L'Aquila 06.04.09 "Il Catastrofico Terremoto Delle 3:32" Di Elena Costa
"Quanto e' bastardo il terremoto!! Ti prende cosi' alla sprovvista, ti porta via in venticinque secondi tutto quello che hai costruito in una vita, tutti gli affetti, le tue cose, la tua dignita', la tua felicita', ti prende di notte, alle 03,32, con un rombo, un boato, un tuono che, come tutti quelli che hanno la fortuna di raccontarlo, lo descrivono come la morte che passa letteralmente attraverso le case di notte quando sei piu' debole, meno reattivo, quando sei nel fiore dei tuoi anni, quando ti sei appena affacciato alla vita o quando la vita l'hai vissuta fino in fondo, non distingue giovani, bambini, anziani, donne, uomini."
(Alice, una volontaria della Croce Rossa, un'abruzzese)
L'Aquila 06.04.09 "il catastrofico terremoto delle 3:32". Un reportage fotografico scioccante e la testimonianza diretta dei sopravvissuti. Nel capoluogo abruzzese si convive con la paura da mesi. La terra trema. Gli esperti tranquillizzano. La sera, prima di andare a dormire, si prende l'abitudine di sistemare le proprie cose sulla porta d'ingresso, pronti all'emergenza.
Quella notte, nel cuore della gente il presentimento e' forte. Molti decidono di dormire in macchina, qualcuno ci ripensa.
"Purtroppo non e' un'impressione. Mi cade addosso di tutto. Due colpi forti, decisi, mi buttano a terra sul fianco destro, sono bloccata. Sento le ossa del bacino scricchiolare sotto il cemento, mentre la trave in testa non mi impedisce di respirare. Penso -C..zo! non e' possible...- e mi viene da ridere. Sono incredula, forse saranno passati solo 6 secondi o poco piu' e io sono bloccata. Francesco mi pesta, lui e' caduto piu' volte sotto un mare di sassi, polvere e quant'altro, ma riesce a prendere il bambino e grida - Simona l'ho preso e' sano, e' sano... Dove sei?- Ho un'infinita sensazione di calma, quasi serenita'."
(Simona Iannini, diario di un'aquilana)
"Mia figlia Francesca, nove anni, aveva paura del terremoto. Io la tranquillizzavo e le raccontavo di come avessi imparato a convivere, durante l'infanzia con i terremoti, di come questo "fenomeno naturale" fosse comunque incontrollabile e imprevedibile. (...) Le prime scosse sono state forti e ci hanno un po' preoccupati, ma ormai eravamo abituati e senza drammatizzare, siamo andati a dormire. Francesca ha deciso di dormire vestita e ha pregato: "Gesu', aiutaci e proteggici". La mia bella bambina, luce dei miei occhi, matura, simpatico, sempre allegra, si e' addormentata con il suo bel sorriso sulle labbra. Ricordo poco della scossa fatidica. Mi sono svegliata gia' sotto le macerie con la polvere nel naso e in bocca, respiravo a malapena, completamente immobile, sotto un peso insopportabile. Ero impotente. Ho pensato: "Sono morti tutti, adesso muoio anch'io". "Dove saranno Giorgio e Simone, perche' Francesca non parla?". Ho pregato, non avevo paura, ero solo preoccupata e confusa. All'improvviso ho sentito voci lontane. Colpi secchi alla porta, qualcuno che mi chiamava. Come un angelo e' arrivato Dino, figlio di primo letto di mio marito Giorgio. Coraggioso, forte, determinato. Ha salvato tutti, ma per la mia Francesca era gia' troppo tardi. Mi hanno assicurato che non ha sofferto, che non si e' resa conto di nulla. Parole....."
(Rosalba)
E' la cronaca di una popolazione insonne, esasperata, che ha vissuto per mesi con la forza maligna sotto i piedi e il pensiero fisso di una catastrofe in atto.
La mancanza di paura di chi e' sepolto sotto le macerie della propria casa, una testimonianza straordinaria che ricorre, da' l'idea, sconvolgente, di quanto tempo si e' vissuto inermi nel terrore quotidiano. Tra il 5 e il 6 aprile tre scosse: alle 22,45, alle 00,40 e quella delle 03,32 con magnitudo Richter (MI) di 5,8. Circa ventisei secondi e tre movimenti - sussultorio, ondulatorio e mulinante (!) - accompagnati da altrettanti violenti boati.
Oggi rimangono tanta rabbia e la necessita' di andare avanti, nonostante un futuro in bianco e nero.
Elena Costa, L'Aquila 06.04.09 "il catastrofico terremoto delle 3:32, Costa Editore - La Cassandra Edizioni, pp 319
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