Il grande regista svedese Bergman scambiato nella culla
News sul grande regista svedese Ingmar Bergman scomparso nel 2007. Forse fu scambiato nella culla.
La notizia ha dell'incredibile e deve comunque essere ulteriormente confermata, ma pare che l'apprezzatissimo regista svedese Ingmar Bergman nato a Uppsala nel 1918 e scomparso nel 2007 nell'isoletta di Faro sul Mar Baltico dove si era da tempo ritirato, sia stato scambiato in culla. Cose che capitano … si dirà… ma in questo caso la notizia desta sconcerto, dal momento che fu proprio la sua infanzia densa di conflitti e turbamenti interiori a costituire il fulcro di tutta la sua opera. Infatti, in alcuni suoi film particolarmente autobiografici (Fanny e Alexander - 1982) e in testi come La lanterna magica (1990) ha più volte espresso l'idea di quanto la sua infanzia caratterizzata da un'educazione severa e punitiva abbia segnato la sua vita e le sue opere. Nel suddetto libro afferma infatti: "In realtà io vivo continuamente nella mia infanzia: giro negli appartamenti nella penombra, passeggio per le vie silenziose di Uppsala, e mi fermo davanti alla Sommarhuset ad ascoltare l'enorme betulla a due tronchi, mi sposto con la velocità a secondi, e abito sempre nel mio sogno: di tanto in tanto, faccio una piccola visita alla realtà." Queste righe danno significativamente il senso del segno profondissimo lasciato nella sua esistenza dalla sua infanzia trascorsa con un padre che era un pastore protestante luterano dal carattere irascibile e facilmente irritabile. Scrive sempre Bergman in riferimento a se stesso bambino e ai suoi fratelli: "Non potevamo fischiare, non potevamo camminare con le mani in tasca. Improvvisamente decideva di provarci una lezione e chi s'impappinava veniva punito. Soffriva molto per il suo udito eccessivamente sensibile, i rumori forti lo esasperavano." Bergman trascorse l'infanzia seguendo gli spostamenti del padre nelle case parrocchiali di vari paesini e fu educato secondo i concetti luterani di "peccato, confessione, punizione, perdono e grazia" che poi diventeranno i temi ricorrenti dei sui film.
Tornando alla notizia, secondo quanto afferma la nipote di Bergman, Veronica Ralston, autrice del libro Il figlio illegittimo e la sostituzione del bambino, il corpo del piccolo Ingmar, ancora in fasce, sarebbe stato furtivamente sostituito con quello di un altro neonato nell'ospedale di Uppsala. La Ralston ha dichiarato di avere preso spunto da un altro testo intitolato Ciò che vedo è ciò che amo in cui la scrittrice Louise Tillberg raccontava di quando la mamma, Hedvig Sjoberg, divenuta ragazza-madre, aveva consegnato il proprio bambino a Erik Bergman, padre del regista e all'epoca amante della donna. La Ralston ipotizza nel proprio libro che il vero figlio di sua nonna Karin non sia sopravvissuto al parto e sia stato quindi sostituito dal nonno con l'altro figlio nato pochi giorni prima. Incuriosita da questa sua ipotesi, la Ralston avrebbe effettuato un'analisi comparativa tra il proprio DNA e quello del nonno regista usando la saliva dei francobolli incollati su una lettera spedita ai genitori e i risultati pare abbiano confermato che tra la scrittrice e suo nonno non ci possa essere alcuna parentela e che Karin Bergman non possa essere la madre biologica del regista. In poche parole, la vera madre di Bergman non sarebbe stata colei che lo ha cresciuto ma l'amante del padre, e, se non ci fosse stato questo scambio di culla, avrebbe condotto la sua esistenza con lei, in tutt'altra condizione, lontana da quel padre austero. Il quotidiano svedese Dagens Nyheter ha riportato che la scrittrice Louise Tillberg avrebbe spedito una lettera al regista Bergman per spiegargli ciò che aveva scoperto, prima di pubblicare il libro, nel 2007, ma non si sa se l'abbia mai letta perchè morì tre settimane dopo che fu spedita.
Gli appassionati dell'opera di Bergman non potranno che essere grati a questo scherzo del destino che ha fatto sì che il regista crescesse e si formasse in quel contesto familiare dando così vita a tanti capolavori, ma umanamente non possiamo negare che ci sia stato in questo evento un buon margine di sfortuna e che, se le cose fossero andate diversamente, Ingmar Bergman sarebbe stato sicuramente una persona più felice, autore, chissà, di splendide commedie anzichè di drammi esistenziali.
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