Paolo Borsellino, la valigetta passa di mano in mano ed è l'agenda la chiave dei segreti
Gli investigatori della Dia e della polizia scientifica hanno consegnato un video ai magistrati di Caltanissetta con mille facce tra cui si cerca di scovare il ladro della famosa agenda rossa del magi
Paolo Borsellino nella sua agenda rossa aveva registrato tutto ciò che era successo dalla morte di Giovanni Falcone in poi. Qualcuno l'ha rubata. Chi e perché rimane un mistero. Però Sergio Lari, capo dei pubblici ministeri di Caltanissetta, si dice certo che simile scomparsa sia direttamente connessa ad enigmi concernenti la trattativa fra alcuni pezzi di Stato e Cosa nostra. Lancia dunque un appello affinchè se ne parli: non è tollerabile che dentro le istituzioni qualcuno stia zitto e coloro che sanno come stanno le cose debbono finalmente svelare la verità.
Gli investigatori della Dia e della polizia scientifica hanno consegnato un video ai magistrati siciliani con mille facce tra cui si cerca di scovare il ladro. Il filmato, che cattura il passaggio di mani subito dalla valigetta di Borsellino contenente l'agenda durante la strage di via D'Amelio, era visibile su YouTube dal 2011, sotto il titolo “via D'Amelio, video inedito”. Nessuno, a quanto pare, lo aveva mai notato. Ad oltre vent'anni dalla morte del coraggioso ed integerrimo magistrato antimafia, il colonnello Arcangiolo, dapprima incriminato e poi prosciolto per aver sotratto la borsa di Paolo e perciò, verosimilmente, rubato l'agenda dei segreti, sostiene di non ricordare.
Certo è che giustizia non è stata ancora fatta. E chissà quando e se mai si riuscirà davvero a compierla. Da qualche settimana è ripresa l'inchiesta sulla sparizione di quello che viene reputato il documento-chiave non solo della strage di via Mariano D'Amelio, ma anche della strage di Capaci. Ad interrogarsi su quanto avvenuto il 19 luglio 1992 è una squadra che, oltre a Sergio Lari, comprende Nico Gozzo, Stefano Luciani e Gabriele Paci. Il 5 maggio scorso intanto è venuta a mancare Agnese Piraino Leto, la vedova di Paolo Borsellino, che, malata da tempo, aveva settantuno anni.
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