La Castrazione Dei Giornalisti
Il 16 Febbraio, dalla commissione Giustizia di Montecitorio, è stato approvato un emendamento presentato dalla deputata del Pdl Debora Bergamini da aggiungere al disegno di legge sulle intercettazioni.
Chi pubblicherà il contenuto di intercettazioni per le quali e' stata ordinata la distruzione, commetterà un vero e proprio delitto, punito con la reclusione da 1 a 3 anni. Approvata anche una proposta dell'esponente del Pdl Nino lo Presti che prevede la stessa reclusione anche per chi pubblica, anche per riassunto, o in parte, atti e contenuti relativi a conversazioni o flussi di comunicazione riguardanti fatti e circostanze o persone estranee alle indagini di cui sia stata disposta l'espunzione.
Sarà vietato pubblicare i nomi e le immagini dei magistrati in relazione ai processi che sono stati loro assegnati.
La toga che rilascia "pubblicamente dichiarazioni" dovrà astenersi dal rivelare notizie sul procedimento che gli viene affidato. E dovrà essere sostituito se iscritto nel registro degli indagati per rivelazione del segreto d'ufficio. Il suo nome non potrà essere citato.
Per i media le indagini diventeranno 'top secret'. Non si potranno più pubblicare gli atti dell'indagine preliminare, neanche l'iscrizione nel registro degli indagati di qualcuno, o quanto acquisito al fascicolo del Pm o del difensore, fino al termine dell'udienza preliminare. Anche se gli atti non saranno più coperti da segreto.
Aumentano anche le sanzioni per gli editori, fino a 370mila euro per chi pubblica violando gli obblighi di legge.
Molte voci, in campo giornalistico e no, si sono unite nel denunciare al Parlamento e al Paese la gravissima limitazione del diritto di cronaca prevista dal disegno di legge del ministro Alfano in materia di intercettazioni, approvato il 16 Febbraio dalla Commissione giustizia della Camera.
Se il disegno di legge dovesse essere approvato dal Parlamento, il divieto duramente sanzionato costituirebbe la ‘morte' della cronaca giudiziaria.
Non bisogna confondere la limitazione delle intercettazioni e il divieto della divulgazione di loro parti, con la possibilità di dare notizia di una investigazione in corso non coperta da segreto (attuazione di misure cautelari, arresti, sequestri, interrogatori, testimonianze). Se fosse approvato il disegno di legge nell'attuale versione si tornerebbe indietro di molti decenni, all'epoca di vigenza del Codice Rocco del 1930.
Ad essere violato e' il diritto di cronaca e il diritto di informare e di essere informati e, con essi, la Costituzione che li tutela e garantisce.
È giusto tutelare la riservatezza delle persone, soprattutto delle persone estranee alle indagini (da proteggere a monte), ma questo non può andare a scapito della giustizia e della verità e a tutto ciò che palesemente viola l'art. 21 della Costituzione.
Il disegno di legge del governo sulle intercettazioni ottiene il primo via libera dalla commissione Giustizia della Camera ed ora e' atteso in Aula per il 23 febbraio, ma solo per la discussione generale. L'esame degli emendamenti e il voto continueranno probabilmente a marzo con i tempi di discussione contingentati.
Questo paese ha bisogno di persone che si pongano ancora dei perché. Che facciano uso del pensiero, che indaghino oltre l'apparenza. Che leggano e si tengano informati, che facciano uso dello strumento di critica e che riescano a discernere la verità dei fatti, oltre il meschino velo della censura applicato ogni giorno.
Non lasciamoci censurare dalla nostra pigrizia.
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