale di chiusura, “Il ladro di Bagdad” (1924), con la prima mondiale della riscoperta partitura originale di accompagnamento di Mortimer Wilson. Fra le altre sezioni, il cinema muto polacco, una rassegna risultata graditissima al nostro pubblico e di cui si parla molto; le elezioni presidenziale americane, 1896-1924; i film diretti da John H. Collins, morto tragicamente a soli 28 anni nel 1918; le origini del western, 1912-1913; e molte altre. E come sempre ci sono moltissime riscoperte e restauri, fra cui la “Nanà" italiana del 1917 e “Africa Before Dark” (1928) di Walt Disney.
D. Ci sono incontri con registi o critici?
J. W. Abbiamo molte presentazioni di libri sia in italiano che in inglese, con i loro autori. E poi c'è il Collegium, questa nostra iniziativa che prevede che 12 giovani da tutto il mondo arrivino alle Giornate, dopo una selezione, per seguire le proiezioni e dei "dialoghi" quotidiani in cui si discute del programma insieme ai curatori delle varie sezioni e ai maggiori esperti dei temi trattati. Quest'anno poi abbiamo avuto ospite il regista polacco Krzysztof Zanussi, che ha incontrato la stampa e ha presentato al pubblico il classico del muto polacco “Pan Tadeusz” (pellicola realizzata da Ryszard Ordynski nel 1928, n.d.r.).
D. Come il festival si è evoluto in questi anni, anche come partecipazione di pubblico?
J. W. Ogni anno dobbiamo lavorare sodo per far capire al pubblico che il festival è un evento aperto e accessibile a tutti: è un festival costruito con gli specialisti ed è rivolto a loro ma questo non significa affatto che il grande pubblico, il cosiddetto pubblico "laico", non possa godersi lo spettacolo. E se pensiamo al numero di biglietti venduti per la serata di apertura con “The Mysterious Lady” (“La donna misteriosa” del 1928), con Greta Garbo, che ha fatto il tutto esaurito, o alla lunga fila che si è formata per “Montecristo” (di Henri Fescourt, 1929; n.d.r.) mercoledì sera, e ai biglietti già venduti per l'evento di chiusura, credo che possiamo dire tranquillamente che il messaggio sta passando!
D. Come avviene la selezione dei film?
J. W. I film vengono selezionati in due modi. Studiosi e archivisti avanzano alcune proposte, facendo spesso riferimento ai restauri più recenti, e lavoriamo insieme per preparare il programma migliore. Inoltre il direttore - prima David Robinson e ora io stesso - affida alcune sezioni sulla base di quello che crediamo debba essere "resuscitato". Cerchiamo sempre di presentare un programma equilibrato, vale a dire che cerchiamo di bilanciare film americani e film europei (ma anche asiatici), commedia e dramma, cinema delle origini (prima del 1914) e opere successive, e così via.
D. Una domanda personale: qual è il suo film preferito e perché? J. W. Temo di non avere un film preferito, così come non ho un quadro o una canzone preferita. Amo una vasta gamma di film, di ogni epoca, e la lista si allunga di continuo! Amare veramente il cinema significa non mettere limiti ai propri gusti.
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