Nella bottega di scrittura con Vincenzo Cerami
Vincenzo Cerami, "La sceneggiatura all'italiana. Fellini, Pinelli e gli altri",Non sapevo bene, ho tante borse da aprire, ditemi voi...
Non sapevo bene, ho tante borse da aprire, ditemi voi...
E c'e' da credergli!
Credi che ci sia un non detto nella bottega della scrittura, qualcosa di non raccontato che sfugge?
C'e' una sottovalutazione del narratore per cui il drammaturgo rimane ancora il frutto di una cultura accademica, burocratica, scolastica. Il regista e' l'artista e tutti gli altri stanno intorno a quello che "c'ha il cappello e le sciarpette". Il cinema di Fellini ha una dimensione bidimensionale fumettistica...in fase di doppiaggio tutto cambiava completamente e noi ci chiedevamo, ma a cosa gli serve una sceneggiatura? In realta' aveva bisogno di un pretesto: lo sceneggiatore era allora come un antagonista, forniva la struttura che Fellini distruggeva. In Europa abbiamo il mito dell'artista totalizzante, ma il talento del narratore e' diverso da quello del regista. Solo Hitchcock era entrambe le cose. Diceva sempre che per fare un buon film ci vogliono 3 cose: una buona sceneggiatura, una buona sceneggiatura e...una buona sceneggiatura! I migliori film sono quelli meglio narrati: non parlo del racconto in se' e per se' ma di quel filo rosso, un sentimento, un'unita' di narrazione, che corre dall'inizio alla fine: ne La Dolce Vita, per esempio, e' Mastroianni il filo rosso di questo affresco, questo picaresco, questo fumetto felliniano. I film di Fellini, come anche quelli di Pasolini, sono apologhi: hanno trame picaresche, episodiche, preborghesi. La narrazione e' un pretesto, una divagazione sul tema, una poetica. L'universo felliniano e' una meravigliosa masquerade, alla Gerald de Nirval, pensiamo al Casanova: non c'e' mai una morale ma soprattutto emozione, divertimento, poesia.
Vincenzo Cerami, "La sceneggiatura all'italiana: Fellini, Pinelli e gli altri" - Fondazione Fellini, Rimini 6-7 novembre 2009
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