Sri Lanka. Massacro In Corso 2 #
È finita. Il presidente singalese Mahinda Rajapaska annuncia la vittoria sui ribelli tamil dopo venticinque anni di sanguinaria guerra civile: "Celebriamo la sconfitta del terrorismo, abbiamo vinto e ripristinato la democrazia nel nostro Paese".
Quella di lunedì 18 maggio è una giornata di festa nazionale. Si festeggia la rinascita di una nuova nazione per tutti, ma soprattutto per il popolo tamil, sottolinea il presidente, infatti le tigri ribelli non hanno portato che orrore e morte alla loro gente.
"Questo è il nostro Paese, questa è la nostra terra madre. Dobbiamo vivere in questo Paese come figli di una sola madre. Nessuna differenza di razza, casta e religione deve prevalere qui" dichiara Rajapaska, ribadendo l'importanza, ora più che mai, di una soluzione autoctona e nazionale senza ingerenze di sorta.
Nel frattempo, si rincorrono le notizie sulla presunta morte del leader LTTE ("Liberation Tigers of Tamil Eelam") Vellupillai Prabhakaran: il governo ufficializza la morte mostrandone il cadavere alla tv, il sito ufficiale delle tigri tamil smentisce. Non è possibile verificare le fonti delle informazioni per accertare la verità. Prabhakaran è il fondatore del LTTE, il gruppo paramilitare dei ribelli, dichiarato una vera e propria organizzazione terroristica da trentadue Paesi internazionali: i suoi sostenitori lo considerano un eroe con un solo obiettivo in testa, la lotta per i diritti e la libertà del suo popolo. Per il governo dello Sri Lanka invece, è uno psicopatico criminale di guerra, capo di un'organizzazione ritenuta tra le più barbare, ricercata dall'Interpol per terrorismo, e secondo l'FBI, tristemente nota per l'uso di donne negli attacchi suicidi e per aver inventato la cintura esplosiva. In passato girava la storia secondo cui Prabhakaran portasse una capsula di cianuro al collo per suicidarsi in caso di cattura, e che pretendesse dalle sue truppe la stessa assoluta devozione per la causa, la creazione di uno stato libero ed indipendente per i Tamil. Venticinque anni di sangue, si stima una cifra tra le 70000 e le 80000 vittime, numeri che non possono essere verificati. Sullo sfondo la guerra tra l'esercito singalese e le tigri combattenti. In primo piano, il martirio di un popolo dimenticato. Senza cibo, medicine, servizi igienici. Una catastrofe umanitaria. Servono aiuti immediati.
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