Pieta di Kim ki-duc, valore del denaro e ricerca della vendetta
Diretto dal regista coreano Kim Ki-duk e proiettato in concorso alla 69° Mostra internazionale del Cinema di Venezia, il film Pietà ha ricevuto gli applausi della critica.
Kim Ki-duk propone una storia di vendetta intima e perfida, come un dono che viene fatto solo per poi essere strappato dalle mani di chi lo aveva appena assaporato.
La trama del film Pieta narra la vicenda di un giovane esattore (Lee Jung-jin) che lavora per un boss e usuraio locale. Vive in solitudine in un quartiere di Seul, abbandonato dalla madre fin da bambino, non ha mai conosciuto il calore di una famiglia. Agisce con dispotica freddezza nei confronti delle sue vittime ridotte spesso all'infermità pur di fargli saldare il debito che hanno con il suo capo. La sua vita muta improvvisamente quando una donna si presenta alla sua porta e gli dice di essere sua madre.
Pietà fa emergere con profondità, l'oppressione e gli abusi ai quali sono esposti i commerciati ed artigiane di un piccolo e povero quartiere nella città di Seul. Vittime non solo dell'usura ma anche della scarsità di lavoro e di una congiuntura economica che non favorisce la soddisfazione dei bisogni. L'impoverimento ed il degrado che una parte della popolazione vive è unito all'assenza di sviluppo del loro quartiere. Il fallimento della ricerca del benessere collettivo e l'impoverimento morale, unite ad un sistema dalle diverse smagliature che consente e favorisce la crescita dell'illegalità, sono le traccie che fanno da sfondo ai drammi personali svelati dalla trama e che coinvolgono i protagonisti.
Kim Ki-duk propone il tema della vendetta alla quale viene dato impulso tramite la perdita degli affetti e viene compiuta attraverso la rinuncia ed il sacrificio. Cho Min-soo veste i panni di una madre affranta per il suicidio del figlio reso ormai invalido. Quando la donna si rende conto che uccidere l'esattore non avrebbe appagato le sofferenze alle quali è stata esposta, si avvicina al suo antagonista al punto di farsi accogliere in casa.
Installare il dubbio in quell'emisfero mentale che ricerca le proprie origini è un arma potente. Si alimenta un giorno dopo l'altro fino ad abbattere le difese e successivamente muta il modo di agire del protagonista. L'esattore comincia a confrontarsi con il proprio stile di vita e si ritrova alla ricerca di una condizione più soddisfacente ed umanamente sopportabile, rifiutando quello che ora sembra un mondo finto e privo di vita. Comincia a vedere il dolore di cui è stato causa e prova compassione per le vittime delle sue azioni. Quando il suo nuovo mondo gli crolla addosso anche le sue certezze vengono meno ed è costretto ad affrontare l'amarezza di una realtà alla quale non è abituato.
Sceneggiatore e regista, Kim Ki-duk è molto acclamato sia dalla critica che dal pubblico per i temi affrontati nei suoi film. Già vincitore del Leone d'argento per la migliore regia il film Ferro 3 alla 61° Mostra del Cinema di Venezia, si propone prepotentemente tra i possibili vincitori anche per l'edizione 2012 con un dramma intimo, personale e potente. Un dramma che è figlio di una condizione collettiva ed espresso in una trama efficace e diretta a tratti scioccante. Lo stesso regista pone una riflessione sul valore del denaro e di come questo condiziona l'esistenze delle persone al punto d'esserne ossessionate. Una critica aperta all'attuale società che fonda le sue certezze sul denaro. "Cosa sono i soldi?" - "I soldi sono l'inizio e la fine"
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