Festival di Cannes: intervista al regista del film sull'isola dei sogni 'Diamond Island', Davy Chou
Il Festival di Cannes nella Semaine de la Critique ha ospitato il film "Diamond Island" di Davy Chou. Mauxa ha intervistato il regista.
Il Festival di Cannes si è concluso ieri con la vittoria del film di Ken Loach “I, Daniel Blake”. Molti sono stati i film presentati nelle sezioni collaterali, e la Semaine de la Critique è quella che riscuote più attenzione da parte dei media. Mauxa ha intervistato Davy Chou, regista del film “Diamond Island” ben accolto dalla critica per la tematica affrontata.
Il film racconta di “Diamond Island”, centro polifunzionale situato in Cambogia, sul fiume Phnom Penh. Si tratta di paradiso moderno per ricchi, molti giovani lavorano alla sua costruzione: il personaggio di Lì crea nuove amicizie, riunendosi con il fratello maggiore Solei, il quale incita gli amici ad entrare nella gioventù urbana privilegiata della Cambogia, tra vita notturna e illusioni.
D. I “Diamond Island” i protagonisti sono i giovani che vivono in un paese con una crescita molto veloce. Perché ti sei appassionato alla loro storia?
R. “All’origine del film ci sono io che va a “Diamond Island”: questa grande isola vicino a Phnom Penh, in cui i privati hanno deciso di costruire questo tipo di Cambogia moderna del futuro ed è un'isola che è ancora in sviluppo. Ciò che mi colpì è vedere gli occhi dei giovani che vanno lì, lavorando come operai nella la costruzione di questa nuova area. Molte persone della classe media escono la era lì con le loro moto, con occhi meravigliati, pieni di curiosità e sognanti. E mi chiedo, essendo francese - nato e cresciuto in Francia - se questa cultura ci dia più opportunità di sentire la sensazione di meraviglia. Ho pensato di sviluppare un film che cerca di rispondere a questa domanda: cosa sognano tutti, andando in quest’isola?"
Il regista ha quindi realizzato interviste, cercando di comprendere la sensazione che avrei dovuto riproporre in una sceneggiatura.
Il film “Diamond Island” ha molte scene all’aperto: “Ho imparato che i film e le riprese è questione di adattamento, così si potrebbe avere un piano, uno più preciso, ma poi non si ha tempo per girare quattro scene, solo tre perché la luce non è buona, quindi bisogna adattarsi di nuovo. Più preparo lo script, più so quello che voglio, trovando modo di adattarmi: realizzare riprese in esterni è spesso difficile in Cambogia, soprattutto perché è molto caldo, la squadra si affatica rapidamente. Un altro problema era inserire i nostri personaggi in mezzo alla scena, tra veri operai che lavorano. È una questione di autorizzazione e di organizzazione, ma mescolare la finzione con il documentario nella stessa inquadratura è stato davvero emozionante per me”.
Davy Chou ha già partecipato al Festival di Cannes con “Cambogia 2099”.
D. Pensi che il festival sia importante per aumentare la visibilità di nuove produzioni?
R. “Mi sento molto onorato che il Festival di Cannes abbia selezionato due miei ultimi film. È stato incredibile mostrare il mio cortometraggio due anni fa alla Quinzaine des Réalisateurs, ma devo dire che mostrare un film qui a Cannes alla Semaine de la Critique è entusiasmante. Si ottiene attenzione, c’è una pressione continua, è anche molto stressante. Ma ho avuto la fortuna di essere molto ben circondato dalla mia squadra, naturalmente, ma anche da tre membri del cast che abbiamo portato dalla Cambogia, nonché da tutti i miei partner, il distributore Film du Losange e il mio produttore che veramente ci proteggono e ci difendono. Il film è stato ben accolto”.
Davy curerà nel dettaglio la promozione del film: “Abbiamo finito il film 5 giorni prima della proiezione ed è stata una corsa contro il tempo. Alla fine mi ritrovo stanco, pare di avere subito un lavaggio del cervello. Prima di pensare al prossimo film ho bisogno di riposo: forse sarà girato un po’ in Francia, un po' in Cambogia”
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